Giovedì 29 ottobre, dopo due anni di chiusura, riaprirà il Museo dell'Opera del Duomo di Firenze. Nuove sale e nuovi allestimenti, che contano ben 750 opere in un percorso espositivo di 6 mila metri quadri. Il Museo conserva la più grande collezione al mondo di scultura del Medioevo e del Rinascimento fiorentino, con alcuni dei capolavori dei più grandi artisti del periodo, come Donatello, Michelangelo, Lorenzo Ghiberti, Andrea Pisano e Andrea del Verrocchio. Oltre alle grandi collezioni, la novità assoluta di questa attesissima riapertura sarà l'esposizione di ben 200 opere visibili al pubblico per la prima volta dopo il restauro: opere come la Maddalena di Donatello, la Porta Nord di Lorenzo Ghiberti per il Battistero di Firenze e i ventisette pannelli ricamati in oro e sete policrome su disegno di Antonio del Pollaiolo. Ci saranno anche opere mai viste prima e conservate nei depositi per decenni, come le quindici statue trecentesche e i frammenti della facciata medievale del Duomo.

Il Museo dell'Opera del Duomo ha una lunga tradizione artistica, legata alla costruzione della cattedrale: l'Opera del Duomo è un'istituzione antica, fondata dalla Repubblica Fiorentina intorno al 1296 per presiedere la costruzione della cattedrale di Santa Maria del Fiore. Terminata la basilica nel 1436, l'Opera rimase in vita con il compito di provvedere alla tutela e manutenzione del complesso sacro formato dal Duomo, dal Battistero e dal Campanile e, dal 1891, aprì al pubblico una parte delle sale trasformandole in Museo. Una storia che ha permesso di riunire in un solo luogo le testimonianze più affascinanti del Rinascimento italiano, come i progetti di costruzione della cupola del Brunelleschi, i disegni per la facciata della cattedrale e alcune macchine utilizzate per la costruzione.

particolare di una delle sale del Museo dell'Opera di Firenze
in foto: particolare di una delle sale del Museo dell’Opera di Firenze

Al centro del Museo oggi si trova la cosiddetta sala "dell'Antica facciata": su un lato è stata riprodotta, in un colossale modello in resina e polvere di marmo in scala 1:1, l'antica facciata del Duomo di Firenze realizzata da Arnolfo di Cambio dal 1296, mai finita e distrutta nel 1587. In questa stessa sala sono collocate 40 statue del Trecento e del primo Quattrocento originariamente destinate alla facciata della cattedrale, realizzate da artisti come Arnolfo di Cambio, Donatello e Nanni di Banco. Sul lato opposto della sala sono esposte la Porta del Paradiso, chiamata così da Michelangelo, e accanto la celebre Porta Nord del Battistero di Firenze.

la sala dell'Antica facciata, Museo dell'Opera del Duomo, Firenze
in foto: la sala dell’Antica facciata, Museo dell’Opera del Duomo, Firenze

Una sala attigua ospita uno dei capolavori più misteriosi di Michelangelo: la Pietà Bandini. Si tratta di una delle ultime sculture dell'artista, e si pensa addirittura che vi abbia inserito un proprio autoritratto. La serie delle Pietà inizia quando Michelangelo è ormai settantenne, e vive un periodo di profondo sconforto: sente avvicinarsi la morte, e benché sia già uno degli artisti viventi più celebrati, viveva poveramente e in solitudine in una piccola casa al centro della città. Vasari racconta che si lamentava di essere ormai tanto vecchio da sentirsi tirare per il mantello dalla morte, e ci sono varie testimonianze dei tentativi frequenti di Michelangelo di distruggere la statua.

pietà Bandini, 1547-1555, Michelangelo
in foto: pietà Bandini, 1547–1555, Michelangelo

Un'intera sala al piano superiore, la cosiddetta "galleria del Campanile di Giotto", ospita 16 statue a grandezza naturale e le 54 formelle che adornavano il campanile. E ancora, la magnifica galleria della Cupola di Brunelleschi che ricostruisce i modelli lignei del Quattrocento e conserva gli strumenti e i materiali dell'epoca, nonché la maschera funebre dell'artista.

galleria del Campanile di Giotto, Museo dell'Opera di Firenze
in foto: galleria del Campanile di Giotto, Museo dell’Opera di Firenze

Sono stati investiti ben 45 milioni di euro per la riapertura del Museo dell'Opera del Duomo, e il progetto di riapertura si inserisce in un più ampio disegno di riqualificazione che ha visto anche il restauro, terminato lo scorso 25 ottobre, della facciata esterna del Battistero di Firenze. Direttore e autore del progetto museologico è padre Timothy Verdon, sacerdote statunitense e storico dell'arte fiorentina che oltre al Museo dirige anche l'Ufficio Diocesano dell'Arte Sacra e dei Beni Culturali Ecclesiastici. Il progetto architettonico è di Adolfo Natalini, Piero Guicciardini e Marco Magni.