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Barca affonda nelle Filippine, 9 turiste italiane salvate grazie a uno smartphone impermeabile

Barca affonda a Palawan durante un’escursione: nove turiste italiane restano in mare per 45 minuti legandosi tra loro per non annegare. Salvate senza ferite, denunciata l’assenza di sistemi di sicurezza.
A cura di Davide Falcioni
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Una giornata di vacanza si è trasformata in un incubo a Palawan, nelle Filippine, dove una barca con a bordo nove turiste italiane è affondata durante il rientro da un’escursione. Le donne sono rimaste in mare per quasi un’ora prima di essere soccorse. Nessuna di loro ha riportato ferite, ma la paura è stata enorme. A rendere pubblica la vicenda è stata Giovanna Fantini, consigliera dell’Ordine degli Avvocati di Milano, che faceva parte del gruppo. “La barca non aveva sistemi di sicurezza né razzi per attirare l'attenzione e il capitano, come noi in balia delle onde, non ha chiamato i soccorsi”, ha raccontato.

Le turiste, quasi tutte milanesi, erano partite il 27 dicembre per una vacanza che fino a quel momento si era svolta senza problemi. Alloggiate a Coconut Beach, avevano deciso di raggiungere la piccola isola di Peña Plana a bordo di una tipica imbarcazione di legno, con tettuccio e bilancieri laterali. La giornata era scorsa tra natura incontaminata e relax: tartarughe marine, stelle marine, coralli e un picnic sulla spiaggia. Nulla lasciava presagire quanto sarebbe accaduto durante il viaggio di ritorno.

Il cambiamento delle condizioni del mare è stato improvviso. “Il mare si è alzato, la barca ha iniziato a ballare, gli schizzi d’acqua sono diventati secchiate e noi eravamo in balia delle onde”, ha spiegato Fantini. L’acqua ha cominciato a entrare a bordo, mentre il marinaio tentava inutilmente di svuotarla con un catino. “Era molta più quella che entrava di quella che usciva. Fino a che è successo quello che non doveva succedere: la barca ha iniziato ad affondare”. Secondo il racconto delle turiste, il capitano non disponeva di alcun mezzo per lanciare un sos: niente razzi di segnalazione, nessun telefono.

Rimaste in acqua, le nove donne hanno deciso di legarsi tra loro per evitare di disperdersi e hanno provato a chiedere aiuto. A fare la differenza è stato un cellulare impermeabile che una di loro aveva con sé. Grazie a quel telefono è stato possibile contattare il padre di un’altra turista, rimasto sulla spiaggia, che ha subito avvisato l’albergo. Da lì è partita una barca di soccorso.

L’attesa è durata circa 45 minuti, un tempo lunghissimo in mare aperto. Solo quando lo scafo dell’imbarcazione dell’hotel è apparso all’orizzonte, la tensione si è sciolta e le turiste hanno potuto finalmente mettersi in salvo.

La vicenda si è chiusa senza conseguenze fisiche, ma con un forte carico di paura e interrogativi sulla sicurezza delle escursioni turistiche nella zona. Le nove italiane si trovano ancora sull’isola e rientreranno in Italia domani. La Capitaneria di Port Barton potrebbe aprire un’indagine sull’accaduto, in seguito alla denuncia presentata dal gruppo.

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