La pandemia causata dal Covid 19 ha sconvolto tutto il mondo, minacciando la vita delle persone non solo sotto il profilo sanitario, ma anche quello economico, sociale e occupazionale. L’Unione europea ha deciso di reagire mettendo in campo nell’immediato misure straordinarie per tutelare la salute dei cittadini e cercare di mitigare il primo impatto sulle economie e le società degli Stati membri, e lanciando in un secondo momento, che entra nel vivo ora, il piano per la ripresa “Next Generation Eu”. L'obiettivo di questo piano, ora al vaglio dei capi di Stato e di governo, è disegnare un’Europa solidale, che punti sulla trasformazione ecologica e l’innovazione digitale.
Scopriamo quali sono le misure prese fino a questo momento e perché sono importanti per l’Italia

L’Europa si rimbocca le maniche: una strada più audace e solidale

L’obiettivo degli interventi iniziali è stato quello di contenere l’espandersi dell’epidemia e tutelare la salute dei cittadini. A fine febbraio sono stati stanziati i primi fondi : 232 milioni di euro, di cui una quota importante è finita nelle casse dell'Organizzazione mondiale per la sanità (Oms), per rafforzare la preparazione globale all’emergenza. Con il passare delle giornate il ritmo delle decisioni e dei provvedimenti si è intensificato : 47,5 milioni di euro (tra finanziamenti pubblici e privati) sono arrivati a 17 progetti di ricerca sui vaccini anti-coronavirus, per lo stesso motivo sono stati assicurati 90 milioni direttamente alla società tedesca CureVac, quella contattata dagli Stati Uniti per assicurarsi – senza riuscire – l’esclusiva sul vaccino. Altri 164 milioni di euro sono stati destinati alle imprese per trovare una risposta innovativa alla pandemia e si è potenziato il sistema di coordinamento tra Stati, assicurando l’arrivo di dispositivi di protezione medica, inizialmente bloccati alle frontiere.

Nelle stesse ore in cui arrivavano le reazioni sul fronte sanitario, si articolavano anche le prime risposte economiche. A fine marzo con il Coronavirus Response Investment Initiative, il piano votato in tempi record dalle istituzioni europee, sono stati stanziati 37 miliardi al sistema sanitario, alle imprese e ai lavoratori. Essenziali anche le misure prese per allentare le norme sugli aiuti di Stato, affinché i singoli paesi potessero avere a disposizione tutti gli strumenti per aiutare le loro aziende, e la scelta epocale di sospendere il patto di stabilità per garantire la massima flessibilità. Non c’è stato solo questo, nei giorni successivi è arrivato il sostegno della Bce, della Bei, del Mes e l’innovativo piano Sure. Cosa si nasconde dietro queste sigle e quali sono i vantaggi per l’Italia?

Bce, Bei, Mes e Sure. Perché queste non sono solo sigle e sono importanti per l’Italia

A marzo la Bce, la Banca centrale Europea che ha la responsabilità di guidare la politica monetaria dell’Unione, ha lanciato un massiccio programma di acquisto di titoli di Stato per ben 750 miliardi di euro. Non è la prima volta che la Banca interviene sul debito dell’eurozona, ma in passato i programmi di acquisto dovevano essere limitati al peso delle azioni di ciascuno Stato. Vincolo che è stato sollevato per rispondere meglio alle nuove esigenze poste dalla crisi. Per fare un esempio, l’Italia detiene il 13,8 per cento delle quote, la Bce quindi non potrebbe intervenire con una proporzione più alta sui nostri debiti di stato, invece il nostro paese finora ha incassato una fetta pari al 15,8 per cento. Tradotto in termini ancora più pratici: nella prima tranche di acquisti da 230 miliardi, ci sono arrivati 37,3 miliardi di euro in titoli di Stato, 5 miliardi in più di quanto previsto. A inizio giugno inoltre la Banca centrale europea ha raddoppiato il proprio impegno, aumentando di 600 miliardi il programma per l’emergenza pandemica lanciato a marzo. Il Pepp (questo il nome del programma) sale quindi a 1350 miliardi e si estenderà almeno fino a giugno 2021, e non dicembre 2020 come inizialmente previsto.

Questi non sono gli unici fondi che avrà a disposizione l’Italia, che se dovesse scegliere di attivare tutte le risorse disponibili vedrebbe arrivare nelle proprie casse più di 96 miliardi. Nel Consiglio europeo di aprile i leader dei vari paesi e le istituzioni si sono accordati per lanciare un’iniziativa di 540 miliardi di euro, grazie al combinato disposto di Mes, Bei e Sure. Il Mes è un’organizzazione internazionale, nota anche con il nome di Fondo Salva Stati, nata per garantire una fonte permanente di assistenza finanziaria agli Stati membri in difficoltà.
E’ celebre soprattutto per l’intervento operato in Grecia durante la crisi del debito sovrano e non è vista da tutti di buon occhio a fronte delle condizionalità che impone per poter accedere ai prestiti. Anche in questo caso – come avvenuto per il Patto di stabilità, gli aiuti di Stato e finanziamenti della Bce – l’emergenza da Coronavirus ha imposto scelte epocali e così i vincoli che normalmente regolano i prestiti sono stati aboliti. Dal primo giugno sono a disposizione per tutti gli Stati europei che volessero accedere a questa linea di credito – nessuno è obbligato – ben 240 miliardi di euro senza nessuna condizionalità per far fronte alle spese sanitarie dirette e indirette generate dalla crisi. I paesi possono chiedere fino al 2 per cento del loro Pil e se l’Italia dovesse scegliere di fare domanda vedrebbe arrivare ben 36 miliardi.

Altri 40 miliardi di euro potrebbero arrivare nel nostro Paese grazie ai fondi della Bei.

La Banca europea per gli investimenti, a differenza della Bce, può offrire direttamente prestiti alle aziende. E grazie a questo sostiene le piccole e medie imprese di tutto il Continente. Come funziona? E’ un organo indipendente e autonomo che può contare su un capitale sottoscritto da tutti gli Stati Membri, proprio per questo viene considerata sul mercato un’istituzione solida e si può permettere di offrire prestiti a tassi decisamente più convenienti di qualsiasi istituto commerciale. Per rispondere al Covid-19 ha attivato un fondo di garanzia di 25 miliardi che utilizzerà per raccogliere fino a 200 miliardi sul mercato da poter destinare a prezzi vantaggiosi alle Pmi europee.
A completare il pacchetto c’è il nuovo meccanismo nominato Sure, un acronimo che sta per State Supported Short-Time Work. Da noi è stato spesso definito come “la cassa integrazione europea”, in realtà non è proprio così, si tratta di un programma, un tesoretto, che può permettere all’Italia – e agli altri paesi – di sostenere la cassa integrazione e altre misure di sostegno al lavoro attivate in questo periodo di crisi. Sure ha a disposizione ben 100 miliardi di fresh money, come si dice nei corridoi di Bruxelles, soldi freschi, non legati al bilancio dell’Ue. La Commissione istituisce un fondo di garanzia di 25 miliardi con la partecipazione volontaria di tutti gli Stati Membri e acquisterà sul mercato fino a cento miliardi, che saranno poi a disposizione degli Stati a tassi estremamente più vantaggiosi di quelli che avrebbero avuto indebitandosi direttamente e in prima persona sul mercato. Si stima che l’Italia potrebbe aggiudicarsi fino a 20 miliardi grazie a questo strumento.

Nonostante tutto questo le reazioni dell’Unione europea sono state spesso bollate come inefficaci e tardive. Mentre si accendeva il dibattito sui coronabond e sul Recovery Fund, il fondo fortemente voluto dall’Italia, a Bruxelles oltre a sostenere l’economia e la ricerca medica veniva disegnato un imponente piano di ripresa che metterà a disposizione, se approvato dai governi dei 27, ben 1850 miliardi di euro. 1100 miliardi sono destinati al bilancio europeo per il periodo 2021-2027 e altri 750 miliardi sono uno strumento di supporto temporaneo chiamato Next Generation Eu.

Cosa è Next Generation Eu e cosa c’entra con il Recovery Fund?

L'Italia, così come gli altri paesi più colpiti dalla pandemia, hanno spinto molto le istituzioni europee per un imponente piano di ripresa e queste richieste sono state accolte. Per giorni e mesi nei dibattiti politici ed economici si è fatto riferimento al termine “Recovery Fund” per definire questo strumento. Il 15 maggio il Parlamento europeo ha votato a grande maggioranza una risoluzione in cui chiedeva un impegno economico per il pacchetto ripresa di almeno 2000 miliardi. Pochi giorni dopo la Commissione europea ha presentato il proprio progetto: al piano di ripresa è stato dato il nome di Next Generation Eu, e insieme a questo è stata presentata la riforma del bilancio europeo. E’ importante leggere questi due strumenti – il bilancio e il fondo di ripresa insieme, per poter comprendere la loro forza e avvicinarsi un po’ di più al funzionamento dell’Unione. Partiamo dal bilancio.

Il bilancio europeo (in gergo tecnico si parla di Qfp, quadro finanziario pluriennale europeo), è lo strumento di cornice attraverso il quale l’Unione europea finanzia i propri programmi. Ogni stato mette una quota del proprio Pil, le proposte vengono avanzate da Commissione e Parlamento e poi votate da Consiglio e Parlamento, che ha potere di veto. Il 2020 è terminato l’esercizio di bilancio precedente, quello che andava dal 2014 al 2020 e già da tempo a Bruxelles si discute per trovare un compromesso. E’ dentro questo accordo che vengono, per esempio, definiti i fondi a disposizione per la politica agricola, per l’Erasmus + e per tutti quei programmi che danno opportunità a cittadini e imprese europee in vari fronti.

Il Parlamento europeo è pronto con la sua ambiziosa posizione già dal 2018, ma il Consiglio (che riunisce i capi di Stato e di governo dei vari paesi Ue) non riusciva a trovare una quadra, l’ultima riunione precedente allo scoppio della pandemia è stata a febbraio e si è conclusa con un nulla di fatto e con il rischio che gli egoismi nazionali potessero limitare le ambizioni del Parlamento europeo. In quell’occasione il suo presidente David Sassoli, aveva sottolineato che “mancano almeno 230 miliardi” per raggiungere le proposte del Parlamento.

Ora, il prossimo 17 e 18 luglio, il Consiglio si riunirà nuovamente per discutere del budget e avrà sul tavolo una proposta differente, nata dallo sforzo della Commissione di disegnare lo strumento più adeguato possibile per rispondere alla crisi. Oltre all’importante dotazione finanziaria – lo ricordiamo, 1100 miliardi per il bilancio e 750 miliardi per il fondo di ripresa – una delle maggiori novità rappresenta gli strumenti di finanziamento. Come abbiamo detto fino ad ora le casse di Bruxelles venivano riempite grazie al contributo diretto degli Stati Membri e ai prelievi doganali, la nuova proposta è che a questi soldi si aggiungano delle nuove risorse proprie. In discussione c’è una tassa sui giganti del web, una riforma del meccanismo che regola lo scambio di emissioni inquinanti e altri fondi potrebbero venire da imposte legate alla riconversione ecologica. Gli obiettivi del bilancio sono in linea a quelli già avanzati prima della crisi: sostenibilità e innovazione con il Green Deal, il piano verde dell’Ue, e fortissima attenzione allo sviluppo digitale.

Next Generation Ue, il piano temporaneo per sostenere la ripresa, si basa invece su un meccanismo assolutamente originale e nuovo per le istituzioni. La Commissione contrarrà eccezionalmente prestiti per conto dell’Unione, attraverso l’emissione di obbligazioni, fino a 750 miliardi di euro. Questi fondi, sempre se approvati, verranno poi diretti versi gli Stati, 500 miliardi saranno a fondo perduto, sovvenzioni, mentre gli altri 250 miliardi saranno prestiti da restituire a Bruxelles tra il 2028 e il 2058. Secondo i primi calcoli all’Italia potrebbero arrivare 90 miliardi di prestiti e 81 a fondo perduto.
Nelle intenzioni della Commissione europea e così come affermato da Ursula Von Der Leyen durante la presentazione del programma, Next Generation Eu si basa su tre pilastri fondamentali: sostenere la ripresa degli Stati membri (azione a cui andrà l’80 per cento dei fondi disponibili), rilanciare l’economia e sostenere gli investimenti privati (ambito in cui viene proposto un nuovo dispositivo per investire in catene di valore fondamentali per la resilienza e l’autonomia strategica dell’Europa) e infine trarre insegnamento dalla crisi . A questo proposito, tra le altre cose, verrà potenziato il programma di protezione civile dell’Unione in modo da essere attrezzati per le eventuali crisi future e poter farvi fronte in maniera efficace e tempestiva e verrà attivato un nuovo programma per la salute per ampliare la sicurezza sanitaria.

Oltre alle disposizioni di natura economica i cambiamenti proposti per il futuro hanno a che fare anche con la struttura e il funzionamento del bilancio. La Commissione europea ha notato che è necessario dotarsi di uno strumento il più snello possibile per poter reagire velocemente a crisi di questo tipo ed è per questo che al di là dei singoli programmi ha proposto di potenziare la flessibilità del bilancio e degli strumenti di emergenza per il periodo 2021-2027.

Proprio sui tempi si gioca uno degli scontri più importanti. Ursula Von Der Leyen ed il Parlamento europeo chiedono al Consiglio di trovare un accordo entro luglio così da poter vedere questi strumenti in azione quanto prima. Anche Sassoli, accogliendo a Bruxelles la cancelliera tedesca Angela Merkel, presidente di turno dell’Ue lo scorso 8 luglio, ha sottolineato quanto sono rilevanti questi momenti: “ Siamo alla vigilia di appuntamenti importanti che non possiamo fallire ”, ha dichiarato specificando che “ le nostre nostre decisioni riguarderanno milioni e milioni di cittadini europei che hanno sofferto e continuano a soffrire per le conseguenze economiche e sociali di questa pandemia. Nulla può tornare come prima, ma, soprattutto, nessuno deve essere lasciato solo di fronte a questa tragedia. Per il Parlamento europeo la proposta della Commissione per il bilancio pluriennale dell'UE e per il Next Generation EU Recovery Fund è una base minima da cui partire, non un punto di arrivo. Non si può e non si deve tornare indietro".