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15 Settembre 2021
12:32

Allarme Avis: “Calo donazioni a causa di fake news: se non c’è sangue, gli ospedali non aprono”

Nel 2021 i dati pubblicati da Avis dimostrano che c’è stato un netto calo delle donazioni di sangue, pari ad almeno il 10% in meno rispetto all’anno scorso. I motivi secondo Gianpietro Briola, Presidente dell’Associazione, sono l’insufficienza del personale medico, i rallentamenti per il Covid e le bufale in circolazione su donazione e vaccini.
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La raccolta di sacche di sangue non è ancora un’emergenza ma potrebbe diventarlo molto presto se chi dona non verrà messo nelle condizioni di poterlo fare in spazi e tempi più ampi. L’estate 2021 si è conclusa con un calo del 10% delle donazioni, dovuto all’organizzazione rallentata e contingentata della raccolta di sangue, per il Covid, all’insufficienza del personale medico e infermieristico preposto a ciò e anche alle fake news che disorientano i cittadini.

Calo delle donazioni nel 2021

Nel giugno e luglio 2021 il report dell’Avis, Associazione Volontari Italiani del Sangue, mostra come in tutta la nazione in media ci sia stato un calo delle donazioni pari al 10%. La sensibilità dei cittadini, però, non è cambiata su questo tema. A prendere un’altra strada è stata l’organizzazione del sistema sanitario che, a causa dell’emergenza Covid, ha dovuto programmare delle giornate in cui i donatori potessero cedere il proprio sangue, entrando nelle strutture poco alla volta, per poche ore al giorno. Inoltre, la necessità di medici e infermieri in corsia, nelle terapie intensive e negli hub vaccinali ha sottratto gran parte di quel personale sanitario che abitualmente collaborava con i centri di donazione e trasfusione.

Le regioni che hanno sofferto il calo di donazioni del sangue

Chi soffre di più questo calo sono le regioni in cui ci sono più malati di talassemia: Sardegna, Campania e Calabria. A questi pazienti non è stato possibile effettuare la trasfusione di due sacche di sangue, di cui normalmente avrebbero bisogno. Ma anche loro si sono dovuti adattare alla necessità: una sola sacca, perché il resto del sangue veniva dedicato alle emergenze e alle attività ospedaliere riprese dopo il blocco Covid. Un danno ragionato? Non secondo il presidente nazionale di Avis, Gianpietro Briola, che a fanpage.it ha dichiarato: “È mancata totalmente una programmazione preventiva dell’aumento della raccolta di sangue”. Si poteva, dunque, prevedere che appena fosse finita la fase critica del Covid, le attività sanitarie avrebbero ripreso a pieno regime e con le stesse richieste di sempre di sacche ematiche negli ospedali. La Toscana, che normalmente è autosufficiente e addirittura in esubero a livello di sacche ematiche donate, ha sofferto lo stesso quest’anno. Nella regione, infatti, vengono effettuati anche molti trapianti e ogni diminuzione di sangue disponibile crea fortissimi disagi.

Fake news sulle donazioni: "Si corre un rischio elevato"

Se i donatori ci sono ancora e a mancare è invece una migliore organizzazione di tempi e spazi preposti, a ciò non dovrebbe aggiungersi lo spazio, invece, che le fake news sono riuscite a trovare. Bufale, informazioni false e pericolose su donazioni e vaccini anti-Covid. Ognuna di esse lascia il dubbio, insinua spesso il sospetto che ciò che circola sul web senza un dato scientifico fondato, possa essere attendibile tanto quanto un’informazione istituzionale basata su argomentazioni precise. Famosa fu la bufala NoVax di Enrico Montesano. Secondo il comico i vaccinati non potevano donare il sangue che si sarebbe coagulato. “Si corre un rischio molto elevato a diffondere fake news. – ha commentato il presidente dell’Avis, Briola – Il dato certo è che non c’è alcuna correlazione tra la vaccinazione e il rischio della donazione per il donatore, o di trasfusione per il malato”.

Le soluzioni del Presidente nazionale Avis

“Se non c’è sangue gli ospedali non aprono”. Suonano come un monito le parole del presidente Briola ma sono il sunto di un auspicio che un po' tutti gli addetti a donazioni e trasfusioni si fanno: trovare i donatori, ma prima ancora metterli già nelle condizioni di donare in tempi e spazi congrui. “Non è possibile poter donare solo tre ore al giorno dal lunedì al venerdì, perché i centri trasfusionali poi chiudono. Eppure – continua Briola – sanno bene che soprattutto i giovani potrebbero donare molto di più in altri orari, come sabato e domenica o nel pomeriggio”. La soluzione, secondo Avis, è da trovare nelle istituzioni sanitarie e nel mondo della politica, perché prendano in considerazione il tema della trasfusione e dell’autosufficienza, creino strategie per sollecitare i cittadini a donare, studino progetti per trovare delle condizioni spazio-temporali idonee a donare. Inoltre, potrebbe essere utile che il Ministero della Salute diffondesse una campagna informativa per testimoniare l’assenza oggettiva di rischio collegato, tra vaccino e donazione, anche se tra i donatori abituali e informati questo tema non è mai stato recepito.

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