Il primo luglio la Germania ha assunto la presidenza del Consiglio dell’Unione europea e la gestione tedesca è stata inaugurata dalla Cancelliera Angela Merkel pochi giorni dopo con un discorso nella plenaria del Parlamento europeo a Bruxelles. Lì ha affrontato le sfide dell’Ue poste dal Coronavirus e le priorità che intende seguire per la ripresa e per guidare il progetto europeo: i diritti fondamentali, la coesione, la protezione del clima, la digitalizzazione e la responsabilità dell’Europa nel mondo. Merkel si è rivolta al Parlamento europeo che ha definito “necessario”: “Ho bisogno di voi per proteggere questo spirito pubblico. Perché voi siete i mediatori della comprensione reciproca e dei compromessi che dobbiamo raggiungere. Siete i traduttori dei principi europei”. Come ha sottolineato in apertura del suo intervento, quello per la plenaria è stato “il primo viaggio all’estero dopo lo scoppio della pandemia, e mi conduce con coscienza e completa convinzione a voi, il cuore della democrazia europea”.

“Ce lo chiede l’Europa”. Ma chi è l’Europa?

La plenaria è il momento chiave della vita del Parlamento europeo, in cui si riuniscono – discutono e votano – i 705 eurodeputati eletti nei 27 Paesi Membri. Per capire meglio di cosa si tratta è necessario fare un piccolo passo indietro e osservare la struttura dell’Unione europea nel suo insieme. L’Ue si regge fondamentalmente su quattro pilastri: il Consiglio europeo, l’istituzione formata dai Capi di Stato e di governo che definisce le linee politiche e le priorità dell'Unione. La Commissione europea, il collegio guidato da Ursula Von Der Leyen e composto dai vari commissari, uno per paese, a cui spetta per lo più il potere esecutivo e che è responsabile di proporre le norme, verificarne l'attuazione e fare una prima proposta di bilancio comunitario a lungo termine (si parla di settennati di programmazione). Il Consiglio dell’Unione europea, che è la voce dei governi e co-decide, insieme al Parlamento, sulle varie materie di competenza dei diversi ministri (quando si parla di agricoltura si riuniscono i ministri dell'agricoltura, quando si parla di ambiente i ministri dell'ambiente, quando di politica estera i ministri degli esteri etc.). Infine il Parlamento europeo, che è invece la voce dei cittadini e che – fra le altre cose- ha l'importante compito di approvare la nomina della presidente della Commissione, di portare avanti le audizioni dei singoli commissari approvandoli o respingendoli singolarmente e, infine, di dare il via libera finale all'insediamento della Commissione europea. Il Parlamento ha anche il potere, in casi di una certa gravità, di far mancare la sua fiducia alla Commissione. Parlamento e Consiglio, insieme, svolgono il ruolo legislativo, ossia discutono, modificano ed approvano le proposte normative presentate dalla Commissione ed anche il bilancio comunitario. Negli ultimi anni il Parlamento ha assunto un ruolo sempre più importante. Trattato dopo Trattato, da quello di Roma del 1957 a quello di Lisbona del 2007, ha visto aumentare costantemente e notevolmente la sua influenza nei meccanismi decisionali europei, esercitando il potere legislativo in quasi tutte le materie di competenza comunitaria. Significa, come dicevamo, che spetta agli eurodeputati adottare la legislazione dell’Ue, sulla base delle proposte della Commissione. E’ per questo che la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen in questi mesi si è rivolta alla plenaria per presentare le risposte dell’Unione all’emergenza coronavirus, non ultimo il Next Generation Eu, la proposta che contiene il cosiddetto “Recovery Fund”. E’ proprio durante la plenaria che gli eurodeputati affrontano argomenti e prendono decisioni che influiscono sulla vita di tutti i cittadini e le cittadine dell’Unione. Il Parlamento ha il potere di legiferare praticamente su tutti i settori di competenza comunitaria, escluse la fiscalità e la politica estera, in cui comunque viene consultato. Per esempio è con un voto del Parlamento europeo che si definiscono i fondi a disposizione dell’Erasmus +, l’accordo sulla Brexit o gli accordi commerciali, ed è il Parlamento europeo che dobbiamo ringraziare se abbiamo smesso di pagare le salate tariffe telefoniche del roaming quando viaggiamo in Europa. Ma non solo, i temi su cui è impegnato il Parlamento sono tantissimi. Per citarne solo alcuni: la riforma del regolamento di Dublino sul sistema di asilo nella UE, votata in aula nel novembre 2017, ma ancora bloccata in Consiglio per l’approvazione dei governi; la riforma del copyright, che dovrà ora essere tradotta e applicata dagli Stati europei entro giugno 2021; il Regolamento Reach, elaborato in gran parte in Parlamento e osteggiato da Cina e Stati Uniti, che è il più avanzato regolamento al mondo sulla Registrazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche e il GDPR, acronimo ostico che sta per General Data Protection Regulation, dietro cui si nascondono le regole sulla privacy più avanzate al mondo. E infine le molteplici norme per tutelare i consumatori e i regolamenti che assicurano alle persone disabili di viaggiare con assistenza e, quindi, in completa autonomia.

Come prendono le decisioni gli eurodeputati?

Le procedure che vengono affrontate possono essere divise in due grandi aree: quelle legislative, che hanno un impatto diretto sulle norme nei singoli Stati, e quelle non legislative, che non prescrivono nessuna legge, ma definiscono l’orientamento politico del Parlamento o vogliono dettare, secondo l'opinione degli eurodeputati, quello della UE. A queste si aggiunge il bilancio, visto che è il Parlamento – sempre insieme al Consiglio – a votare il budget dell’Unione, tanto quello annuale come quello pluriennale (per periodi di 7 anni), e quindi a indicare come destinare i fondi e gli aiuti comunitari, cruciali in settori quali l'agricoltura, la ricerca, lo sviluppo regionale, la formazione, le infrastrutture… I dibattiti non si limitano a ciò su cui si vota, ma riguardano anche temi politici, basti pensare all’intervento di Angela Merkel e, sempre nella plenaria di luglio, alla commemorazione del massacro di Srebrenica o alla discussione sull’esito del Consiglio europeo di giugno e sul programma di quello di luglio, chiamato al difficile negoziato tra Paesi sul Next Generation EU e il bilancio 2021-27. Altri eventi importanti, che fanno emergere la centralità politica del Parlamento, sono i discorsi tenuti dai capi di Stato e di governo di Paesi dell’Unione, come quello di Alexis Tsipras, quando la Grecia era ad un passo dal fallimento e dall'uscita dalla UE, e di altri Paesi extra Ue. E’ qui che, per esempio, sono venuti a parlare leader mondiali come Nelson Mandela, negli anni Novanta, o più recentemente (novembre 2014), Papa Francesco. La plenaria ha anche una grande attenzione sul tema dei diritti umani. Il Parlamento esercita infatti un'azione costante, dentro e fuori la UE, a difesa di minoranze, come i Rom o gli Yazidi, e collettivi, come quello LGBTIQ, e realizza un monitoraggio frequente sui diritti umani e lo Stato di diritto tanto nei paesi terzi, con censure senza remore verso Cina, Russia o Turchia, come negli stessi 27, non sono infatti mancate le richieste di procedure di infrazione a Ungheria e Polonia per la degradazione delle norme democratiche. Oltre a ciò promuove politiche attive per l'integrazione, l'inclusione e l'uguaglianza, anche quella salariale uomo-donna. E dal 1988 ha anche istituito un premio, intitolato allo scienziato e dissidenti sovietico Andrej Sacharov, dedicato alla difesa dei diritti umani e delle libertà individuali. Tra i vincitori del Premio Sacharov, molti hanno anche successivamente avuto il Nobel per la Pace. Ricordiamo, a titolo esemplificativo, la studentessa pakistana Malala Yousafzai e il medico congolese Denis Mukwege. Il primo assegnatario del premio Sacharov è stato proprio Nelson Mandela, mentre l’anno scorso il riconoscimento è andato a Ilham Tohti, attivista ed economista cinese di etnia uigura, attualmente in carcere dal 2014. Spesso la cerimonia di premiazione del Sacharov ha come protagonista una sedia vuota, perché il vincitore è in carcere, come Mandela nel 1988. Altri momenti di politica alta nel Parlamento europeo sono l'emozionante ed emotivo discorso di Liliana Segre, lo scorso 29 gennaio, in occasione della giornata della memoria e quello del maestro Ezio Bosso, recentemente scomparso, in occasione della conferenza sull'eredità culturale in Europa.

Il Coronavirus non ha fermato il Parlamento europeo

L’intenzione del Presidente, David Sassoli, è stata fin dall’inizio dell’emergenza Coronavirus, quella di mantenere il Parlamento in funzione. Così, a metà marzo, quando è stato chiaro che non si sarebbero più potuti svolgere gli incontri ordinari Sassoli ha annunciato che “Il Parlamento europeo sta facendo e continuerà a fare il suo dovere. Ho voluto fortemente che il Parlamento resti aperto perché la democrazia non può farsi abbattere dal virus, siamo l’unica istituzione europea votata dai cittadini e vogliamo rappresentarli e difenderli”. Per poter continuare a svolgere in sicurezza i lavori sono state momentaneamente stravolte le procedure ordinarie: sospesi gli incontri a Strasburgo per evitare che gli spostamenti contribuissero a diffondere la pandemia, tutte le sedute si sono svolte a Bruxelles, una parte degli eurodeputati era in aula, mentre altri seguivano da remoto. Per questo l’amministrazione ha studiato in tempi rapidissimi un sistema per rendere sicure le votazioni a distanza, un modello che è stato poi studiato da altri Parlamenti nazionali. Nella prima plenaria straordinaria del 26 marzo il Parlamento ha approvato quasi all’unanimità il primo pacchetto di aiuti proposto dalla Commissione in reazione alla pandemia da Covid-19. Oltre ad assicurare lo svolgimento dei lavori, il Parlamento europeo durante l’emergenza Coronavirus è rimasto aperto svolgendo uno straordinario lavoro di solidarietà. Nei locali di Bruxelles sono state ospitate cento donne vulnerabili, le cucine del Parlamento hanno preparato fino a mille pasti al giorno per i senza fissa dimora e i volontari. Iniziative simili anche a Strasburgo e in Lussemburgo dove è stata data disponibilità alle autorità locali di utilizzare le sedi per attività legate all’emergenza, e quindi in Francia sono stati organizzati ulteriori presidi medici. Un modo, secondo Sassoli di “mantenere vive le nostre democrazie e ascoltare i nostri cittadini”. Per il Presidente, il Parlamento europeo, è “la voce dei cittadini fieri in questo momento di contribuire con disciplina a essere utili per costruire un futuro migliore”.