La storia di Carina, 19enne vittima di un terribile incidente stradale, arriva dalla Danimarca. I medici erano sul punto di dichiararla cerebralmente morta e prendere i suoi organi quando lei è tornata alla vita. Ora si chiede se i medici volessero ucciderla.

La volontà di un paziente in gravissime condizioni deve essere rispettata anche quando la sua vita corre pericolo? E’ il dilemma dei medici dell’ospedale San Jorge di Huesca, in Spagna. Da alcuni giorni, una ventenne testimone di Geova lotta tra la vita e la morte. Dopo l’operazione a cui è stata sottoposta è sopraggiunta una peritonite e per i dottori è necessaria una trasfusione di sangue. La giovane, però, ha sottoscritto un testamento biologico nel quale ha specificato di non volere ricevere sangue altrui. Un precetto in linea con il suo credo religioso che rischia di costarle la vita.

La ventenne si trova in terapia intensiva perché, di fronte alla gravità della situazione, i medici le hanno indotto un coma farmacologico. La paziente quindi non è cosciente e nessun altro può decidere per lei. I genitori, in un disperato tentativo di salvarla, si sono rivolti ad un tribunale chiedendo l’annullamento delle volontà della ragazza. Tuttavia, i giudici hanno respinto la loro domanda: la figlia era maggiorenne quando ha sottoscritto il testamento biologico, e pertanto perfettamente in grado di decidere in anticipo i trattamenti sanitari da intraprendere nel caso di una sua eventuale incapacità dovuta a malattia.

La famiglia non è stata l’unica a interpellare la magistratura. Anche l’ospedale di Huesca ha chiesto ad un giudice di intervenire. E anche in questo caso, la risposta è stata negativa. Secondo il tribunale, infatti, la legge riconosce il diritto dei pazienti a decidere della loro vita. I medici, quindi, dovranno rispettare la volontà della giovane testimone di Geova. Un tema delicato quello delle trasfusioni per chi segue il culto a Geova. Per gli adepti, il divieto a ricevere sangue altrui è contenuto nella Bibbia. Un precetto seguito così ciecamente che ogni seguace ha sempre con sé un foglio in cui rifiuta qualsiasi trasfusione di sangue, globuli rossi, bianchi, piastrine e plasma. E per chi, trovandosi tra la vita e la morte, dovesse cedere e accettare il sangue si aprirebbe un comitato giudiziario interno alla congregazione che dovrà giudicare l’adepto ed eventualmente allontanarlo. Come è successo a Grazia Di Nicola, la donna salernitana espulsa dai testimoni di Geova per aver consentito ai medici di salvarla con una trasfusione.

In Spagna, il caso di questa giovane ha riaperto il dibattito etico su quale delle volontà seguire: se quella del paziente o quella dei medici. Nel 2008, il Paese iberico ha vissuto un dramma simile quando un bambino di 13 anni, Marcos Alegre, era morto perché i genitori, entrambi testimoni di Geova, non avevano autorizzato la trasfusione di sangue che gli avrebbe salvato la vita. Assolti in primo grado dall'accusa di omicidio colposo, i genitori erano stati condannati in appello a due anni e sei mesi di carcere. La vicenda giudiziaria arrivò fino alla Corte costituzionale spagnola che decretò l’innocenza della coppia basandosi sul riconoscimento della libertà religiosa.

Fonti dell’ospedale in cui è ricoverata la ventenne assicurano che non è la prima volta che si trovano a dover affrontare una situazione simile. E anche in quei casi i medici non hanno potuto far altro che rispettare le volontà del paziente. La peritonite che ha colpito la giovane testimone di Geova – concludono i dottori – ha causato una grave anemia. Le sue condizioni, in mancanza di una trasfusione, potrebbero peggiorare fino a condurla alla morte.