"I vaccini attualmente approvati stanno funzionando estremamente bene, proteggono da forme gravi di Covid-19 e sono efficaci anche nei confronti delle varianti inglese, sudafricana e brasiliana. Tuttavia le aziende stanno aggiornando i vaccini con altri spike rispetto a quello cinese, quindi potrebbero esserci richiami tra 8 mesi/un anno per proteggere da altre possibili varianti". A dirlo, intervistato a Timeline su SkyTg24, il professor Sergio Abrignani, 62 anni, immunologo, direttore scientifico dell’Istituto nazionale di genetica molecolare di Milano e da metà marzo membro del Comitato Tecnico Scientifico su indicazione del governo Draghi. Secondo l'esperto, dunque, il rischio che si diffondano nuove varianti più contagiose e pericolose non è escluso ed è per questa ragione che le case farmaceutiche stanno continuando ad aggiornare i vaccini sviluppati finora. In merito alla distanza di 42 giorni tra la prima e la seconda dose dei vaccini Pfizer e Moderna l'immunologo ha chiarito: "Alcune categoria vanno tutelate, quindi questa regola non si applicherà su pazienti immunodepressi e malati di tumore; per questi la distanza tra prima e seconda dose resta di tre settimane, mentre per il resto popolazione l'intervallo varieràda 3 a 6 settimane". In questo modo sarà possibile estendere la platea di persone protette almeno da una dose di vaccino.

Sospensione brevetti, Abrignani: "Trionfo della retorica"

Il professor Sergio Abrignani ha affrontato anche il tema più dibattuto in tutto il mondo negli ultimi due giorni, quello della sospensione dei brevetti sui vaccini Covid. L'opinione dell'immunologo, tuttavia, non è favorevole: "È il trionfo della retorica, la protezione dei brevetti contribuisce all'innovazione dei farmaci". Il direttore scientifico dell’Istituto nazionale di genetica molecolare ha quindi ammesso: "L'obiettivo che abbiamo è vaccinare in tutto il mondo, anche nei paesi in via di sviluppo. Lo faremo per egoismo, allo scopo di evitare che si sviluppino nuove varianti". Per Abrignani il modo migliore per proteggere miliardi di persone è quello di inviare vaccini, e non invece sospendere i brevetti. "Produrre vaccini biotecnologici è estremamente difficile in Europa, figuriamoci nei paesi in via di sviluppo. Liberare le licenze non dà nessuna garanzia che questi farmaci possano essere prodotti in paesi che non sono in possesso di tecnologie avanzate".