Addio ad Equitalia, ma con i privati si rischia di pagare anche di più

A breve i comuni e gli enti locali dovranno dire addio ad Equitalia, la società di riscossione dei tributi molto criticata per alcuni atteggiamenti nei confronti dei contribuenti. Dopo la proponga prevista dal governo per permettere una fase di transizione ai comuni non ancora preparati a riscuotere autonomamente tasse e gabelle, le società private di riscossione stanno andando all'assalto delle amministrazioni locali per accaparrarsi appalti e commesse al momento del passaggio definitivo. Tutti contenti? Non è detto perché la nuova strada intrapresa dal governo è irta di pericoli e in alcuni casi potrebbe andare a finire di cadere dalla padella alla brace. Anche molti gabellieri privati infatti al pari di Equitalia non vano tanto per il sottile quando si tratta di riscuotere ma soprattutto cercano di spuntare percentuali di incasso maggiori di quelle praticate dall'Ente pubblico.
Le percentuali definite dal mercato – In molti comuni di medie dimensioni infatti l'aggio per la riscossione coattiva è stato fissato ad una quota nettamente superore al 9% praticato da Equitalia arrivando a due cifre. Come spiega Mario Sensini sul Corriere della Sera il punto è che la normativa di attuazione delle leggi latita quindi a decidere il prezzo che va ai gabellieri privati è il mercato e la concorrenza. Se un'asta va deserta infatti il comune dovrà aumentare la percentuale per l'azienda privata. Ovviamente ogni situazione cambia da zona a zona: ci sono alcuni comuni in cui le amministrazioni sono riuscite a spuntare percentuali intorno al 7%, soprattutto nei centri più grandi. In altri comuni invece i sindaci hanno concesso un aggio del 30% sul coattivo puntando sull'impennata di incassi garantiti dall'azienda privata. Insomma passare da Equitalia ai privati non significa automaticamente pagare meno.