Dove verrà distrutto l'arsenale chimico siriano del presidente Bashar al-Assad? Forse a poche centinaia di chilometri dall'Italia, in Albania. Gli Stati Uniti, infatti, hanno formalmente richiesto al governo di Tirana di poter distruggere le armi sul suo territorio. Ditmir Bushati, in visita ufficiale ieri a Parigi, ha confermato l'ipotesi, affermando tuttavia che l'esecutivo non ha ancora preso nessuna decisione in merito. Secondo gli esperti l'Albania sarebbe un paese "ideale" per mettere a punto l'operazione. La sua posizione geografica, infatti, permetterebbe un facile trasporto delle armi. Inoltre il paese avrebbe un'ottima competenza in merito alla neutralizzazione di un arsenale chimico essendo stata, nel 2007, la prima nazione a distruggere completamente il suo stock, accumulato negli anni della dittatura di Enver Hoxha: 16 tonnellate di gas mostarda, lo stesso utilizzato da Assad, erano stati scoperti nel 2002 in un bunker a pochi chilometri da Tirana. La distruzione di quelle scorte venne finanziata dagli Stati Uniti con 35 milioni di euro.

Le quantità di armi siriane sono tuttavia ben superiori. Secondo l'Opac, che ha inviato nel paese gli ispettori un mese fa, ci sarebbero mille tonnellate di agenti chimici e 290 di armi chimiche ancora nei magazzini di Damasco, ai quali sono stati apportati i sigilli ma che non saranno mai completamente al sicuro finché non verranno effettivamente svuotati. Stando a quanto si è appreso negli ultimi giorni, Washington punterebbe a portare a termine l'operazione entro il giugno del 2014. Per il momento il governo albanese è molto cauto, ma è innegabile che trattandosi di uno degli stati più poveri d'Europa l'Albania ha bisogno di aiuti occidentali, che potrebbero essere concessi proprio in cambio della distruzione dell'arsenale chimico di Damasco. Edi Rama, premier del paese, dovrà fronteggiare le associazioni ambientaliste ma anche le ire dei cittadini ai quali, durante la campagna elettorale, ha promesso lo stop all'importazione di rifiuti tossici, pericolosi e non: un tema molto sentito nel paese dopo che – nel novembre del 2011 – sali Berisha ha acquistato grandi quantità di 55 sostanze chimiche tossiche.