Invece di consegnare gli aiuti alimentari destinati alle famiglie povere in base ai criteri economici certi avrebbero elargito le derrate alimentari solo a famiglie amiche e con l'intento preciso di evitare di aiutare famiglie di stranieri, queste le pesanti accuse nei confronti di sindaco ed ex assessore del Comune di San Germano Vercellese, arrestati nelle scorse ore dai carabinieri della Compagnia di Vercelli per una serie di reati come peculato, falsità materiale e falsità ideologica in atto pubblico commessa dal pubblico ufficiale, abuso d’ufficio e distruzione di beni sottoposti a vincolo culturale.

Nei confronti della sindaca Michela Rosetta e del Consigliere Comunale Giorgio Carando, all’epoca dei fatti Assessore presso lo stesso Comune di San Germano Vercellese, il gip del Tribunale di Vercelli ha emesso la misura cautelare degli arresti domiciliari eseguita oggi. Nella stessa operazione è stata applicata la misura dell’obbligo di presentazione in caserma per altri tre indagati: Maurizio Bosco, Consigliere comunale ed ex vice Sindaco presso il medesimo comune, un ex dipendente comunale e una quinta persona residente nello stesso centro piemontese. Indagati invece altri sette privati cittadini tra i quali due impresari edili.

L'inchiesta, che si è avvalsa anche di intercettazioni telefoniche ed ambientali, era partita nel mese di febbraio dello scorso anno quando una impiegata del Comune aveva segnalato ai carabinieri di essere stata estromessa  dalla gestione delle pratiche relative alle assegnazioni delle derrate alimentari acquistate dal Comune di San Germano Vercellese con fondi statali erogati per l’emergenza alimentare connessa alla pandemia da covid. Dai successivi accertamenti investigativi i carabinieri avrebbero accertato una serie di condotte illecite nella distribuzione degli aiuti. Secondo gli inquirenti, sarebbero stati direttamente Rosetta e Carando a gestire gli aiuti alimentari per l'emergenza Covid

In particolare, secondo i carabinieri, i beni sarebbero sati consegnati di volta in volta in maniera non omogenea per platea, tipologia e quantitativi. I pacchi venivano dati ad esempio a famiglie senza requisiti, con redditi oltre i 7.000 euro mensili previsti e negati invece ad anziani non autosufficienti con redditi modestissimi e a stranieri in situazione di evidente difficoltà, con figli minori e disabili. Nelle intercettazioni emergono frasi con cui i due arrestati ammettono di avere "figli e figliastri" e di consegnare, ai soggetti a loro meno graditi, il "pacco da sfigati".

Per gli inquirenti è particolarmente significativa la vicenda di una cittadina extracomunitaria in gravi difficoltà economiche, alla cui richiesta di evitare l’invio di alimenti che lei ed i suoi figli non avrebbero consumato per motivi religiosi, il  Sindaco ha disposto la mancata erogazione di ulteriori aiuti e la distruzione dagli atti del protocollo della richiesta. In alcune intercettazioni ambientali all’interno dei locali comunali il Sindaco avrebbe esternato la sua rabbia contro la donna con insulti e per questo le viene contestata anche l’aggravante della finalità di discriminazione ed odio razziale.

Per l'ex assessore anche l'accusa di avere portato via una parte consistente di prodotti del magazzino destinati ai poveri di cui si sarebbe impossessato a vantaggio proprio o dei propri familiari.  Oltre alla distribuzione dei pacchi, la procura contesta anche l'acquisto di generi alimentari non essenziali come mazzancolle tropicali e capesante.