L’Italia è la Sicilia e la Sicilia è l’Italia. Dall’Unità d’Italia Palermo è stata legata a doppio filo alla capitale del paese, qualunque questa fosse. Il braccio (armato) dell’Italia è stata la Sicilia. Per le coste dell’isola è passata la nascita del regno prima e della repubblica poi. Per il suo mare sono passati gli accordi con gli Stati Uniti ancor prima che Roma ne venisse a conoscenza.

La Sicilia per 150 anni è stato il crocevia dei destini di un paese. Poi a Berlino è caduto un muro e il boato si è propagato fino a Palermo. E così, piano piano, l’isola è diventata sempre più distante da Roma. ritrovando centralità solo nella difesa della memoria (nascosta) di ciò che è stato. Piano piano ci siamo abituati ad una Sicilia sempre più distante dal dibattito nazionale, lontana dagli affari romani sempre più divisi tra Milano e la Calabria.

Anche quella dello scorso 16 luglio è una storia che nasce a Palermo ma anche altrove ed esplode quando il settimanale “L’Espresso” pubblica il contenuto di una presunta intercettazione tra Rosario Crocetta e l’ormai ex primario dell’Ospedale Villa Sofia Matteo Tutino.

La telefonata risalirebbe al 2013 e l’allora primario di Chirurgia Estetica avrebbe detto al Governatore Crocetta – con il quale è molto intimo – che il suo Assessore alla Sanità Lucia Borsellino – figlia del giudice morto per mano della mafia Paolo – andava “fatta fuori come il padre”.

L’articolo porta la firma di Piero Messina – e Maurizio Zoppi -, il primo già membro dell’Ufficio Stampa della Regione Sicilia, di cui è stato anche coordinatore sotto la Presidenza Lombardo. La sua esperienza è proseguita – per pochi mesi – anche sotto la Presidenza Crocetta, fino al dicembre 2012 quando l’attuale Governatore decide di licenziarlo (insieme ad altri 21 giornalisti).

Piero Messina è un giornalista di grande esperienza, autore de “Il Cuore Nero dei Servizi”, un libro sui servizi segreti, edito da Bur, in cui racconta – grazie ad “agenti e funzionari italiani per anni impegnati nelle attività del nostro sistema di sicurezza” – il dietro le quinte “dei meccanismi che hanno confezionato false verità”.

Come tutti i bravi giornalisti Messina coltiva le fonti più vicine a sé, con le quali ha un rapporto sempre professionale, mai fraterno. E’ proprio una sua fonte che gli fa ascoltare l’audio della presunta intercettazione. Messina trascrive la registrazione e la propone alla redazione de L’Espresso. A confermarlo è lo stesso direttore del settimanale che in una nota (e in un’intervista a La Stampa) afferma che “i nostri cronisti a Palermo l’hanno ascoltata” e che "ha potuto ricopiare la trascrizione”. Vicinanza, da giornalista e direttore esperto, sceglie prima l’utilizzo del plurale e, in seconda battuta, quello del singolare per chiarire chi abbia effettivamente ascoltato la registrazione.

Ed è sempre il direttore de L’Espresso a confermare che un suo giornalista ha effettivamente ascoltato e trascritto la conversazione. La redazione, a questo punto, avrebbe deciso di attivare un nucleo di giornalisti esperti di antisofisticazione che si sarebbero mossi lungo un doppio canale di conferma per validare la veridicità dell'audio. Un primo ok sarebbe arrivato al comando del nucleo del settimanale da una fonte che avrebbe confermato e riletto il testo dell’intercettazione in una conversazione con un membro della redazione. Un secondo placet arriva da un'altra fonte. E' solo allora che si sarebbe deciso di pubblicare.

Ma l’esistenza di questa intercettazione a Palermo era una sorta di “segreto di Pulcinella”, ne aveva parlato anche Mario Barresi, il primo luglio scorso, in un articolo apparso su La Sicilia in cui si riporta un virgolettato molto simile. Un amico di Crocetta avrebbe detto al Governatore che era arrivato il tempo di “fare fuori politicamente Lucia Borsellino”. Le due frasi riportate da Barresi e da Messina sembrano essere molto simili, ma in quella pubblicata dal quotidiano siciliano manca un dettaglio che – a questo punto – diventa determinante, quelle parole “come il padre” (nonché la mancanza della parola ‘politicamente’) gettano un’ombra fosca su tutta la vicenda. Che tramuta un suggerimento "sopra le righe" – in quanto presuppone che il Governatore della Regione Sicilia discuta della Sanità con un chirurgo suo "dipendente" – a elemento da contorni decisamente più foschi.

Secondo quanto appreso da Fanpage le registrazione sarebbero state affidate ai Carabinieri dei Nas in carico delle indagini per conto della Procura. Si sarebbe dovuta trattare di una normale attività investigativa di routine. Attività che non trova riscontro nelle parole del Procuratore di Palermo Lo Voi che poche ore dopo la pubblicazione si è affrettato a smentire (e per ben due volte) l'esistenza del file audio. Come poteva esserne così certo che non vi fosse nulla nonostante i faldoni delle tre indagini constino di migliaia di pagine difficili da spulciare in poche ore? Secondo quanto riferiscono fonti vicine ai Carabinieri quelle intercettazioni sarebbero state realizzate da apparati che si sono mossi prima dell’autorizzazione da parte del giudice. In altri termini si tratterebbe di un’intercettazione acquisita in maniera irregolare e, pertanto, mai annessa agli atti. Ed è per questo che Lo Voi afferma il vero quando dice che quell’intercettazione non esiste. Perché in Procura, a Palermo, quell'intercettazione non è mai arrivata (e nemmeno a Caltanissetta). O meglio, non esiste agli atti ma qualcuno ne ha custodito copia fino al 16 luglio scorso, giorno in cui “facce che non si vedevano a Palermo dai tempi di Andreotti” sono intervenute per assicurarsi che quel nastro – ottenuto chissà come – non fosse più disponibile. Ed è la stessa Rita Borsellino che lascia intendere che ci sia una mano romana dietro quanto accaduto affermando che “tutto questo nasce a Palermo ma anche altrove”.

La stessa mano che nelle ore precedenti alla pubblicazione dell'articolo di Barresi fa recapitare a persone della famiglia Borsellino un testo su carta intestata dei Carabinieri recante la trascrizione dell’intercettazione. Il destinatario del documento si affretta a condividerlo con Lucia “genitrice dell’onore” della famiglia Borsellino all'interno della giunta Crocetta e in un secondo momento con la sorella del giudice Rita. Chi parla a Lucia crede alla veridicità del documento e crede di dire “il vero a lei, s'altro si dice”. Un terremoto che scuote i due figli dell’ex procuratore e che porta la secondogenita del magistrato a dimettersi da assessore. Le parole di Rita Borsellino ai nostri microfoni sembrano confermare quanto indirettamente appreso dalla nostra redazione.

A cinque giorni di distanza dalla pubblicazione dell'articolo, ciò che resta è una registrazione mai arrivata in Procura perché acquisita irregolarmente da apparati che hanno prima copiato, poi diffuso e infine distrutto quel materiale. Ed è proprio quella distruzione che lascia ancora di più perplessi, perché non permetterà di risalire al vero contenuto di quella conversazione. Non permetterà di chiarire se – come messo per iscritto dal comandate dei Nas Trifirò al Procuratore Lo Voi – quell'intercettazione sia mai esistita. Non permetterà di chiarire se quella frase è stata detta, come è stata detta e quale sia stata la vera reazione di Crocetta. Non permetterà di chiarire se colpire Palermo vuol dire colpire anche Roma e il Comando dei Carabinieri da poco insediatosi.

Quello che resta è la volontà di procedere di Crocetta nei confronti dell'Espresso. Voci in provenienza dal settimanale romano parlano di un asso nella manica (un audio di una fonte?) ancora da giocare. Ma a questo punto la partita non è più giornalistica ma repubblicana. Chi ha realizzato e diffuso quell'intercettazione è una mano che si muove in autonomia rispetto alla procura. E' una mano che colpisce sulla base di ordini cha arrivano da lontano. E a noi non resta che rimettere le lancette indietro al 1992 quando la Sicilia era il braccio armato di affari che "nascono a Palermo ma anche altrove".

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