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Speciale Europa
7 Ottobre 2020
14:30

Coronavirus, l’Ue in prima linea per un vaccino accessibile in tempi brevi

La corsa a trattamenti e cure contro il Covid-19 coinvolge tutto il mondo e l’Unione europea si è impegnata dall’inizio per assicurarsi un ruolo da protagonista. Negli ultimi giorni la Commissione europea ha firmato accordi con due aziende leader del settore e ha già concluso le negoziazioni con altre quattro società farmaceutiche.
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A cura di Ciaopeople Studios
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Per sconfiggere il Coronavirus sarà necessario trovare un vaccino efficace in tempi brevi. Per questo i centri di ricerca di tutto il mondo hanno immediatamente iniziato gli studi e, a oggi, secondo quanto riportano i dati ufficiali dell’Oms ci sono ben 169 candidati e 26 di questi hanno raggiunto la terza fase di sperimentazione clinica, l’ultima prima di poter provare a immettersi nel mercato, dopo aver ricevuto le eventuali autorizzazioni.

L’Unione europea dall’inizio della pandemia ha concentrato molti dei suoi sforzi nella ricerca medica, supportando le aziende e i centri di ricerca, sia per trovare delle cure efficaci che per individuare un vaccino il prima possibile. Nell’ultimo periodo sono arrivati i primi risultati di questo sforzo: il 27 agosto la Commissione europea ha firmato con l’azienda AstraZeneca il primo accordo preliminare per l’acquisto di un potenziale vaccino e il 18 settembre ha siglato un secondo contratto con Sanofi-GSK. Nel primo caso Bruxelles si è assicurata 300 milioni di dosi, con un’opzione per ulteriori 100 milioni, mentre nel secondo case altre 300 milioni di dosi. Il siero dovrebbe arrivare sul mercato entro la fine dell’anno e a quel punto sarebbe distribuito ai vari Stati Membri dell’Ue. La presidente Ursula Von der Leyen ha commentato l’accaduto parlando di una “pietra miliare verso l’attuazione della strategia della Commissione europea sui vaccini, grazie alla quale potremmo fornire in futuro vaccini ai cittadini europei e ai nostri partner ovunque nel mondo”. In questa vicenda c’è anche un po' di Italia. AstraZeneca è infatti il distributore (l’unico al mondo) del vaccino nato dalla collaborazione tra la Irbm di Pomezia (cittadina alle porte di Roma) e lo Jenner Institute di Oxford. Ma non solo, come dichiarato dal ministro della Salute italiano Roberto Speranza, l’infialamento avverrà presso la Catalent di Anagni, nel frosinate.

La strategia europea per un vaccino contro il Covid-19

Gli sviluppatori di vaccini stanno facendo una corsa contro il tempo ad alto rischio di fallimento: il costo elevato e la possibilità che non si arrivi a un siero efficace rappresentano degli ostacoli non facili da superare. Per questo la Commissione europea a giugno ha presentato “la strategia Ue per i vaccini”, al fine di accelerare lo sviluppo, la produzione e la diffusione di vaccini sicuri ed efficaci. Come funziona? Bruxelles finanzia una parte dei costi iniziali sostenuti dai produttori attraverso accordi preliminari di acquisto, questi stanziamenti vengono considerati un acconto sui vaccini che poi verranno comprati dagli Stati Membri. Le risorse permetteranno agli sviluppatori di procedere in maniera più rapida alla ricerca, la produzione e la distribuzione.

I fondi arriveranno dallo strumento per il sostegno di emergenza che mette a disposizione 2,7 miliardi di euro. Ulteriori stanziamenti potranno essere resi disponibili attraverso prestiti della Banca europea per gli investimenti. Per scegliere a chi destinare queste risorse la Commissione si baserà su criteri rigorosi, tra cui: la solidità dell'approccio scientifico e della tecnologia utilizzata, i costi, la velocità di consegna su scala, la responsabilità e la solidarietà globale.

In questo momento oltre agli accordi preliminari già siglati, la Commissione europea ha già concluso le negoziazioni con altre aziende leader del settore: Jhonson e Jhonson, Moderna, Biontech e CureVac. Contratti che, una volta siglati, potrebbero mettere a disposizione degli stati membri fino a un miliardo di dosi di vaccino.

L’intenzione, come ha chiarito la Commissaria europea alla Salute e alla sicurezza alimentare, Stella Kyriakides, è quella di “proseguire senza sosta il nostro lavoro per far confluire in un ampio portafoglio dell’Ue i possibili vaccini”.

La strategia che si sta portando avanti poggia su due pilastri fondamentali: garantire la produzione di vaccini nell’Unione europea, al fine di avere forniture sufficienti per gli Stati Membri, e adattare l’attuale quadro normativo – continuando a mantenere sempre standard elevati di qualità – per accelerare i tempi di sviluppo. A tal proposito il Parlamento europeo ha adottato a luglio, con una procedura d’urgenza, un nuovo regolamento che consentirà di sviluppare più rapidamente vaccini e trattamenti anti-Covid.

I tempi di sviluppo e produzione di un vaccino sono solitamente piuttosto lunghi, mentre in questo caso si sta tentando di arrivare a una soluzione entro 12-18 mesi. Per questo è necessario avere un quadro normativo più flessibile. Per esempio, alcuni vaccini già in sviluppo possono essere considerati degli Ogm (organismi geneticamente modificati) e i requisiti per valutare questo tipo di sperimentazioni variano molto da Paese e Paese. Inoltre, la fase dei test clinici richiederebbe molto tempo prima dell'autorizzazione perché dovrebbero essere effettuati in diversi Stati Membri con l’obiettivo di garantire che le popolazioni a cui sono destinati siano ben rappresentate. Per poter rispettare i tempi rapidi che tutti si auspicano per uscire dalla crisi causata dalla pandemia è stata quindi necessaria una deroga ad alcuni di questi meccanismi. E’ importante però sottolineare che questi adattamenti varranno solo per il periodo di emergenza sanitaria e che in nessun caso mettono a rischio gli standard di qualità, sicurezza ed efficacia dei vaccini.

Nessuno sarà al sicuro, fino a quando non lo saremo tutti

La strategia messa in campo dalla Commissione europea si basa su un principio molto solido: la solidarietà globale. Non c’è nessuna intenzione di ricorrere a contratti di esclusiva, perché a Bruxelles sono convinti che il virus continuerà a rappresentare una minaccia per tutti i cittadini e le cittadine del mondo se trattamenti e vaccini non saranno disponibili su scala globale ed è per questo che la Commissione europea, il 31 agosto, ha scelto di entrare a far parte di Covax, uno strumento codiretto dall’Oms, Gavi (l’Alleanza per i vaccini) e Cepi (la Coalizione per l'innovazione in materia di prevenzione delle epidemie) che ha l’obiettivo di garantire l’accesso giusto ed equo a vaccini e trattamenti a tutti i paesi del mondo.

La presidente della Commissione Ursula Von der Leyen ha annunciato un contributo di 400 milioni di euro spiegando che “la collaborazione globale è l’unica strada per sconfiggere una pandemia globale”. L’impegno preso entra in un più ampio piano di azioni promosso nell’ambito della “risposta globale al Coronavirus” attraverso cui la Commissione ha già raccolto 16 miliardi di euro in pochi mesi.

Questo è un contenuto pubblicitario a cura di Ciaopeople Studios, realizzato in linea con le necessità del brand
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