Dopo oltre 70 anni dalla Liberazione dell'Italia dal nazifascismo e dall'uccisione di Benito Mussolini e Claretta Petacci, avvenuta a Dongo per mano dei partigiani della Brigata Garibaldi, il "tesoro del Duce" è ancora chiuso in un caveau della Banca d'Italia di via dei Mille, a Roma. I due, che quel 27 aprile 1945 viaggiavano travestiti nel tentativo di riuscire a espatriare ed avere la vita salva, avevano appresso monete e gioielli preziosi, così come un'ingente quantità di orologi ed altri oggetti di valore che furono sequestrati e divennero proprietà pubblica. Ebbene, come racconta l'Espresso quel tesoro è custodito in sacchi sigillati custoditi in una cassaforte di Bankitalia. Si tratta, come spiega il settimanale, "di un patrimonio sterminato ma ignoto: nessuno sa con esattezza cosa contengano tutti i 419 plichi e le oltre duemila bisacce da cui è composto, perché un inventario completo non è mai stato fatto".

In realtà il caveau è zeppo di beni preziosi: dagli oggetti appartenuti alle vittime del terremoto che nel 1908 distrusse Messina all'oro "donato" per finanziare la Guerra in Etiopia, passando per gli oggetti appartenuti agli ebrei e rastrellati prima delle deportazioni. Il pezzo forte tuttavia secondo gli esperti è il collare d'argento dell'Ordine supremo della Santissima Annunziata appartenuto a Benito Mussolini, composto da tre nodi savoia a forma triangolo, con al centro la Madonna e un angelo inginocchiato che le comunica il concepimento. Si trattava della maggiore onorificenza della casa reale sabauda e risaliva al 1300. Non mancano poi altre decorazioni di oro e platino, monili e medaglie per decine di milioni di euro di valore.

A quasi 71 anni dalla Liberazione e dal sequestro di quei tesori non si sa nulla sul contenuto di oltre 300 plichi mai nemmeno aperti. Secondo l'Espresso si tratta di "onorificenze della Gioventù italiana del littorio, una cinquantina di pacchi contenenti oro e metalli preziosi, banconote, un milione e 300 mila monete d'argento, 9 mila serie numismatiche complete, più tutta una parte con la dizione".