“Abbiamo appreso che frammenti di video intimi vengono condivisi tra amici, come se il corpo di nostra figlia fosse un trofeo”, la denuncia arriva dai genitori della ragazza vittima della presunta violenza sessuale avvenuta nell'estate del 2019 in Sardegna e di cui sono accusati Ciro Grillo, figlio di Beppe, e altri tre giovani. Il video di poche decine di secondi, registrato con un cellulare da uno degli indagati, è lo stesso a cui ha fatto riferimento nei giorni scorsi Beppe Grillo nel suo sfogo online che tanto ha fatto discutere. Si tratta delle stesse riprese che mostrano un rapporto sessuale e che secondo il comico genovese sarebbero la prova che non vi è stato alcuno stupro.

“Non è facile rimanere in silenzio davanti alle falsità che si continuano a scrivere e a dire sul conto di nostra figlia, aggiungendo dolore al dolore: il nostro e il suo” dichiarano i genitori della ragazza all’Adnkronos attraverso l’avvocata Giulia Bongiorno che rappresenta la vittima. “D’altro canto, sarebbe fin troppo facile smentirle sulla base di numerosi atti processuali che sconfessano certe arbitrarie ricostruzioni e che, per ovvie ragioni, non possono essere resi pubblici” aggiungono proprio in riferimento alle polemiche dei giorni scorsi.

La diffusione del video è “qualcosa che ci riporta a un passato barbaro che speravamo sepolto insieme alle clave”, proseguono i parenti della ragazza milanese. "Evitiamo di strumentalizzare tutto questo. Questo circo fa sì che le donne non denuncino. Sul video stanno dicendo una serie di falsità" aveva già spiegato l’avvocato Bongiorno dopo che gli avvocati dei ragazzi avevano ipotizzato di rendere pubblico il video.

“Confidiamo nel fatto che tutto questo fango sarà spazzato via facendo emergere la verità. In ogni caso, la fiducia nella giustizia e il rispetto per le istituzioni – che ci hanno guidato finora e che continueranno a guidarci in futuro – non significano che siamo spettatori passivi" ha sottolineato ancora i parenti della giovane, concludendo: "Abbiamo conferito mandato al nostro legale di agire in sede giudiziaria contro tutti coloro che a qualsiasi titolo partecipano e parteciperanno a questo deplorevole tiro al bersaglio”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il Garante per la Privacy con una nota: "In relazione alla circostanza, riferita dai genitori della ragazza presunta vittima di stupro attraverso il loro legale, che frammenti del video, relativo all'oggetto del procedimento penale, vengano condivisi tra amici, il Garante per la protezione dei dati personali richiama l'attenzione sul fatto che chiunque diffonda tali immagini compie un illecito, suscettibile di integrare gli estremi di un reato oltre che di una violazione amministrativa in materia di privacy".