Da oggi non più solo "la sindaca" al posto del "sindaco" o "la ministra" al posto di "il ministro", in caso di figura istituzionale femminile. Ma anche "la vigile" al posto de "il vigile" o "l'avvocata" invece di "l'avvocato". A  Torino i dipendenti della pubblica amministrazione dovranno fare molta attenzione perché, con una delibera approvata ieri dall'amministrazione Appendino, qualsiasi forma di discriminazione di genere è bandita. In particolare negli uffici aperti al pubblico bisognerà essere piuttostio chiari e neutralizzare qualsiasi forma "ambigua" espressa nelle comunicazioni ufficiali.

Come esempio pratico basti pensare che non si potrà più dire "gli utenti possono aspettare il proprio turno" ma piuttosto si comunicherà "si prega di attendere il proprio turno". Insomma onde evitare problemi basterà spersonalizzare il concetto. Anche in ambiente scolastico non si sfuggirà al cambiamento e "le insegnanti" diventeranno "corpo insegnante".

La delibera non è una novità della giunta Appendino, ma riprende quanto già avviato con la precedente amministrazione Fassino. Per eliminare qualsiasi forma di discriminazione di genere è stato "ingaggiato" un team di esperti che ha collaborato per la stesura del decreto stesso. A Torino la modulistica negli uffici comunali è stata già da tempo modificata, marcando il genere dell'istituzione, se necessario, o neutralizzandolo del tutto.

A sottolineare il perché della scelta è stato anche l'assessore alle Pari Opportunità Marco Giusta : "A volte la differenza si comincia a farla dalle piccole cose e perché allora non partire dal linguaggio? Sempre più spesso assistiamo a casi di violenza nei confronti delle donne e spesso hanno basi sociali, culturali e una struttura discriminatoria. Il linguaggio con cui vengono scritti e pensati leggi e documenti è un primo passo importante anche per la costruzione delle linee politiche".

Due quindi le possibilità espresse nel documento per evitare fraintendimenti: usare nomi femminili accanto a quelli maschili, come nel caso de "la vigile", oppure utilizzare nomi collettivi o che si riferiscono al servizio generico, come "corpo insegnante".

Immediata la reazione del segretario della Lega Nord Matteo Salvini che su Facebook commenta così la delibera: "Una Boldrini grillina… Con tutti i problemi che ha Torino, questi pensano al vocabolario!". E ancora: "Non penso che le donne aspettino a tutela dei loro diritti la ‘a' alla fine del sostantivo o dell'aggettivo. Penso che gradirebbero essere tutelate, poter prendere i mezzi pubblici senza ansia, avere la possibilità di portare i figli a scuola senza perdere il lavoro, avere gli asili gratis, andare in pensione prima di 66 anni".