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Cileno ucciso a Milano, l'amico: “Niente armi, scappavamo perché clandestini”

Milano: l'amico del cileno ucciso conferma, non erano armati. I due fuggivano perché avevano paura di essere scoperti, in quanto clandestini. Il poliziotto che ha ucciso il 28enne è indagato per omicidio volontario.

Cileno ucciso a Milano, l'amico:

Parla l’amico di Alvaro Thomas Huerta Rios, il cileno 28enne ucciso a Milano lunedì scorso, in seguito ad un rocambolesco inseguimento con le forze dell’ordine. L’agente di polizia locale Alessandro Amigoni è indagato per omicidio volontario: nonostante la sua versione, infatti, anche l’amico della vittima spiega che i due erano disarmati, quel giorno, e fuggivano perché clandestini. Alle telecamere del Tg3, l’uomo ha dichiarato: “Sono distrutto, più che arrabbiato, perché il mio amico era una brava persona, un bravo padre coi suoi figli. Loro un giorno, da grandi, lo sapranno. Sono andato in Procura perché non ho niente da temere. Quel giorno siamo scappati perché siamo clandestini e avevamo paura di essere fermati. Mai avuto armi, tutte cose false”. Lunedì scorso, poco dopo le 14, in una zona alle periferia orientale di Milano, un uomo allertava le forze dell’ordine perché aveva notato due persone litigare violentemente. All’arrivo degli agenti, i due uomini si erano dati alla fuga, un inseguimento rocambolesco che terminava al Parco Lambro, dove l’agente Amigoni apriva il fuoco: “I due cileni erano armati”, avrebbe riferito subito dopo.

Il poliziotto indagato per omicidio volontario – A smentire il poliziotto, anche un altro testimone presente al Parco Lambro: avrebbe assistito alla scena e notato che uno dei due gridava “non sparare!”. La persona che lunedì scorso era in compagnia del cileno ucciso è pronto a tutto pur di far valere la propria versione, mentre il poliziotto Alessandro Amigoni, indagato per omicidio volontario, è fermo nella sua posizione: “Ho fatto fuoco a scopo intimidatorio sparando sulla mia sinistra contro un terrapieno in modo da non creare pericolo per nessuno. Ho ritenuto di non sparare in aria perché ho pensato che potesse essere pericoloso per la ricaduta dell’ogiva, ritenendo più sicuro colpire un terrapieno sul quale il proiettile si sarebbe arrestato. Dopo il colpo non ho realizzato che uno dei due fosse stato colpito perché hanno entrambi proseguito la corsa e la persona disarmata si è girata verso di me inciampando e cadendo al suolo. Ho visto chiaramente che questi cadeva a terra, arrestandosi con la schiena sul terreno e il viso rivolto verso l’alto, dopo aver battuto il capo al suolo”. Sul fatto che i due giovani fossero armati o meno, Amigoni sarebbe stato smentito dai suoi stessi colleghi.

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