Nel mondo sono arrivati a un totale di 58 milioni e 666.247 i contagiati dal Covid-19, con un milione e 388.272 decessi. Lo comunica oggi la Johns Hopkins University, con l'aggiornamento del 23 novembre. Il bilancio più pesante resta quello degli Usa, con 12 milioni e 247.486 casi e 256.783 morti. Per numero totale di contagiati seguono l'India (9,1 milioni) e il Brasile (6 milioni).

Numeri ben lontani da quelli registrati in Italia, dove oggi si è toccato un nuovo record: 50mila morti per il coronavirus dall'inizio della pandemia. Una quota raggiunta in soli 60 giorni, dopo che per tutta l'estate il numero dei morti si era attestato intorno ai 35mila (dal 1 luglio al 22 settembre si è passati da 34.788 decessi a 35.738): dal 22 settembre a ieri c'è stato un balzo e di decessi per Covid-19 se ne sono contati 14mila.

Nel mese di ottobre l’Istat aveva pubblicato i risultati dell’ultima misurazione sulla mortalità in Italia nella prima parte del 2020, quando cioè è scoppiata la pandemia. La rilevazione ha confermato che tra marzo e aprile in Italia ci sono stati circa 48mila decessi in più rispetto alla media degli anni precedenti, contro i circa 29mila attribuiti ufficialmente al coronavirus. È necessario però sottolineare che i quasi ventimila morti di scarto non sono direttamente collegabili con certezza al Covid-19, perché la pandemia come abbiamo visto causa un incremento di morti anche per altre patologie, diminuendo le risorse e i mezzi a disposizione, e rendendo più difficile l'accesso alle cure.

Concentrandosi sul mese di marzo i dati a disposizione dell'Istat dimostrano che la mortalità in eccesso in Italia è stata del 47,2%. Un dato che deriva soprattutto dalla diffusione del virus al Nord, dove la mortalità in eccesso è stata del 93,9%. Al Centro, invece, la quota riguardante i decessi in più è del 12,2%. Al Sud l’impatto è invece minore, con un +4,3% rispetto alla media degli anni precedenti.

Cosa è accaduto dunque con la seconda ondata, dopo l'estate? Le misure restrittive adottate in tutta Italia hanno portato complessivamente a una riduzione dei decessi, rispetto alla prima ondata. Se dopo appena due mesi di pandemia il numero ufficiale dei morti era impressionate, (ben 28.236 i decessi secondo il bollettino del 1 maggio), dopo 9 mesi possiamo affermare che la crescita delle morti non è stata per fortuna esponenziale, e il numero delle morti all'1 maggio non è stato ancora raddoppiato. E rispetto alla prima ondata i decessi non sono concentrati prevalentemente al Nord, ma c'è una distribuzione più omogenea in tutto il territorio.

Dove si concentrano i decessi

La Regione con il più alto numero di morti rimane la Lombardia, con un grosso scarto rispetto al Piemonte. Queste Regioni rimangono quelle con il più alto numero di morti anche nella seconda ondata. Ma il quadro generale è cambiato. Regioni del Sud, che nei primi mesi della pandemia sembravano essere state meno investite dall'infezione, hanno raggiunto i livelli di mortalità riscontrati al Nord: è il caso della Campania, che ieri ha toccato quota 1270 morti dall'inizio dell'emergenza sanitaria (a inizio maggio non raggiungeva i 400, mentre la Lombardia era sopra i 13mila morti, e il Piemonte sopra i 3mila).

E se la Lombardia oggi piange più di 20mila morti per Covid, al terzo posto, dopo il Piemonte che ha superato i 5mila morti), troviamo l'Emilia-Romagna, con più di 5300 morti. A seguire il Veneto, con oltre 3200 decessi, e poi Toscana e Liguria, sopra i 2200. Ben oltre i 1000 morti ci sono Lazio, Sicilia, Puglia e Marche. Come si vede le Regioni del Sud, Campania, Sicilia e Puglia, sono ormai in linea con i numeri delle Regioni più colpite all'inizio dell'emergenza. Sotto i mille morti tutte le altre. Il Molise resta la Regione con il minor numero di decessi: ieri, secondo il bollettino del 22 novembre, erano meno di 100.