La Croazia potrebbe essere il primo paese europeo a legalizzare la cannabis anche per l’utilizzo ricreativo. La politica Mirela Holy, fondatrice del partito chiamato ORaH, che in croato significa noce e sta per Održivi razvoj Hrvatske, che si può tradurre con “Sviluppo sostenibile croato”, ha lanciato la proposta e ora si sta facendo in quattro per raccontare i benefici economici che ne deriverebbero per tutto il paese. Di recente ha sottolineato che la proposta sarà oggetto di un dibattito pubblico e che poi, per il disegno di legge prevede la piena legalizzazione della cannabis, seguirà la discussione parlamentare. Dopo aver spronato tutti i cittadini interessati a partecipare al dibattito, cercando di coinvolgere un’ampia fetta di popolazione, ha illustrato i punti chiave della riforma “che prevede di sfruttare appieno tutto il potenziale della cannabis per scopi economici, ricreativi e medici".

Una legalizzazione ibrida tra pubblico e privato

Andando al cuore del discorso e spiegando come in Uruguay la regolamentazione sia stata sotto lo stretto controllo dello stato, mentre negli Stati Uniti e Canada è stata lasciata più libertà ai privati, per la Croazia lei immagina un modello che sia una via di mezzo. “Proponiamo un modello di agenzia statale ibrido (statale/privato) per mantenere l'alta qualità del prodotto sul mercato. Quando si tratta dell'uso della cannabis per scopi ricreativi, il disegno di legge consentirebbe ad ogni adulto di coltivare fino a nove piante ad alto contenuto di THC per le proprie esigenze personali”. Secondo la Holy, “la coltivazione della canapa ha un grande potenziale economico. Data la sua alta qualità in termini di pulizia del terreno e un assorbimento di CO2 fino a quattro volte superiore, la coltivazione della canapa può anche essere uno strumento importante nella lotta contro il cambiamento climatico. I vantaggi economici sono enormi, per lo sviluppo della scienza, dell'uso dei cosmetici e della produzione di carta".

Le stime economiche e la legge attuale

Non solo, perché secondo la Holy: “Le stime dei guadagni derivanti dalla vendita di prodotti legati alla cannabis in Canada e negli Stati Uniti raggiungono i 43,7 miliardi di dollari (40 miliardi di euro) all'anno. L'esperienza di altri Paesi dimostra che esiste ancora un mercato nero, ma per questo – osserva – è necessaria una regolamentazione statale per minimizzarne il ruolo. Inoltre, il potenziale della canapa non è stato pienamente realizzato. Può essere usata per costruire automobili e come materiale da costruzione per l'industria edile”.

Secondo l'attuale legge croata, la coltivazione o la vendita di cannabis è considerata un reato punibile con una pena detentiva obbligatoria (minimo tre anni). Il possesso di una piccola quantità di marijuana e di altre droghe leggere è stato depenalizzato e può portare a una multa da 5mila a 20mila HRK (da 671 a 2682 euro) a seconda dei casi. Era invece il 15 ottobre 2015 quando il ministero della Salute croato ha ufficialmente legalizzato l'uso di cannabis per scopi medici.

Il vero problema per i cittadini è la corretta informazione

E a chi si domanda se la Croazia non sia un paese troppo conservatore per dare il via a questa svolta epocale, Mirela Holy risponde che: "Quando ho iniziato a parlarne qualche anno fa, le reazioni sono state molto negative, ma le cose sono cambiate. Le persone hanno bisogno prima di tutto di essere informate e poi cambieranno i loro atteggiamenti. Il potenziale di dipendenza della cannabis è molto inferiore a quello della nicotina o dell'alcol. E, per quanto ne so, nessuno è mai morto per un'overdose di cannabis naturale. Tuttavia, ci sono pregiudizi importanti che sono alimentati dagli interessi di certi gruppi e industrie".

Insomma, la proposta è sul tavolo e le idee sono molto chiare, quindi ci sono gli ingredienti necessari perché anche in Europa inizi a germogliare la rivoluzione verde, con un primo seme che poi porterebbe gli altri stati ad agire di conseguenza.

Nell’ultimo periodo infatti le aperture in questa direzione sono state diverse, dalla Spagna al Lussemburgo, dove il governo aveva annunciato di guardare alle legalizzazioni oltreoceano per poi seguirne la strada, senza dimenticare che anche la rigida Germania, dopo aver legalizzato quella medica per la quale sta tentando di porsi come leader europeo, ha aperto alla legalizzazione con diverse dichiarazioni di membri del partito di Angela Merkel. Insomma, che sia la volta buona che in Europa sfondi finalmente e per la prima volta (in Olanda è materialmente vietata la vendita e il consumo, tranne in aree apposite) la "linea verde"?