Chi era Nada Cella e come si è arrivati a un processo 30 anni dopo la morte: tutto nasce da una tesi

Per quasi 30 anni l'omicidio di Nada Cella è rimasto un caso irrisolto. Il 6 maggio 1996, intorno alle 9, la 25enne fu trovata in fin di vita nello studio di commercialisti dove lavorava come segretaria, a Chiavari.
La ragazza venne subito portata in ospedale ma morì poche ore dopo, alle 14.30, a causa delle gravi ferite riportate. Il datore di lavoro, Marco Soracco, raccontò di essere entrato nell'ufficio e di aver visto la segretaria "riversa in una pozza di sangue".

Gli inquirenti iniziarono a indagare sull'accaduto e a ipotizzare l'omicidio, senza tuttavia arrivare a una soluzione nell'immediato. Decenni dopo, giovedì 16 gennaio 2026, la Corte d'Assise di Genova ha condannato Annalucia Cecere a 24 anni di carcere per l'omicidio della segretaria, a 2 anni invece Soracco per favoreggiamento.
Il nome dell'ex insegnante, che Soracco aveva frequentato e che era stata collocata sul luogo del delitto da alcuni testimoni in orario compatibile e con una mano sporca di sangue, era già finito al centro delle indagini dell'epoca. Ma la sua posizione era stata archiviata e poco dopo si era trasferita a Boves, in provincia di Cuneo.

Come è stato riaperto il caso
Il caso del delitto di via Marsala è stato riaperto nel 2021, su impulso del lavoro della criminologa Antonella Delfino Pesce che per la sua tesi di master in criminologia aveva scelto di occuparsi proprio del cold case ligure.
Rileggendo i faldoni relativi alle indagini, si era subito accorta che molti elementi andavano nella direzione di Cecere. "Per legge, un'indagine può essere riaperta solo se c'è almeno un elemento nuovo che venga portato all'attenzione degli inquirenti e di cui non ne erano ancora a conoscenza", aveva spiegato a Fanpage.it tempo fa.
"Nel caso di Nada quell'elemento chiave è stato ritrovare il verbale del bottone, il quale non era mai stato trasmesso dalla Polizia giudiziaria al magistrato dell'epoca", aveva aggiunto. Il bottone a cui si riferisce Delfino Pesce è quello che fu trovato sotto il corpo di Nada.

Bottoni molto simili erano stati rinvenuti anche a casa di Cecere ma furono ritenuti erroneamente incompatibili e restituiti. Inoltre, la Polizia che indagava a sua volta sul caso all'epoca non sarebbe stata informata del ritrovamento dai Carabinieri.
"Il personale della Polizia dell'epoca […] è risultato invece sorprendentemente all’oscuro del ritrovamento dei bottoni, di cui avrebbe avuto certamente ricordo data la rilevanza dell'informazione", si legge nelle carte della nuova inchiesta.
Gli investigatori che hanno lavorato alla riapertura del caso, coordinati dalla pubblico ministero Gabriella Dotto, sono riusciti a fare venire alla luce tutta una serie di incongruenze nelle dichiarazioni di Cecere, Soracco e di Marisa Bacchioni, madre del commercialista.
Gli ultimi due, accusati entrambi di favoreggiamento, avevano sempre negato di conoscere o aver avuto rapporti con la presunta assassina, ma dal racconto di numerosi testimoni e dalle intercettazioni è emersa una verità ben diversa. Marco Soracco infatti sapeva molto bene chi era la donna.

I due si erano conosciuti a un corso di ballo e si erano poi rivisti qualche volta in discoteca. Sua madre Marisa, in una conversazione telefonica, l'aveva descritta come persecutrice del figlio e aveva chiesto proprio a Nada di non passare più le chiamate di lei al figlio.
E, sempre nella stessa occasione, aveva raccontato anche che la sera dell'omicidio Cecere aveva avuto il coraggio di chiamare un'amica del figlio per richiedere il posto di Nada appena defunta.
Secondo l'accusa, infatti, Cecere avrebbe raggiunto la segretaria e l'avrebbe uccisa in un impeto di rabbia, colpendola con un oggetto presente nell'ufficio, forse un fermacarte in onice, mai ritrovato. Movente del delitto: la gelosia nei confronti di Nada, visto che la donna sarebbe stata infatuata di Soracco, e la volontà di occupare il suo posto nello studio.
Il rinvio a giudizio e il processo
Il processo di primo grado conclusosi a gennaio 2026 è iniziato febbraio 2025, a più di 28 anni dall’omicidio. Il 20 dicembre 2023 la Procura di Genova aveva chiesto il rinvio a giudizio per Cecere, per Soracco e sua madre.
Dopo la prima decisione della giudice per le indagini preliminari Angela Nutini, che aveva prosciolto i tre indagati, a novembre 2024 i giudici della Corte di appello di Genova avevano accolto il ricorso della Procura.
Il processo è stato avviato un anno fa, unici due imputati Cecere e Soracco. Bacchioni è stata infatti estromessa per le sue condizioni di salute e la sua età.

Durante le udienze sono state presentate le evidenze raccolte in due anni di indagini e ascoltate decine e decine di testimoni, persone che all'epoca conoscevano la vittima, Annalucia Cecere e Marco Soracco, i soccorritori e gli investigatori che si occuparono del caso. I due imputati hanno sempre negato qualsiasi coinvolgimento nella vicenda.
La sentenza di primo grado, attesa in un primo momento per il 18 dicembre e successivamente rimandata, è stata pronunciata dai giudici della Corte d'Assise di Genova, presieduta da Massimo Cusatti, il 15 gennaio 2026.
Annalucia Cecere è stata condannata a 24 anni per l'omicidio della segretaria, per Soracco invece due anni per favoreggiamento. La pm Dotto aveva chiesto l'ergastolo per Cecere (difesa dagli avvocati Giovanni Roffo e Gabriella Martini) e quattro anni per Soracco (avvocato Andrea Vernazza).
"Ce l'abbiamo fatta", ha detto in lacrime Silvana Smaniotto, la mamma di Nada, che per tutti questi anni non ha mai smesso di chiedere giustizia per la figlia.

A riferire la sua reazione sono state le avvocate della famiglia, Sabrina Franzone e Laura Razetti. "Ci ha creduto fino alla fine e, nonostante non stesse bene, è stata il nostro motore", hanno spiegato le legali. La donna infatti è rimasta a casa per problemi di salute, accudita dall'altra figlia, Daniela, e non ha potuto partecipare all'udienza.
Soddisfazione è stata espressa anche dalla cugina di Nada, Silvia: "Giustizia è fatta. Speravo, ma non me l'aspettavo: non ho ancora capito quello che è successo. Nada non torna più, ma giustizia è fatta". I legali di Cecere e Soracco, in attesa del deposito delle motivazioni della sentenza, hanno annunciato il ricorso in appello.