L’occupazione giovanile non ha mai registrato numeri lusinghieri in Italia, ma la crisi di COVID-19 ha ottenuto l’impensabile: il loro peggioramento. Secondo l’ISTAT (dati di luglio) l’Italia è il terzo peggior Paese d’Europa per disoccupazione giovanile, preceduta solo da Grecia e Spagna. Le due peggiori regioni d’Italia, in quest’ottica, risultano essere Sicilia e Campania a pari (de)merito, con una percentuale monstre del 53,6% nel 2019. Tuttavia, secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro la pandemia sta avendo un impatto “devastante e sproporzionato” sull’occupazione giovanile, i cui numeri si attende siano destinati a peggiorare ulteriormente. C’è anche da dire, però, che i giovani, non avendo punti di riferimento se non quelli della rete famigliare, di contro sanno rendersi protagonisti di repentini e innumerevoli cambi di direzione per ricominciare da capo. Una skill che sembra emergere chiaramente da un sondaggio sulla Condizione Giovanile in Italia in tempi di Covid 19, commissionata a Ipsos da ANG, per la quale sono state realizzate 1.200 interviste a giovani tra i 14 e i 35 anni. È emerso che per loro la felicità è un qualcosa che viene valutata non in prospettiva, ma nel “qui e ora”, tanto che il 79% degli intervistati si è dichiarato felice. Non solo, ma l’emergenza sanitaria ha reso i giovani più propensi al cambiamento (54%) e più in grado di apprezzare il valore della loro vita (60%), vedendola più che mai connessa con quella degli altri (57%).

In arrivo le contromisure

Per evitare che si crei quella che già oggi viene definita una vera e propria “generazione di confinamento”, e poggiando proprio sulle doti di resilienza e sulla nuova visione delle relazioni sociali scaturita dall’emergenza pandemica, i governi nazionali e le istituzioni europee stanno attuando le più diverse iniziative per agire sia sullo spirito dei giovani che sulla diffusione tra di essi della conoscenza delle nuove opportunità concepite proprio per il loro riscatto sociale ed economico. Uno degli strumenti potenziati in quest’ottica è la digital Radio di Ang, l’Agenzia Nazionale per i Giovani, nata proprio per promuovere un coinvolgimento diretto dei ragazzi in tutte le iniziative e tematiche a loro rivolte. Oltre a fungere da megafono delle iniziative della stessa ANG e a promuovere i progetti nell’ambito di Erasmus+ e Corpo Europeo di Solidarietà, la radio serve a informare e coinvolgere i giovani, rendendoli protagonisti delle trasmissioni radiofoniche insieme a esperti del mondo della politica, della cultura, del lavoro e della società.

Farsi sentire di nuovo, moltiplicando le voci

Per far sentire sempre più forte la voce delle giovani generazioni, il progetto è stato appena rifinanziato con 550mila euro grazie al nuovo bando “ANG inRadio più di prima”, varato proprio per sostenere la nascita di nuove radio digitali rivolte ai giovani. Un impegno finanziario cui i giovani hanno risposto con entusiasmo visto che sono stati finanziati 100 presidi digitali da 40 province distribuite in 18 regioni, con in testa Puglia (13), Lombardia (9), Sicilia (8), Emilia Romagna e Calabria (7). L’intenzione dell’Agenzia, infatti, è quella di mettere a sistema, attraverso la digital radio di Ang, le radio dedicate ai giovani, quelle nate nell’ambito del programma europeo, nonché tutte quelle che possono nascere dall’associazionismo giovanile grazie alla facilità degli strumenti digitali, che oggi consentono di “fare radio” anche con un semplice cellulare.

Niente paternalismi: i giovani si raccontano ai giovani

E proprio da queste radio, nelle prossime settimane, verrà trasmesso il racconto delle opportunità offerte dai Programmi Europei gestiti dall’ANG e verrà promosso l’utilizzo degli strumenti digitali, con l’obiettivo di valorizzare i modelli positivi e informare e ascoltare i giovani. Un compito affidato a loro stessi, e più precisamente a 1743 ragazzi – di cui 904 Maschi e 839 Femmine – di età compresa tra i 18 e i 30 anni. L’obiettivo? Raggiungere un parco di quasi due milioni di potenziali giovani utenti. Perché l’unico riscatto possibile può venire solo dalla conoscenza e dalla sua condivisione.