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Andrea Costantini morto in cella frigorifera: cosa ancora non torna e perché la famiglia non crede al suicidio

A Fanpage.it parla Piero Lorusso, legale dei genitori di Andrea Costantini, il 38enne trovato morto nella cella frigorifera del supermercato dove lavorava a Termoli. “Stiamo svolgendo indagini difensive, ci sono situazioni da approfondire”, ha spiegato.
A cura di Eleonora Panseri
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Andrea Costantini, 38 anni.
Andrea Costantini, 38 anni.

Ci sono ancora tanti aspetti da chiarire nel caso di Andrea Costantini, 38 anni, trovato morto nella cella frigorifera del supermercato dove lavorava a Termoli (Campobasso) il 15 settembre scorso. Ne è convinta la famiglia dell'uomo che non crede all'ipotesi del suicidio.

Nei mesi scorsi la Procura di Larino che ha aperto un nuovo fascicolo con le ipotesi di reato di omicidio o istigazione al suicidio. Il 14 gennaio sul corpo del 38enne è stata svolta l'autopsia e si attendono i risultati. Intanto, anche la difesa dei genitori di Andrea, rappresentati dall'avvocato Piero Lorusso, sta svolgendo ulteriori verifiche e accertamenti.

"Per quanto riguarda l'autopsia, il giudice per le indagini preliminari ha fissato in 90 giorni il deposito dei risultati. Presumo che si rispetteranno questi termini anche perché ci sono anche gli esami tossicologici e del Dna. Intanto, noi stiamo svolgendo indagini difensive parallele a quelle che sta conducendo la Procura", ha spiegato l'avvocato a Fanpage.it.

"Ci sono delle situazioni che meritano un approfondimento. – aggiunge – Dopo l'acquisizione del fascicolo abbiamo avuto modo di visionare le foto della scena del crimine e le dichiarazioni rilasciate dai dipendenti del supermercato".

Come riferisce il legale, un primo aspetto problematico sarebbe "un buco di tre ore e mezza che non è giustificabile. Tra le 16.56, orario in cui è stata registrata l'ultima attività di confezionamento della carne che viene attribuita ad Andrea, fino al momento del ritrovamento, alle 20.28, nessuno sa dire cosa sia accaduto ad Andrea".

"Bisogna verificare cosa è successo in quel lasso di tempo. – prosegue Lorusso – In più abbiamo scoperto che i filmati delle telecamere non sono decisivi perché queste non sono puntate sul reparto macelleria né sulla cella frigorifera. Quelle più vicine al luogo del delitto sono rivolte verso un corridoio antistante il reparto".

In quel corridoio Andrea sarebbe passato in solo due occasioni, ma non ci sarebbero immagini che dimostrano il fatto che il 38enne fosse completamente solo. "Per questo riteniamo indispensabile la perizia geosistemica, per verificare l'incrocio delle celle telefoniche", spiega Lorusso.

"E poi si potrebbe anche fare una verifica degli scontrini fiscali battuti in questa fascia oraria per capire chi è entrato e chi potrebbe aver visto qualcosa di singolare avvenuta nel luogo", prosegue ancora.

Altro elemento da chiarire è relativo al ritrovamento dell‘arma con cui l'uomo si sarebbe tolto la vita o sarebbe stato ucciso, un coltello, rinvenuto in una posizione "innaturale", ritiene l'avvocato.

Andrea Costantini, 38 anni.
Andrea Costantini, 38 anni.

"C'è una dichiarazione contraddittoria. – osserva – In un primo verbale si fa riferimento a questo coltello in prossimità della mano destra di Andrea, in un successivo verbale risulterebbe invece dietro ad alcune casse, affermazione corroborata dalle foto che effettivamente lo collocano in quella posizione".

innaturale che un soggetto che si sia autoinferto dei colpi con un'arma bianca, poi lo lanci oltre queste casse. – dice ancora Lorusso – Si tratta di un altri aspetto che deve essere approfondito".

Stando ad alcune verifiche svolte dalla difesa, statisticamente il suicidio con arma bianca rappresenta solo l'1-3% dei casi. Nel caso di Andrea Costantini, la vittima è stata colpita due volte al torace senza però che gli indumenti siano stati sollevati.

"Un forte indicatore di omicidio, perché il suicida solitamente cerca il contatto diretto con la pelle e difficilmente riesce a infliggere un secondo colpo dopo lo shock del primo. – spiega il legale – Inoltre, il fatto è avvenuto sul luogo di lavoro, non il massimo della privacy. Chi decide di fare questo gesto estremo solitamente cerca luoghi più tranquilli".

Tra i diversi elementi, per Lorusso anche il luogo del ritrovamento del cadavere, la cella frigorifera, rafforzerebbe la tesi dell'omicidio: "In questo modo è possibile alterare l'orario del decesso, così da complicare ulteriormente le indagini e la perizia medico-legale".

"Ho partecipato all'esame utoptivo e purtroppo il corpo era in uno stadio di saponificazione, pre-putrefattivo, avanzato, il viso era irriconoscibile. – ricorda ancora – Al medico legale è stato chiesto di svolgere l'esame in condizioni particolarmente complesse".

La scena del crimine è stata inoltre descritta come "ordinata e pulita". Lorusso osserva: "È illogico che un uomo, un istante prima di un gesto estremo, si fermi a sanificare perfettamente l'area di lavoro. Questo suggerisce che qualcuno abbia "sistemato" la scena prima del ritrovamento"

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