Aneurisma scambiato per cefalea, conseguenze irreversibili per il paziente: dall’ospedale 800mila euro a famiglia

La Corte d'Appello di Firenze ha condannato l'Azienda ospedaliero-universitaria di Careggi a risarcire con circa 800mila euro i familiari di un operaio morto a 61 anni. Operaio che aveva avuto delle “conseguenze irreversibili” a seguito di un errore al pronto soccorso e poi una diagnosi tardiva di aneurisma cerebrale.
A darne notizia è il Tirreno che spiega che i fatti risalgono al 4 ottobre 2013. L’operaio, all’epoca 51enne, si presentò al pronto soccorso dell'ospedale di Careggi con un fortissimo mal di testa e dopo circa sette ore di osservazione venne dimesso con una diagnosi di cefalea muscolotensiva e una terapia farmacologica. Ma in ospedale, in quella occasione, non lo avevano sottoposto ad alcun esame strumentale di approfondimento. Quattro giorni dopo le sue condizioni peggiorarono drasticamente e dopo un primo intervento medico a domicilio tornò in ospedale. Solo a quel punto i sanitari accertarono che non si trattava di una semplice cefalea, ma di un aneurisma cerebrale in fase di sanguinamento, con successive ischemie.
Nella notte venne operato, ma il danno neurologico era in parte irreversibile. Il paziente riportò una grave paresi della parte sinistra del corpo. Dopo un lungo percorso riabilitativo, fu dimesso nel maggio 2014 con danni permanenti e un'invalidità severa che lo ha accompagnato fino alla morte.
In primo grado il Tribunale di Firenze aveva respinto la richiesta di risarcimento, in appello invece quel risarcimento è arrivato. Secondo i giudici, un corretto e tempestivo iter diagnostico avrebbe cambiato radicalmente l'esito clinico.
Con "elevato grado di probabilità razionale”, secondo i giudici, gli accertamenti avrebbero consentito di diagnosticare l’aneurisma e di avviare immediatamente la terapia. Ma il ritardo nella diagnosi secondo i periti è stato determinante: se l'emorragia fosse stata rilevata il 4 ottobre, "le lesioni sarebbero state inferiori" e vi sarebbero state "più della metà di probabilità di guarigione e circa un terzo di probabilità di esiti modesti".
È stata inoltre esclusa le responsabilità rilevanti del paziente e respinta la tesi dell'ospedale secondo cui l'uomo avrebbe opposto resistenza al secondo ricovero. Tale comportamento, secondo i periti, fu dovuto alla mancata coscienza di malattia e incise sul ritardo diagnostico, già determinato dall'omesso sospetto clinico del 4 ottobre. Insomma, se la rottura dell'aneurisma non è dipesa dall'operato dei medici, “la tardività dell'intervento ha causato il protrarsi del sanguinamento e l'innesco del vasospasmo e dell'ischemia cerebrale tardiva".