Porte chiuse agli immigrati? Per il sistema Italia sarebbe un salasso, con una perdita di circa 38 miliardi di euro in 22 anni e con l’accentuazione degli squilibri nella distribuzione della componente di genere nel mondo del lavoro. È questo, in estrema sintesi, ciò che emerge dalla presentazione della Relazione Annuale dell’INPS, tenutasi questa mattina a Montecitorio.

Secondo il Presidente Tito Boeri, infatti, senza immigrati “rischiamo di distruggere il nostro sistema di protezione sociale”, anche considerando che il loro accesso al mercato del lavoro determina la presenza di 150mila contribuenti in più, che compensano il calo delle nascite. Infatti, se il nostro sistema è “attrezzato per l’aumento della longevità”, allo stesso tempo sarebbe “messo in seria difficoltà da ulteriori riduzioni delle coorti in ingresso nei registri dei contribuenti rispetto agli scenari demografici di lungo periodo”. In poche parole, la minaccia più grave alla sostenibilità del sistema pensionistico è rappresentato dal calo demografico determinato da una netta diminuzione della natalità.

Per Boeri, che ha parlato a lungo del tema, pur nelle difficoltà che comporta l’integrazione degli immigrati (“un processo che richiede del tempo e comporta dei costi”) con la gestione delle differenze socio culturali (“che devono essere affrontate perché l'immigrazione può portare a competizione con persone a basso reddito nell'accesso a servizi sociali, piuttosto che nel mercato del lavoro”), bisogna affermare con forza che “oggi gli immigrati offrono un contributo molto importante al finanziamento del nostro sistema di protezione sociale e questa loro funzione è destinata a crescere nei prossimi decenni man mano che le generazioni di lavoratori autoctoni che entrano nel mercato del lavoro diventeranno più piccole”.