Perché no? Qual è il motivo che interdice l'utilizzo della cannabis soprattutto a fini terapeutici? Come si fa ad impedire la regolamentazione dell'utilizzo della cannabis solo in base ad un pregiudizio? Come si può ridurre tutto alla considerazione che si tratti di una "pianta maledetta"? Sono queste le domande da cui parte l'analisi di Luigi Manconi, senatore del Partito Democratico, nel corso della conferenza stampa di presentazione del disegno di legge di iniziativa parlamentare recante la dicitura "Modifiche al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, in materia di coltivazione e cessione della cannabis indica e dei suoi derivati". Si tratta di una proposta, cofirmata da Stefano Esposito, Sergio Lo Giudice, Camilla Fabbri (tutti del Pd) e Francesco Palermo (Autonomie), presentata il 7 gennaio al Senato e ancora da assegnare alle Commissioni, che intende intervenire sia nell'ambito di disciplina delle sostanze stupefacenti (con modifiche sostanziali alla Fini – Giovanardi), sia in quello dell'utilizzo a scopo terapeutico dei cannabinoidi.

Su quest'ultimo aspetto Manconi è chiaro: "C'è una fondamentale istanza morale da rispettare, quella di ridurre il dolore superfluo. Si tratta di agire subito con la giusta sensibilità verso la sofferenza dei pazienti, con un complesso di azioni e di norme che hanno un solo scopo: ridurre il dolore". Sul punto, scriveva qualche giorno fa il senatore Pd: "In America, sono già ventuno gli Stati dell’Unione che consentono l’uso terapeutico dei derivati della cannabis; e anche in Italia qualche passo positivo è stato fatto. Neanche un anno fa l'allora ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha inserito i “medicinali di origine vegetale a base di cannabis (sostanze e preparazioni vegetali, inclusi estratti e tinture)”  tra le sostanze psicoattive autorizzate a fini medici. E nel frattempo alcune Regioni (Toscana e Puglia, tra le altre) ne hanno disciplinato le modalità di distribuzione a carico del Servizio Sanitario Nazionale". Dunque, serve un ulteriore intervento legislativo che estenda "la categoria dei soggetti autorizzati alla coltivazione di piante di cannabis per scopi scientifici, sperimentali o comunque terapeutici ricomprendendovi anche le persone giuridiche private, così superando la rigidità del testo normativo vigente, che ha impedito di fatto lo sviluppo di tali attività", semplificando ad un tempo "le modalità di importazione, prescrizione e dispensazione dei farmaci contenenti cannabis indica".

In questo modo, spiega Manconi, sarebbe "espressamente legittima  la coltivazione delle piante di marijuana per farne uso personale, in relazione ad esigenze terapeutiche proprie, dei propri congiunti o conviventi", mentre non sarebbe sanzionabile nemmeno in via amministrativa chi si procuri la cannabis per fini terapeutici propri. Allo stesso tempo si prevedono cambiamenti sostanziali per la prescrizione abusiva, in modo da garantire trasparenza e libertà di scelta. Insomma, un primo passo verso la libertà terapeutica e verso il superamento del pregiudizio.