Per le famiglie italiane i mesi del lockdown sono stati particolarmente impegnativi, e per i genitori l’impegno è stato ancora più gravoso: quasi un lavoro da supereroi. Oltre al normale impegno da mamme e papà si sono dovuti sobbarcare anche l’ulteriore sforzo richiesto da una situazione senza precedenti tra scuole chiuse, lezioni in streaming, ragazzi chiusi in casa e quarantene obbligate. E così, tra smart working e videoconferenze, call e meeting da remoto, sono diventati anche insegnanti, amici e compagni di giochi dei figli.

Una situazione che però ha messo a dura prova mamme e papà, sottoponendoli ad una prova di resilienza senza precedenti. Lo dice una ricerca svolta da Hasbro, azienda leader in Italia nel settore dei giochi da tavolo, svolta sulla Hasbro Community e che coinvolge oltre 2.000 genitori italiani. Anche in quella che, dopo la fine del lockdown vero e proprio, è stata definita la “nuova normalità”, solo il 17% dei genitori ha dichiarato di sentirsi abbastanza tranquillo, mentre, del restante 83%, il 22% è in ansia per qualsiasi cosa, il 21% perde la calma con più facilità, il 20% non riesce a dormire e un altro 20% ha pensieri negativi.

Secondo i risultati della ricerca, a segnare maggiormente i genitori è stato il fatto di doversi in un certo senso “moltiplicare”, diventando mamme e papà multitasking per far fronte a tante, troppe situazioni ed esigenze non comuni, dal lavoro a distanza al supporto dei figli durante le lezioni in streaming, fino alla necessità di trovare attività per i figli in un periodo in cui le normali attività sociali come palestre, piscine, impianti sportivi, oratori e corsi vari sono stati inattivi. Così, quasi il 70% degli intervistati ha detto di aver sperimentato una sensazione di affaticamento nel gestire simultaneamente più attività, e per il 56% dei genitori anche il fatto di riuscire a conciliare i diversi ruoli (genitore, figlio, lavoratore, coniuge, amico) è stata fonte di forte pressione e preoccupazione.

Oltre alle situazioni di estremo multitasking e le pressioni per il doversi destreggiare tra diversi ruoli famigliari, i genitori sono stati pervasi anche dalla percezione e ansia di non riuscire a fare tutto e soprattutto farlo bene (il 65%). La paura per le incertezze relative al futuro ed a una pandemia che per definizione sfugge a qualsiasi controllo (67%), la paura di sbagliare nel prendere decisioni per la famiglia (il 56%) stanno segnando le famiglie di oggi. Tutti fattori che, secondo gli esperti, hanno contribuito ad innalzare la tensione e ad abbassare il livello di tolleranza dello stress.

La “nuova normalità” è stata però anche un periodo durante il quale la convivenza prolungata con i familiari ha determinato (per il 57% degli intervistati) difficoltà nella comunicazione in famiglia, con anche maggiori incomprensioni. Ma in questo periodo così difficile e incerto, a tenere unita la famiglia ha contribuito anche la riscoperta di un prezioso alleato: il gioco, che ha permesso di vivere piccoli momenti di evasione dalla realtà, ricordando quanto la famiglia e gli affetti siano importanti per affrontare le sfide. Tanto che il 37% degli intervistati ha vissuto il gioco come un modo divertente per distrarsi da ciò che stava accadendo, il 27% come un’occasione per rilassarsi insieme, il 12% l’ha declinato in tutte le attività, come la cucina, il riordino, i compiti. E il 96% degli intervistati ha attribuito un significato speciale a questa attività, da sempre momento educativo e sociale. Questo grande alleato dei genitori ha tenuto la famiglia unita, ha permesso momenti di felicità all'interno di un contesto non proprio felice fatto di piccoli ricordi bellissimi che ci insegnano che l'unione e la famiglia sono l'asso nella manica di ognuno di noi.

Del resto, sottolinea la psicoterapeuta e psicologa Marta Rizzi, in questo periodo di emergenza sanitaria, nel gioco le famiglie hanno ritrovato “un’isola, una bolla in cui rifugiarsi, rilassarsi e per un attimo abbandonare stati d’animo di preoccupazione per immergersi in un mondo fantastico, leggero e felice del gioco”. E dalle risposte all’indagine emerge chiaramente che per i genitori il gioco “ha rappresentato un momento di evasione e spensieratezza, un modo per riscoprire l’importanza alla condivisione di un tempo dedicato ai propri affetti, un banco di prova per sfogare e gestire le proprie emozioni”.

E se già normalmente è dimostrato che il gioco abbia un ruolo cruciale nello sviluppo del bambino, in un periodo come quello attuale, conclude l’esperta, “i giochi da tavolo che hanno riunito la famiglia rappresentano un’ottima opportunità di crescita di tutti i componenti di un nucleo familiare. In primis perché coinvolgono attivamente tutta la famiglia, diventano l’occasione in cui guardarsi, parlare, confrontarsi, esercitarsi in una palestra protetta come quella della propria famiglia per acquisire consapevolezze e conoscenze proprie e altrui. Ed è così che, attraverso i giochi che coinvolgono tutti in casa, si crea una memoria comune di sguardi, espressioni, battute, complicità, legami: una preziosa eredità da portarsi dietro per fronteggiare altre sfide difficili come quella in corso in questo periodo”. Rimane quindi da chiedersi: perchè non si gioca di più?