All’alba scia luminosa nei cieli di Campania e Puglia: non è una stella ma un rifiuto spaziale

L'alba di lunedì 13 aprile il cielo del Sud Italia è stato rischiarato dal passaggio di una scia luminosa. I cittadini di Campania, Puglia e Molise intorno alle ore 6 hanno avvistato una "stella cadente", come hanno raccontato diversi utenti sui social condividendo foto e video dello strano avvistamento.
L'ipotesi avanzata sino ad ora dagli esperti è che si sia trattata dell'esplosione di un asteroide o, più probabilmente, di un vecchio satellite, una sorta di detrito spaziale giunto ormai al termine del suo ciclo di vita e che quindi è esploso. Secondo la community di Astronomitaly, l'oggetto brillante che si è disgregato in tanti piccoli puntini luminosi durante la traiettoria non è una stella cadente: "La scia è troppo lunga, la frammentazione troppo evidente. Le verifiche sono in corso". L'ipotesi sul tavolo è quindi quella del "detrito spaziale o uno stadio di razzo che brucia in atmosfera. Il colore rosa-rosso è tipico dell'azoto ionizzato ad alta quota".
Di parere simile anche Nunzio Micale, promotore del progetto AstroGargano, che all'Ansa ha spiegato: "Dalle immagini e dai video che stanno circolando, l'ipotesi più plausibile è che si tratti del rientro in atmosfera di un oggetto artificiale, probabilmente un satellite dismesso o uno stadio di un vecchio razzo. La scia molto luminosa, simile ad un bolide, e, soprattutto, il fatto che il frammento si sia poi disintegrato durante la caduta sono caratteristiche tipiche di questi fenomeni".
Le immagini provengono soprattutto da Avellino, in Campania, da Venafro, in Molise, e da iMonti Dauni, nel Foggiano. Proprio l'osservatorio di Capodimomnte, è al lavoro per risalire alle origini della scia luminosa.
Gli esperti però rassicurano: "Quando questi detriti rientrano, l'attrito con l'atmosfera genera temperature elevatissime che portano alla frammentazione e alla vaporizzazione del materiale, producendo effetti visivi spettacolari, ma, generalmente innocui", ha aggiunto Micale.
L'esistenza dei detriti spaziali è nota da tempo alla comunità scientifica. Secondo l'Agenzia spaziale europea (Esa), i detriti spaziali più grandi di 20 centimetri sarebbero almeno 9.000, ma si stima che il loro numero sia di molto maggiore, solo che è impossibile avvistarli tutti.
"Circa il 22% sono satelliti ormai non più funzionanti, la maggior parte dei quali per uso militare. Un ulteriore 17% è costituito da stadi propulsivi di razzi, che vengono rilasciati nella fase finale di un lancio. Circa il 13% è costituito da elementi che si usano normalmente sui satelliti artificiali: bulloni, coperture termiche, ma anche semplicemente scaglie di vernice che si sono staccati dalla superficie esterna del satellite", spiegano dall'Esa. Questo inquinamento spaziale sarebbe causato in prevalenza da Stati Uniti e Russia.