Manifestazione 15 ottobre - Occupy Rome

Prima venne la crisi della Grecia, poi fu la primavera araba – quando Facebook e Twitter fecero cadere dittatori storici come Ben Alì, Mubarak e Gheddafi – infine, la protesta giunse nell’Occidente capitalista: gli indignados spagnoli che occupano le piazze di Barcellona e Madrid, i giovani consumatori repressi delle London Riots, infine la pacifica protesta di Occupy Wallstreet. Oggi, la rivoluzione sociale che nasce dalla rete informatica e si concretizza in rete di rapporti umani rifiuti il riduttivo termine “indignados” di madrilena memoria. Oggi, loro sono gli “occupy”. Si tratti della capitale finanziaria americana, oppure di Roma: Occupy Rome.

Noi la crisi non la paghiamo – 15 ottobre: Global Revolution

Strapotere finanziario di banche e istituzioni non democratiche, tagli allo stato sociale e all'istruzione, attacco al concetto di bene comune: in tutto il mondo, gli indignados scendono in strada per "occupy the world"

Realtà che nascono e maturano alla velocità dei social network, come quella dei Draghi Ribelli. La semplice protesta di precari e disoccupati diventa la ribellione contro lo strapotere finanziario di banche e agenzie di rating. “Noi siamo il 99,3% della popolazione che deve vivere con meno della metà delle risorse economiche del pianeta e che non beneficia della globalizzazione” urlano in tutte le lingue. Meno dell’1% della popolazione mondiale, denunciano, detiene potere e capitali. Si tratta di Mario Draghi, Jean-Claude Trichet, Banca Italia e la BCE, il Fondo Monetario Internazionale e tutti gli enti-sovra nazionali che non sono eletti dai cittadini ma che decidono a tavolino la politica degli stati. La lettera di Trichet al governo italiano – continuano – impone di tagliare lo Stato sociale, il Welfare, e privatizzare gran parte dei servizi pubblici come scuola, sanità e previdenza.

Il 15 ottobre 2011 è arrivato. L’appuntamento fissato a Roma, come in decine di altre capitali europee e mondiali, convoglierà la protesta contro la Casta dei Parlamentari e quella contro i “draghi” della finanzia globale. Un nuovo concetto di “bene comune” viene chiesto a gran voce, per vincere le logiche neo-capitalistiche e liberali che fanno di ogni servizio sociale una merce. Una gestione pubblica deve eliminare ogni logica del profitto e coinvolgere le persone in processi attivi di democrazia dal basso.

La crisi economica internazionale viene pagata dalle fasce più deboli della popolazione, come denunciano le associazioni dei consumatori. Basti pensare che recenti stime indicano che l’ultima manovra economica approvata in fretta e furia dal Governo in piena estate costerà oltre 2 mila euro all’anno per famiglia, tra aumento di Iva, inflazione, tasse e tariffe. Un salasso necessario anche per ricapitalizzare le banche, ormai sull’orlo del fallimento dopo aver bruciato i risparmi e le risorse di migliaia di cittadini. Mentre al popolo viene chiesto ogni tipo di sacrificio, i Parlamentari non si riducono le indennità, continuano ad avere diritto a pensioni d’oro dopo appena cinque anni di legislatura e non tagliano le spese inutili degli enti intermediari. Anzi, si spendono quasi 40 miliardi di euro per il ministero della Difesa, per le missioni militari all’estero e per acquistare caccia bombardieri F35 – come denunciano ai nostri microfoni padre Alex Zanotelli e il senatore Elio Lannutti, presidente di Adusbef.

Dopo tre anni di riforma Gelmini, gli atenei italiani cadono a pezzi e la qualità dell’istruzione è nettamente calata. Gli studenti sono sul piede di guerra contro il ministro del tunnel da Ginevra al Gran Sasso che oggi promette “basta tagli”. A lei, rispondono: “Ormai non c’è più nulla da tagliare, bisogna investire!”

Investire, senza un futuro. Precari, disoccupati, lavoratori atipici e nuovi schiavi moderni: stagisti. Da Piazza della Repubblica fino a San Giovanni, a Roma, in piazza per metterci le tende e protestare contro le misure del governo che annullano l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Ecco, perché il 15 ottobre, l’Italia protesta.