UPDATE Il consiglio dei Ministri ha voltato a favore dell'abolizione totale dei voucher, che non interverrà subito, ma solamente dal 2018. Nel corso dell'odierna seduta, inoltre, il cdm ha provveduto a ripristinare anche la responsabilità solidale negli appalti, altro quesito che insieme all'abrogazione dei voucher avrebbe dovuto essere sottoposto a referendum. Con queste due mosse, quindi, il referendum popolare convocato per il prossimo 28 maggio è di fatto evitato, ma per l'eliminazione definitiva bisognerà attendere la conversione ufficiale del decreto approvato dal Cdm. "Dividere il pese tra chi demonizza lo strumento dei voucher e chi ne voleva circoscrivere i limiti sarebbe stato solo un errore per l’Italia. Abbiamo deciso che per affrontare questi temi era più facile abrogare la norma e ripartire dal confronto già in corso con sindacati e imprese. Con l’abolizione dei voucher il rischio di aumento del lavoro nero esiste. Ma non dimentichiamo che il lavoro nero è vietato. Dobbiamo partire dall’idea che le imprese devono fare le cose secondo la legge ed è doveroso pensare che i rapporti di lavoro vengano regolati dai contratti di lavoro", hanno dichiarato il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

Abolizione totale del voucher. Alla fine la scelta della maggioranza del parlamento è caduta sulla soluzione più drastica: cancellare i buoni lavoro e scongiurare così il referendum proposto dalla Cgil – fissato per il 28 maggio. Patrizia Maestri, deputata Pd e relatrice della proposta di legge che oggi pomeriggio ha ricevuto il voto positivo della commissione Lavoro a Montecitorio, ha spiegato che prima dell'abolizione "ci sarà un periodo di transizione": "Chi li ha già acquistati potrà utilizzarli fino a smaltimento, la data è ancora da definirsi. Il periodo di transizione sarà deciso dal decreto del governo che potrà uscire domani".

La cancellazione dei voucher, secondo la parlamentare dem, "è un risultato inatteso ma positivo, speriamo però che il governo non li faccia poi rientrare sotto altre forme". Maestri ha anche spiegato che la decisone dell'abrogazione è arrivata dopo un confronto con il governo: "Noi saremmo stati favorevoli a mantenere i voucher per le famiglie".

L'emendamento in questione, che sarà votato questo pomeriggio alla Camera, elimina gli stessi tre articoli del capitolo VI del Jobs Act (quello sul "lavoro accessorio") di cui il quesito presentato dal sindacato chiede l'abrogazione: il 48 (definizione e campo di applicazione), il 49 (disciplina del lavoro accessorio) e il 50 (coordinamento informativo a fini previdenziali). Domani il Consiglio dei Ministri dovrebbe adottare un decreto che, auspica Maestri, "tenga conto anche del tema appalti" – argomento dell'altro quesito della Cgil. Se così fosse, sostanzialmente, il referendum del 28 maggio sarebbe destinato a saltare.

Duro il commento di Confindustria, già prima del voto. "Cancellare i voucher sarebbe un grave errore. Il governo non ceda a pressioni ingiustificate" ha dichiarato il vicepresidente, Maurizio Stirpe, che ha parlato di sbaglio "clamoroso", poiché "i voucher pesano per lo 0,19% del totale delle ore lavorate. Meglio proseguire con la tracciabilità aumentando l’area dei controlli sugli abusi". E anche il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha parlato di una linea "molto deludente" adottata dalla maggioranza, "anche come scelta politica": "Se proprio si doveva fare così, si poteva votare il referendum direttamente".

"È la fine dei voucher. È la lotta di tutti contro tutti. Il Governo li ha sacrificati alla lotta politica senza pensare ai lavoratori e mettendo in grave difficoltà le aziende, che da sempre li utilizzano solo in contesti occasionali. Con i problemi che abbiamo di burocrazia, lentezza, evasione fiscale l’eliminazione dei voucher è l’ennesimo passo indietro che il nostro Paese compie" ha dichiarato Mario Resca, presidente di Confimprese, secondo cui "i voucher hanno permesso negli ultimi anni di crisi a molte famiglie di incrementare il proprio reddito in modo trasparente e se, come sostengono i sindacati, rappresentano l’ultimo gradino prima della precarietà, la loro eliminazione comporterà il ritorno al nero".