Bimbi nel bosco, lo psichiatra Cantelmi a Fanpage: “Servizi sociali non stanno lavorando per riunire la famiglia”

È ufficialmente iniziato il lungo iter per la perizia psichiatrica volta ad accertare la capacità genitoriale di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, divenuti noti in questi mesi come la “famiglia nel bosco”. Nel percorso per riottenere la custodia dei loro tre figli, la coppia anglo-americana è accompagnata dal consulente nominato dalla difesa, Tonino Cantelmi, psichiatra e professore dell'Università Gregoriana.
Con Fanpage.it lo psichiatra fa il punto sul futuro della famiglia, e se sul risultato della perizia si dice "fiducioso", non lo è altrettanto per quanto riguarda tempi del ricongiungimento: "Troppo lunghi, così si aumenta soltanto il tempo del dolore".
Professore, durante il primo incontro con la consulente incaricata dal Tribunale per i minori dell'Aquila di stendere la perizia sono emersi temi importanti come scuola e salute, in particolare in riferimento ai cicli vaccinali.
Sì, i genitori sono stati molto collaborativi. Hanno completato i cicli vaccinali dei bambini, aspetto che peraltro è soggetto solo a sanzioni amministrative. In più, hanno accettato la maestra con tranquillità.
Però è emerso che i figli, una bambina di otto anni e due gemellini di sei, ancora non sapessero scrivere.
Perché facevano una scuola parentale steineriana, legale e riconosciuta dal Ministero con tutti i certificati del caso. Però si tratta di un approccio educativo molto complesso, forse troppo da spiegare a un servizio sociale locale. In questo caso i processi di scrittura e lettura si acquisiscono secondariamente rispetto a quelli creativi o manipolativi del materiale.
Per il momento però hanno accettato che un'insegnante faccia lezione ai bambini all'interno della casa famiglia di Vasto. Potrebbe essere un'apertura per l'inserimento in classe all'interno di una scuola?
La maestra va da loro quattro volte alla settimana. L'apertura c'è ma per la scuola parentale, che è legale in Italia. È stato detto che era insufficiente, va bene si migliora, anche se non era necessario. Ora il servizio sociale dovrebbe lavorare per la riunificazione della famiglia, non per la sua divisione.
Ed è una cosa che sta succedendo secondo lei?
No, secondo me non sta succedendo, ma penso che ci siano tutti gli elementi perché debba succedere.
Quindi secondo lei quando potrà riunirsi la famiglia?
I tempi per la perizia sono molto lunghi, e questo è preoccupante, perché prolunga soltanto il tempo del dolore. Parliamo di 120 giorni, circa quattro mesi, a cui vanno aggiunti i tempi tecnici per la stesura che possono portare via un altro mese. Si potrebbe arrivare fino a giugno, ma spero che ci sia anche qualche giudice di buon senso e ci si renda conto che non è un contesto abusante o violento, e che si tratta di genitori per i quali i figli sono una priorità, e che tra loro sono molto uniti. Cosa che nelle nostre famiglie borghesi a volte è impossibile da immaginare.
Ritiene che siano più avanti rispetto a noi?
Hanno una filosofia di vita contro lo spreco e incentrata sulla natura, direi quasi francescana, e in più hanno girato il mondo e maturato esperienze internazionali importanti. Quello che fanno non è frutto di improvvisazione ma di lunghi anni di riflessione.