Era la Napoli del colera, della guerra di camorra. Era la Napoli che non poteva competere con il nord, quella dei "colerosi terremotati che con il sapone non si erano mai lavati". Era la Napoli che l'Avvocato (quello di Torino) frequentava solo quando c'erano le partite degli azzurri, perché troppo "plebea".

Poi arrivò lui. Il più umano degli dei. Arrivò "scartato" da quello stesso avvocato che non lo reputò all'altezza della sua Juventus. Arrivò nella città degli ultimi per trasformarli in primi. Tolse a Napoli e ai napoletani "gli schiaffi da faccia". Una frase che solo chi è nato (o ha vissuto) da queste parti può capire. Quel giorno ha una data precisa è il 3 Novembre 1985. Arriva al San Paolo La Juve di Tacconi, Cabrini, Scirea, Mauro, Serena e Platini. Al 72° Maradona fa una delle cose che lo consegnano alla storia del calcio: punizione a due da dentro l'area, la barriera è troppo vicina, l'arbitro non fa rispettare la distanza, sono momenti concitati, un "umano" avrebbe perso la concentrazione ma lui no, lui si gira verso Bruscolotti e dice: "tanto gli faccio goal lo stesso", e la mette lì dove Tacconi non può arrivare.

Quella palla che accarezza la rete non è il goal di un dio è il riscatto di una città. È il momento in cui migliaia di persone offese, bistrattate, emarginate si prendono la loro rivincita su un nord (e mi si perdoni la generalizzazione) che non li ha mai amati, anzi. Un nord che dopo il primo scudetto del Napoli espose uno striscione: "Siete i campioni del nord Africa", al quale replicò, come solo lui sapeva fare, Massimo Troisi ("Meglio essere campioni del nord Africa che fare striscioni da Sud Africa", riferendosi al regime dell'apartheid che vigeva nel paese).

Per questo oggi Napoli è in lutto, perché perde colui che per lei ha lottato. Versa le lacrime nei confronti di un uomo che è sempre stato dalla parte degli ultimi perché lassù dove giocano gli dei gli uomini son tutti uguali.

Grazie Diego, grazie per il futbol, per queste lacrime, grazie perché se siamo stati bambini felici lo dobbiamo anche a te.