In un'inchiesta andata in onda nella puntata di Report del 10 aprile, i giornalisti del programma televisivo hanno sostenuto che Massimo Pessina, proprietario dell'omonimo gruppo operante nel settore delle costruzioni e che nel 2015 ha rilevato il quotidiano L'Unità sull'orlo del fallimento, avrebbe accettato di entrare nell'operazione in cambio di presunti favori promessi dal Partito Democratico, nello specifico alcuni appalti in Kazakistan collegati a un consorzio a sua volta collegato a Eni, in Italia, dove Pessina avrebbe ottenuto un appalto in maniera sospetta, e in Iran, dove il Gruppo Pessina ha accompagnato l'allora presidente Renzi e firmato un memorandum d'intesa con le autorità del luogo. A rivelare i particolari di questo presunto accordo in contropartita è stato un testimone coperto da anonimato il quale, avendo partecipato alle trattative per la rilevazione dell'Unità, avrebbe presenziato e sentito di persona le proposte avanzate "da Matteo e da Bonifazi" (il tesoriere del Pd ndr).

Dopo la pubblicazione delle anticipazioni sul Fatto Quotidiano è subito montata la polemica: da una parte il Pd ha sostenuto che il servizio di Report fosse calunniatorio, dall'altra parte il Movimento 5 Stelle si è scagliato contro l'annunciata querela da parte di Renzi, evidenziando come questo tipo di atteggiamento fosse un'inaccettabile intimidazione. Secondo Michele Anzaldi, attuale capo della comunicazione di Matteo Renzi, "amplificare calunnie che non hanno alcun riscontro significherebbe minare la credibilità di un prodotto storico della Rai. Alla critica il Movimento 5 Stelle replica sostenendo che "i renziani prima hanno asfaltato in Rai la minoranza interna, adesso si preparano a fare fuoco e fiamme contro Report. Questo ricalca l'enorme conflitto d'interessi di Michele Anzaldi che da un lato fa il burattinaio di Renzi, dall'altro svolge il ruolo di censore approfittando del proprio incarico di segretario della commissione di Vigilanza Rai".

Durante la puntata, Report fa sapere che alla richiesta di delucidazioni, l'ex presidente del Consiglio avrebbe risposto, via avvocato, sostenendo  che "nessuna contropartita consistita in un’assegnazione di un appalto in Kazakistan è stata mai oggetto di promessa o dazione", aggiungendo inoltre che quelle diffuse da Report sarebbero "notizie false, diffamatorie e calunniose" e annunciando le "opportune iniziative giudiziarie contro chi si assumerà la responsabilità di avvalorala e diffonderla". Tutti gli attori chiamati in causa da Report, Matteo Renzi, Eni e Pessina, hanno negato ogni addebito e smentito "la fantasiosa ricostruzione" e questa mattina il Gruppo Pessina ha annunciato una querela nei confronti della trasmissione.

Alle 14 di martedì 11 aprile il Movimento 5 Stelle ha organizzato una breve conferenza stampa dedicata alla vicenda, attaccando duramente Renzi e il Partito Democratico. Durante la conferenza, Luigi Di Maio, Alessandro di Battista, Roberto Fico e Carlo Martelli hanno annunciato di essere intenzionati a depositare un'interrogazione parlamentare sul tema, chiamando a rispondere l'attuale ministro dello Sport Luca Lotti, ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'editoria. Lotti, spiegano i 5 Stelle, dovrà chiarire per quale motivo il costruttore Pessina ha rilevato il quotidiano L'Unità, spiegare i contorni della vicenda a partire dalla trattativa e i criteri seguiti dal Partito Democratico per la designazione dell'imprenditore. Inoltre, il Movimento 5 Stelle ha anche annunciato che presenterà un esposto chiedendo alla magistratura di indagare su eventuali reati commessi nell'ambito della trattativa Pessina-Unità: "Chiedo che l'autorità Anticorruzione verifichi se esiste un sistema Renzi dal punto di vista giudiziario".

Poco prima della conferenza stampa, il tesoriere del Pd Francesco Bonifazi ha replicato alle accuse mosse in queste ore dal Movimento 5 Stelle sostenendo: "Innanzitutto voglio ribadire che darò seguito a quello che ho annunciato e chiederò i danni a Report, alla Rai e al Fatto Quotidiano, e non credo sarò l'unico a farlo. Poi chiederei molta attenzione a Luigi Di Maio in relazione a quello che dirà durante la conferenza stampa, anche perché negli ultimi tempi mi sembra stia sbagliando un po' troppe cose. Basta pensare al caso Consip, che sta prendendo una piega un po' diversa da quella che sembrava, a quello che è successo ieri a Genova, a quello che è successo al povero Stefano Graziano e a tutta quella miriadi di indagati pentastellati che vengono di volta in volta dimenticato. Io capisco il nervosismo di Di Maio, di Mister Congiuntivo, perché finalmente quello che vi abbiamo promesso, cioè un esposto sui profili fiscali e penali che riguardano il blog di Beppe Grillo, è pronto. Credo che nei prossimi giorni ne vedremo delle belle.