Stefano-Cucchi

È cominciato oggi il processo alle dodici persone rinviate a giudizio per la morte di Stefano Cucchi, il giovane arrestato per possesso di droga e lasciato morire in carcere dopo una settimana di agonia. Il procedimento dovrà anche appurare se Cucchi sia stato sottoposto a percosse e se queste ne abbiano causato la morte. 150 testimoni sono stati chiamati dalla terza corte d'assise del tribunale di Roma al banco dell'aula bunker di Rebibbia. Stefano Cucci morì nel 2009 dopo soli sei giorni di detenzione, aveva 21 anni e un passato problematico a causa dell'uso di droga. Numerose sono state le polemiche per lo spot per la campagna governativa contro la droga voluta dal ministro Giovanardi, che definì Cucchi "una larva umana".

Parti civili ammesse nel processo dal giudice Evelina Canale saranno i familiari di Cucchi: la sorella, i nipoti, il padre e la madre del giovane, assistiti dall'avvocato Fabio Anselmo. Parte civile ammessa anche il Comune di Roma, la Onlus tribunale diritto del malatto-cittadinanza attiva.

Tra i numerosi testimoni che saranno chiamati a deporre, il giudice e il personale giudiziario che hanno preso parte al processo per direttissima a Stefano Cucchi del 16 ottobre 2009, dopo il suo fermo per possesso di sostanze stupefacenti in quantità tali da far supporre attività di spaccio. Saranno ascoltati anche i medici che hanno avuto un rapporto con Cucchi prima della sua morte, dall'ingresso al carcere di Regina Coeli fino al ricovero all'ospedale Sandro Pertini poco prima del decesso. Grande interesse per la testimonianza che renderà una volontaria che opera nella struttura protetta del Sandro Pertini, dove vengono ricoverati i detenuti, che avrebbe parlato con Stefano Cucchi nei giorni precedenti la sua morte.

La vicenda Cucchi sarebbe stata oggetto anche di veri e propri “depistaggi”, soprattutto da parte di persone che hanno testimoniato che il ragazzo è stato picchiato dai carabinieri dopo il suo fermo e l'arresto. Sono aperti procedimenti per calunnia da parte della Procura di Roma, la Corte si è riservata la decisione di ammettere o meno le scioccanti fotografie del cadavere di Cucchi prima dell'autopsia, diverse da quelle pubblicate su numerosi quotidiani nazionali. Come afferma il pm Maria Francesca Loy: “Le tre foto sono ben diverse da quelle ampiamente diffuse dai giornali. Sono foto scattate prima dell'autopsia e sono significative per accertare le condizioni di Stefano Cucchi quando si trovava all'ospedale Pertini”.