"Quattro domeniche fa i contagi crescevano del 114 percento rispetto alla domenica precedente. Tre domeniche fa crescevano dell'80 percento, due domeniche fa del 60 per cento, domenica scorsa dell'11 per cento, e oggi del 4 per cento, sempre rispetto alla domenica precedente. Vuol dire che la curva di crescita un mese fa si raddoppiava e oggi cresce del 4 per cento, ovvero di alcune decine di volte in meno". Così, in collegamento con la trasmissione di Rai3 “Che tempo che fa”, Domenico Arcuri ha parlato dell’attuale situazione relativa alla pandemia in Italia. Il commissario straordinario di Governo per l'emergenza Coronavirus ha confermato che la crescita continua, ma affermato che “è sempre meno impotente”. “Se guardiamo i dati dell'ultimo mese, vediamo che i contagi crescono sempre di meno rispetto ai giorni precedenti”, ha detto Arcuri affermando che le misure messe in campo stanno cominciando a produrre i primi effetti. Arcuri ha fornito alcuni dati anche sui ricoverati Covid in ospedale: “Oggi solo il 4,5 percento è ricoverato in ospedale. Era il 45 percento durante la prima ondata”, così riconoscendo che però sicuramente c’è un problema dei pronto soccorso.

Intervistato da Fabio Fazio, Arcuri ha parlato anche dei ritardi sui Covid hotel. Secondo il commissario "la maggioranza delle Regioni non li hanno allestiti forse perché non si aspettavano questa recrudescenza del virus". Ha quindi aggiunto che “non si può chiedere di rimettere al massimo dell'efficienza in sei mesi un Servizio sanitario nazionale che sapete in che condizioni sia stato trattato nei 20, 30 anni precedenti”.

Poi, sui vaccini anti-Covid: “Il giorno che abbiamo superato il milione, abbiamo ricevuto il primo tangibile segno di speranza. È realisticamente ragionevole che alla fine di gennaio arriveranno i primi vaccini. Questo vaccino dovrà essere somministrato due volte sulla stessa persona”, ha spiegato Arcuri. Interrogato sulla vicenda di Gino Strada, che oggi ha fatto sapere di non aver ricevuto alcuna proposta dal Governo dopo che gli era stato chiesto di impegnarsi per l’emergenza sanitaria in Calabria, Arcuri ha risposto di non saperne nulla: “Penso che tutti noi, soprattutto quelli che hanno in sorte la necessità di parlare di altri italiani, dobbiamo fare uno sforzo di responsabilità e di indicazione del reale stato dell'arte. Rispetto alla vicenda calabrese, da cittadino un po' coinvolto devo dire che lì questo serve come non mai”, ha aggiunto.