L'obbligo di vaccinazione per i bambini che intendono frequentare asili nido e scuole materne introdotto dal Comune di Trieste è legittimo. A dichiararlo è il Consiglio di Stato che questa mattina si è pronunciato, in sede cautelare, a favore della misura contestata da alcuni genitori della cittadina friulana. Introdotto dalla giunta comunale guidata da Roberto Di Piazza lo scorso novembre 2016, l'obbligo prevede che i bambini possano accedere a tutti i servizi educativi e ricreativi dedicati ai piccoli dagli 0 ai 6 anni solo previa vaccinazione. I genitori contrari alla norma hanno immediatamente opposto ricorso sostenendo di non avere ottenuto dalle autorità sanitarie una completa e corretta informazione sul tema in relazione ai costi e ai benefici delle vaccinazioni, non esistendo per esempio la possibilità di eseguire preventivi accertamenti sanitari per poter escludere il rischio di reazioni avverse.

Secondo il Consiglio di Stato, però, l'obbligo vaccinale introdotto dal comune di Trieste è legittimo e coerente al sistema normativo vigente in materia sanitaria e con le esigenze di profilassi imposte dai cambiamenti in atto – quali la minore copertura vaccinale in Europa e l'aumento dell'esposizione al contatto con soggetti provenienti da Paesi in cui anche malattie debellate in Europa sono ancora presenti, non rilevando alcun conflitto di sorta con i principi di precauzionalità e proporzionalità. Nell'ordinanza si rileva inoltre che il decisore pubblico deve optare per la soluzione che neutralizzi o minimizzi il rischio, in questo caso, opera a tutela della salute pubblica e in particolare della comunità in età prescolare, prevalendo sulle prerogative sottese alla responsabilità genitoriale.

Il comune di Trieste ricorse all'introduzione dell'obbligo vaccinale per porre un argine al fenomeno dell'anti-vaccinismo, che nel corso degli ultimi anni ha provocato un netto calo della copertura vaccinale, scesa al di sotto del livello di guardia del 95%, necessario a garantire la cosiddetta immunità di gregge a quei soggetti deboli impossibilitati a vaccinarsi a causa di patologie pregresse.