Alex Marangon, stasera a “Chi l’ha visto?” documenti inediti contro l’archiviazione: “Troppe domande senza risposta”
Si torna a parlare del caso di Alex Marangon, il giovane morto durante un rito sciamanico nell'abbazia di Santa Bona a Vidor, nel Trevigiano. Questa sera tornerà sul decesso la trasmissione "Chi l'ha visto?", in onda su Rai 3 alle 21.15.
Il 25enne di Marcon morì nella notte tra il 29 e il 30 giugno 2024, cadendo nel Piave da un'altezza di 15 metri. Secondo i familiari, il giovane non morì, come ipotizzato dalla Procura, per un incidente e per questo si oppongono all'archiviazione. La perizia tossicologica svolta sui partecipanti al rito sciamanico aveva rivelato che almeno 16 persone su un campione di 17 analizzate, era positiva al consumo di ayahuasca. Nel sangue di Alex erano inoltre state trovate evidenze del consumo di cocaina.
Dopo quanto emerso, 5 persone erano finite nel registro degli indagati con l'accusa di cessione di sostanze stupefacenti. "La ricostruzione della caduta rende evidente che Alex non è caduto da solo nel Piave, ma se pure vi fosse stata un'influenza delle sostanze stupefacenti, bisognerebbe accertare le responsabilità di chi ha procurato quella droga – spiega a Fanpage.it l'avvocato Stefano Tigani, che assiste la mamma del 25enne -. Non si può archiviare un caso nel quale non è stato accertato neppure questo. A prescindere però da questo aspetto, non può essere archiviato neppure il filone dell'omicidio contro ignoti. Le lesioni e la dinamica stessa della caduta evidenziano quanto sia improbabile che Alex sia caduto da solo da un'altezza di 15 metri. Le consulenze che abbiamo disposto mostrano dei punti decisamente oscuri in questa ricostruzione. Domande che meritano un approfondimento".
I rilievi eseguiti dai tecnici di parte avevano evidenziato circostanze incompatibili con la caduta in seguito a un delirio psicotropo. Per i legali della famiglia Marangon, sono indispensabili nuove perizie cinematiche e medico-legali da parte del giudice.
Per gli avvocati, inoltre, è determinante il contenuto della consulenza firmata dalla dottoressa Donata Favretto, tossicologa di fama internazionale. Nella relazione tecnica, il peso della cocaina nel determinismo dell'intossicazione patita dal 25enne nella notte del suo decesso sarebbe molto inferiore a quanto ipotizzato dalla Procura. Il 25enne, secondo questa versione, non sarebbe un utilizzatore abituale di cocaina e la positività alla sostanza sarebbe inoltre stata riscontrata in altri sette partecipanti al rito. Segno, secondo la parte offesa, che lo stupefacente non fosse stato portato da Alex nell'abbazia ma procurato da terzi.