C'era da prevederlo, perché ormai il discorso della pedofilia negli ambienti ecclesiastici è qualcosa che sta emergendo ed ha, giustamente, bisogno di far parlare di sé; certamente sarà stata una brutta sorpresa per i diretti interessati, ma la denuncia presentata al tribunale de L'Aja da parte delle associazioni di vittime di preti pedofili contro Papa Benedetto XVI e tre suoi stretti collaboratori, non cade proprio come un fulmine a ciel sereno. Ormai da una decina d'anni il tabù è stato pian piano rimosso dall'argomento, che si è trovato così ad essere protagonista di film o al centro di dibattiti televisivi; sempre con tutta la delicatezza ed il rispetto che storie così delicate esigono, ma comunque alla ricerca di un responsabile.

Nelle ottanta pagine del ricorso depositato al tribunale dagli avvocati delle associazioni delle vittime di preti pedofili, la Snap (Survivors Network of those Abused by Priets) in collaborazione con il Center for Constitutional Rights, è evidente l'intento di chiarire il ruolo che il Papa e le alte sfere ecclesiastiche avrebbero avuto in alcuni episodi di pedofilia verificatisi, a quanto pare, negli Stati Uniti e nel Congo. Questa denuncia, contro il Papa ma anche contro il Segretario di Stato, Cardinale Tarcisio Bertone, il Cardinale Angelo Sodano e l'ex vescovo di San Francisco, va a costituire un altro tassello di un fenomeno più ampio, cominciato una decina di anni fa.

Quelli che dovevano essere meri luoghi comuni, rispetto alle inclinazioni di uomini che predicavano la castità ed il controllo delle passioni, iniziarono ad assumere contorni reali già a partire dagli anni ’90. Successivamente, nel 2002, un'inchiesta del giornale The Boston Globe iniziò a pubblicare denunce, atti di processi, condanne, tentativi di insabbiamento di atti di pedofilia compiuti dal clero di Boston: nella sola città americana furono 89 i sacerdoti finiti sotto accusa e 55 quelli rimossi dall'incarico, neanche l'arcivescovo, che presentò due volte le dimissioni, giacché la prima Giovanni Paolo II non le accettò, poté sottrarsi. I numeri erano impressionanti e, prevedibilmente, queste notizie ebbero immediatamente una vastissima eco oltreoceano: l'informazione, ormai, era anche più veloce e diffusa capillarmente.

Il varco appena aperto su questo oscuro mondo non si richiuse, anzi: nel 2006 il documentario della BBC Sex, crimes and the Vatican portò alla luce il dramma di un centinaio di bambini irlandesi che furono vittime di abusi da parte di 26 sacerdoti locali; stando a quanto sosteneva il giornalista della BBC, l'allora capo della Congregazione della Dottrina della Fede, Cardinale Joseph Ratzinger, fu il responsabile dell'insabbiamento; il Rapporto Murphy, frutto del lavoro di una commissione indipendente d'inchiesta, denunciò l'ostruzionismo ricevuto, nello svolgimento delle indagini sui crimini commessi dai sacerdoti, dai vertici cattolici. Nel 2007 il responsabile dell'arcidiocesi di Dublino ha pubblicamente porto le sue scuse, non accettate, alle vittime, per gli abusi e per il modo in cui vennero coperti dalle alte sfere ecclesiastiche.

In Brasile, invece, sarebbero circa il 10% dei religiosi ad essere stati coinvolti in casi di cattiva condotta sessuale, incluse violenze, nei confronti di donne o di bambini; nel 2005 la pubblicazione del diario di un sacerdote che destò scandalo e orrore, in cui venivano dettate le regole per restare impunito nell'esercizio della pedofilia: la prima tra tutte era, ovviamente, quella di non molestare mai un bambino di famiglia ricca. In Brasile, inoltre, venne aperta dai Padri Venturini una casa di cura proprio al fine di offrire un ricovero, rigorosamente segreto, e dell'assistenza ai preti pedofili.

Un elenco fatto solo per brevi cenni non può certamente dare la misura dell'orrore che è protagonista di tutte queste vicende dal momento che non tiene neanche conto di ogni situazione del genere che si è verificata, dal Sud America all'Africa, dall'Olanda alla nostra Italia; né, men che mai, riesce ad intravedere le responsabilità, quelle dirette o quelle indirette, di tutti coloro i quali sono stati coinvolti in queste lugubri vicende. In anni recenti Papa Benedetto XVI ha più volte chiesto il perdono alle vittime di abusi di vari paesi; se, però, ci saranno delle responsabilità di insabbiamento, come più volte si è detto, proprio da parte sua e dalle alte sfere, sarà la giustizia de L'Aja a stabilirlo.