Pilotavano gli appalti per agevolare le cosche della ‘Ndrangheta: un cartello criminale composto da imprenditori e funzionari pubblici è stato scoperto dalla Guardia di Finanza che questa mattina ha eseguito decine di arresti in tutta Italia. L'inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, ha preso di mira i profili ‘imprenditoriali' dei Piromalli, la cosca che opera nella Piana di Gioia Tauro. I finanzieri stanno eseguendo anche sequestri di beni e imprese per oltre 103 milioni di euro: l'operazione, che ha visto la partecipazione di quasi 500 uomini delle Fiamme Gialle dei comandi provinciali e dello Scico, è scattata in Calabria, nelle province di Reggio, Catanzaro, Cosenza e Vibo Valentia, in Sicilia tra Messina, Palermo, Trapani e Agrigento, in Campania – a Benevento e Avellino -a Milano e Brescia in Lombardia e ad Alessandria, Gorizia, Pisa, Bologna e Roma.

L'operazione, coordinata dal procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri e chiamata ‘Waterfront', è l'epilogo delle indagini sull'ala imprenditoriale dei Piromalli. Dagli accertamenti, infatti, è emersa l'esistenza di un cartello composto da imprenditori e pubblici ufficiali ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d'asta aggravata dall'agevolazione mafiosa, frode nelle pubbliche forniture, corruzione ed altri reati. Sono 11 i funzionari pubblici coinvolti.

Rapporti con le cosche: indagato anche il deputato leghista Domenico Furgiuele

Tra gli imprenditori a finire nel mirino degli inquirenti anche Domenico Furgiuele, deputato calabrese della Lega, ex amministratore e titolare della maggioranza delle quote della Terina costruzioni, ruolo che ha abbandonato nella primavera del 2018 dopo l'elezione. Per questa ragione la misura del divieto di esercitare attività imprenditoriale per un anno chiesta dai magistrati della procura antimafia di Reggio Calabria è stata revocata. Nonostante ciò, Furgiuele resta indagato per due gare d'appalto, quella per l'eliporto dell'Ospedale di Polistena e quella per il ripristino della viabilità a Bandina, nei pressi di San Giorgio Morgeto. In entrambe le circostanze – secondo il procuratore aggiunto Gaetano Paci e il pm Gianluca Gelso – il leghista avrebbe messo la sua società a disposizione delle manovre ordite dai Bagalà, espressione economica del clan Piromalli, per "aggiustare" le gare d'appalto.