Ora è ufficiale: il MoVimento 5 Stelle non voterà la legge sullo ius soli al Senato, scegliendo di astenersi sul provvedimento, come già fatto alla Camera (dove il ddl è stato approvato nel 2015). Per i parlamentari grillini nel testo “c’è una sostanziale ipocrisia, perché la cittadinanza per chi è nato in Italia da genitori stranieri e risiede ininterrottamente fino a 18 anni è già un fatto acquisito ed al compimento del diciottesimo anno di età può decidere di diventare cittadino italiano”. Dunque, nella loro lettura, una legge di questo tipo è “un pastrocchio all'italiana che vuol dare un contentino politico a chi ancora si nutre di ideologie”. Tradotto: poiché questa è una operazione politica del Partito Democratico per recuperare consensi a sinistra, noi non ci prestiamo e ci asteniamo, come fatto già alla Camera.

Vale la pena di ricordare che la proposta in discussione è una sorta di “ius soli temperato”, poiché non assegna la cittadinanza "per nascita", ma introduce nuove norme che legano l’acquisizione della cittadinanza al possesso di determinati requisiti (qui la nostra scheda di approfondimento). Alla Camera, come detto, il M5s si era astenuto, ma è evidente come la scelta del Senato possa avere gravi ripercussioni sull’approvazione stessa del provvedimento, dal momento che a Palazzo Madama l’astensione conta come voto contrario. Peraltro la legge era ferma da mesi e mesi in Commissione Affari Costituzionali, sepolta dall’ostruzionismo della Lega Nord e dalla miriade di emendamenti presentati. Anche per questo, si era convenuto di portare il testo in Aula senza mandato al relatore e fonti interne al PD avevano lasciato trapelare l’idea di porre la questione di fiducia. Ora, davvero la legge è appesa a un filo. E i grillini si troveranno de facto al fianco di Lega Nord, Fratelli d'Italia e Forza Italia, che minacciano le barricate in Aula, e al fianco di Casa Pound e Forza Nuova che le barricate vorrebbero alzarle nelle piazze italiane. La cosa, peraltro, dopo le uscite di Raggi e Grillo su rom e migranti, sta diventando frequente.

È chiaro dunque che la scelta grillina non è priva di conseguenze politiche, soprattutto in un momento come questo. Che il testo portato all’attenzione dei senatori sia un compromesso al ribasso appare evidente, ma allo stesso tempo è innegabile che si tratti di un segnale, che il Paese, prima ancora che la politica, avrebbe potuto (forse potrà lo stesso) mandare a migliaia di giovanissimi immigrati di seconda generazione che vivono una (piccola o grande che sia) discriminazione sulla loro pelle. Quando si parla di creare le condizioni per cui nessuno si senta escluso, evidentemente, ci si riferisce anche a cose di questo tipo.

Sacrificare ciò non per una pregiudiziale ideologica, culturale o politica, bensì per tatticismi o strategie elettoralistiche è davvero un peccato.

[OT: Poi, va bene tutto, ma qualcuno sa spiegarmi che senso ha negare la cittadinanza italiana a ragazzi come questi?]