L'università aveva fornito loro carte di credito da usare esclusivamente per spese svolte nell'ambito di attività di rappresentanza istituzionale dell'Ateneo ma, al contrario, le carte sarebbero state usate abitualmente per spese personali di altra natura come pranzi, cene e soggiorni in albergo che nulla avevano a che fare con l'attività dell'Università. Questa l'accusa nei confronti di quattro dirigenti del consorzio universitario di Agrigento nei confronti dei quali l'ipotesi di reato ipotizzata dai pm è di peculato. Ai quatto oggi la Procura di Agrigento, che indaga sul caso, ha notificato l'avviso di conclusione indagini, primo passo propedeutico alla richiesta di rinvio a giudizio.

L'avviso di conclusione delle indagini, firmato dal procuratore Luigi Patronaggio, dall'aggiunto Salvatore Vella e dal pm Chiara Bisso, vede come destinatari l'ex presidente dello stesso consorzio universitario agrigentino, Joseph Mifsud, accademico maltese finito poi al centro dell'intrigo internazionale "Russiagate", accusato di essere un collegamento tra la campagna presidenziale di Donald Trump e la Russia. Con lui accusati anche l'ex dirigente del settore Affari generali dell'ente, il dirigente del settore finanziario dell'epoca e il direttore amministrativo e firmatario dei mandati di pagamento.

Mifsud, che di recente è stato anche condannato dalla Corte dei conti di Palermo a risarcire un danno erariale alla Provincia di Agrigento, era stato nominato presidente del Consorzio universitario di Agrigento (Cua) nel 2009 su indicazione dell'allora presidente della Provincia Eugenio D'Orsi. Nel 2017 è sparito dopo che gli investigatori Usa resero noto il suo coinvolgimento nel Russiagate. A Mifsud viene contestato tra le cose di avere speso 2.500 euro per acquistare iPad, MacBook e altri dispositivi elettronici personali.

I fatti contestati risalgono agli anni tra il 2012 e il 2013 quando, secondo gli inquirenti. i vertici del Consorzio universitario avrebbero usato indebitamente le carte di credito di cui avevano disponibilità destinandole a spese esclusivamente personali come trasferte con mezzi aerei, acquisti per biglietti di treno o soggiorni in hotel, anche per i loro accompagnatori, giustificando le spese con inesistenti ragioni di rappresentanza istituzionale. In questo modo avrebbero fatto sparire circa 50mila euro.