
Contenuto editoriale realizzato in collaborazione con European Climate Foundation per il progetto ‘Transizione Energetica".
La prima immagine forse è quella scontata, è l’antitesi. Un campo coltivato con grano, pomodori o con alberi da frutto e un campo dove sono stati installati solo pannelli solari, con la sterpaglia che cresce sotto le piantagioni sintetiche schermi scuri. Due visioni diverse di come usare un terreno: produrre cibo o produrre energia, visioni che pensate all’estremo rimandano anche ad ambienti diversi. I campi dei terreni ricchi d’acqua nelle zone continentali e le piantagioni di pannelli fotovoltaici nelle zone desertiche. Eppure in Italia si sta diffondendo una terza via: si chiama agrivoltaico e cerca di tenere insieme tutte e due le produzioni. Qui i pannelli fotovoltaici vengono posizionati in modo da essere più alti rispetto al terreno, così da permettere comunque di coltivare la terra. Certo, non è una tecnologia che si può applicare a qualsiasi coltura: sarebbe impossibile passare attraverso i pannelli con un trattore o crescere delle piante che hanno bisogno di luce diretta. Ma qualche compromesso offre una strada più chiara.
Nell’aprile del 2025 Legambiente ha aperto il primo forum nazionale sull’agrivoltaico. È partita da un dato, che vi riportiamo qui: “Su 304 pareri di VIA rilasciati nel 2024 dalla Commissione PNRR PNIEC del Ministero dell’ambiente e della Sicurezza Energetica, 153 erano relativi a questa tecnologia. Per il 78% dei progetti di agrivoltaico presentati il parere della Commissione è stato positivo, solo il 22% dei progetti ha ricevuto il no del Ministero”.
La metà quindi dei pareri di VIA rilasciati solo nel 2024 dalla Commissione PNRR PNIEC riguardavano questa tecnologia. E questo non vuol dire che gli agricoltori italiani stanno sradicando le loro culture ma che la convivenza con l’agricovoltaico non abbassa solo i costi della produzione di energia ma può anche aiutare le coltivazioni.
Gli effetti dell’agrivoltaico sulle colture
I dati sono diversi. Ne abbiamo analizzati un po’. Il punto principale riguarda l’ombreggiatura: il posizionamento di questi pannelli in certi casi può aiutare lo stress idrico di un terreno. Il Politecnico di Milano ha diffuso uno dei primi studi (1) in assoluto sull’impatto di questa tecnologia. Lo studio si intitola Global Land-Water Competition and Synergy Between Solar Energy and Agriculture ed è stato pubblicato sulla rivista scientifica Earth’s Future. Qui leggiamo prima di tutto che guardando la situazione a livello globale, l’installazione di impianti fotovoltaici ha provocato effettivamente una perdita di colture solo tra il 13 e il 16% dei casi studiati. Questo vuol dire che per la maggior parte l’installazione dei pannelli fotovoltaici è stata fatta su terreni troppo aridi per essere coltivati o come comunque non venivano utilizzati per questo scopo. Al momento, considerando tutta la superficie coltivabile del mondo, solo lo 0,02% è utilizzata per il fotovoltaico.
Nikolas Galli, coautore dello studio, ha rilasciato anche una serie di dichiarazioni al portale èNostra (2) che spiegano meglio i risultati prodotti dallo studio: “Abbiamo rilevato che nel mondo il 22-35% delle superfici agricole non irrigue potrebbero ospitare impianti agrivoltaici senza perdite significative in termini di produttività agricola”. Un impatto che non riguarda solo l’Italia: “Grazie a questa ricerca abbiamo potuto esplorare zone del Sud del mondo che raramente vengono analizzate negli studi sull’agrivoltaico. Abbiamo rilevato che, oltre al bacino del Mediterraneo, potrebbero beneficiare dell’agrivoltaico in particolare le macroaree del Sahel e dell’India”.
Legambiente nelle sue analisi ha cercato anche di capire quali sono le colture che possono aumentare, proprio a livella di resa, nei campi dove viene utilizzato l’agrivoltaico: quelle più interessate sono soprattutto le colture foraggere. Leggiamo nel report di Legambiente (3): “Studi sperimentali confermano che la produttività della vite coltivata sotto impianti agrivoltaici è aumentata del 15-30%, quella dell’insalata del 10%, mentre per il pomodoro si è osservata una riduzione dei consumi idrici fino al 65%. Le colture foraggere hanno registrato incrementi di resa fino al 40%”.
Un’ultima nota. Oltre all’efficienza energetica e importante guardare anche i dati legati all’utilizzo dell’acqua. Uno degli studi di riferimento qui è quello legato al progetto Value4Farm, un progetto finanziato dal programma Horizon Europe e dedicato alla decarbonizzazione nel settore dell’agricoltura. Negli impianti agrivoltaici l’efficienza dell’uso di acqua cresce del 15%. I giorni in cui viene rilevato stress idrico invece possono ridursi anche al 60%.
(1) https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1029/2024EF005291
(2) https://www.enostra.it/agrivoltaico-uno-studio-del-polimi-sul-potenziale-a-livello-globale/
(3) https://www.legambiente.it/comunicati-stampa/primo-forum-nazionale-sullagrivoltaico/