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Addio a Franco, morto il malato di tumore costretto ad attendere 8 ore a terra in pronto soccorso

Il paziente oncologico, diventato suo malgrado simbolo delle difficoltà del sistema sanitario dopo il caso all’ospedale di Senigallia, è deceduto ieri in casa sua. Nello stesso giorno conclusa inchiesta interna Ast: “Protocolli rispettati”.
A cura di Antonio Palma
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È morto nella sua casa di Senigallia Franco Amoroso, il paziente oncologico diventato suo malgrado simbolo delle difficoltà del sistema sanitario dopo essere stato costretto ad attendere 8 ore a terra e su una panchina al pronto soccorso dell’ospedale cittadino per mancanza di barelle. La sua foto diffusa una decina di giorni fa, che lo ritraeva sdraiato sul pavimento della sala d’aspetto dell’ospedale col catetere attaccato, aveva impressionato e indignato, diventando un caso nazionale ed esempio lampante delle problematicità della sanità pubblica.

Una vicenda che aveva portato anche una indagine interna dell’Ast diAncona che per una triste coincidenza si è conclusa proprio nel giorno del decesso di Franco, ieri lunedì 26 gennaio. Il sessantenne, originario di Treviso ma residente da anni a Senigallia insieme alla moglie, infatti si è spento nella serata di ieri dopo un improvviso aggravamento delle condizioni causato dal grave male che lo aveva colpito due anni fa.

Da alcuni giorni era assistito a domicilio dai volontari dell’Associazione Oncologica Senigalliese e dalla moglie Cecilia in casa sua dove si è spento nelle scorse ore. Proprio con la moglie si era presentato in ospedale a metà mese trovandosi però davanti a una situazione disperata che lo aveva costretto a stare seduto e poi a terra in preda a dolori lancinanti. “Non ci sono barelle disponibili” era stata la risposta dei sanitari ad ogni richiesta della donna.

“Vista la gravità dell’evento e in considerazione che una simile situazione non si è mai verificata nell’ospedale, voglio in primis scusarmi con il paziente e con la famiglia per quanto avvenuto ed è mia responsabilità che certi eventi non si ripetano. Abbiamo attivato verifiche interne e un audit interno straordinario, se necessario prenderemo dei provvedimenti” aveva detto il direttore generale dell’Ast di Ancona. Secondo l’inchiesta interna dell’azienda sanitaria marchigiana, però, per quei fatti non ci sono responsabilità. Il protocollo sarebbe stato rispettato e la mancanza di barelle non può essere addebitata ai sanitari.

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