Attraverso domande suggestive e suggerendo anche le risposte durante le sedute, avrebbe indotto una ragazzina minorenne a convincersi di essere stata abusata dal padre. Queste le nuove pensatissime accuse nei confronti  di Claudio Foti, 68enne psicoterapeuta e direttore scientifico della onlus ‘Hansel e Gretel', coinvolto nel caso Bibbiano e nell'inchiesta "Angeli e Demoni" sugli affidi illeciti nella Val d'Enza. Un'accusa che ha portato Il Gip del Tribunale di Reggio Emilia ad emettere nei suoi confronti una misura cautelare di interdizione dall'attività professionale con i minori. Su richiesta della locale Procura della Repubblica, infatti, il Giudice per le indagini preliminari ha emesso un provvedimento di divieto temporaneo "di esercitare l'attività' professionale di psicologo-psicoterapeuta nei confronti di soggetti (pazienti o clienti) minorenni", della durata di sei mesi.

La misura restrittiva è stata notificata nelle scorse ore dai carabinieri del nucleo investigativo di Reggio Emilia a Pinerolo, nel Torinese, dove vive Claudio Foti. Secondo il Tribunale emiliano, il professionista avrebbe alterato lo stato psicologico ed emotivo della minore a lui affidata per le cure psicologiche inducendola nel "convincimento di essere stata abusata sessualmente dal padre e dal socio". In questo modo avrebbe radicato in lei il rifiuto di incontrare il genitore che quindi è stato dichiarato decaduto dalla potestà genitoriale dal tribunale per i Minorenni nel 2017. Secondo l'accusa un comportamento che configurerebbe il reato di frode processuale in quanto avrebbe ingannato i giudici alterandone il giudizio finale sul potestà genitoriale.

Il caso della minore da tempo era al centro dell'inchiesta dei pm di Reggio Emilia ma il nuovo provvedimento è frutto di nuovi elementi raccolti dai pm. In particolare si parla di alcuni video che erano stati presentati dalla stessa difesa Foti a sua discolpa ma che per i pm, invece, rappresentano una  chiara valenza accusatoria. I video erano stati consegnati a sostegno dell’istanza di riesame contro gli arresti domiciliari scattati il 27 giugno scorso e revocati a luglio dal tribunale del Riesame di Bologna e commutati nell’obbligo di dimora.