Un uomo svizzero è stato arrestato oggi a Marrakesh nell'ambito dell'inchiesta sull'uccisione di due turiste scandinave nel sud del paese, sulla catena montuosa dell'Alto Atlante, una delle più imponenti del continente africano. L'uomo è sospettato di avere legami con alcuni dei presunti assassini. Lo hanno reso noto i servizi di sicurezza marocchini.

L'uomo, che è in possesso anche della nazionalità spagnola, è stato definito come "intriso di ideologia estremista" ed è “sospettato di avere insegnato ad alcune delle persone coinvolte nella vicenda gli strumenti di comunicazione derivanti dalle nuove tecnologie e di averle addestrate a sparare", come si legge nella nota diramata dalle autorità. Il Dipartimento federale degli affari esteri non ha per ora confermato la notizia.

Louisa Jesperen, danese di 24 anni, e Maren Ueland, 28enne norvegese , sono state prima violentate poi uccise e decapitate in Marocco, dove si erano recate per compiere una escursione sulla vetta più alta del Nord Africa, il monte Toubkal, a una settantina di chilometri da Marrakeck. Le due donne si erano accampate con la loro tenda sulla piana di Imlil, a una manciata di chilometri dal piccolo borgo da cui partono le spedizioni verso la vetta della montagna. Proprio mentre dormivano sarebbero state aggredite durante la notte da un gruppo di ragazzi che poco prima erano stati visti proprio in paese, filmati anche da alcune telecamere di sorveglianza. I cadaveri martoriati delle due giovani esploratrici sono stati scoperti solo molte ore dopo quando un altro gruppo di escursionisti è passato in zona e ha dato l'allarme.

Ieri un altro episodio simile: in una località sciistica marocchina è stato trovato il corpo senza vita e martoriato di un'altra ragazza, anche lei brutalmente decapitata, ma la cui identità non è stata ancora resa nota.