Perché il cammino di Santiago è speciale, il viaggio di Giulia: “Ti fa riscoprire lentezza e voglia di fermarti”

Quando pensi al cammino pensi al cammino di Santiago. Ce ne sono tantissimi altri, anche in Italia: la Francigena, la Via di Sant’Olav, il cammino di San Benedetto, il pellegrinaggio Kumano Kōdō. Ma per tutti, anche i meno avvezzi e chi non ne ha fatto nessuno, il cammino di Santiago è il primo che viene in mente. In questi giorni è prepotentemente alla ribalta, complice il film di Checco Zalone record di incassi Buen Camino. Sui blog dedicati c'è chi, raccontando la propria esperienza, dice di esserci tornato più e più volte, completamente rapito da un'esperienza descritta come unica. L'impegno fisico si combina al fattore spirituale, alla connessione che si crea con la parte di sé più intima ma anche con le persone che si incontrano nel percorso: questo mix diventa decisivo e infatti ha decretato il successo del cammino di Santiago. Ovviamente, c'è stata una grossa mano anche da parte dei locali, di chi ha incentivato molto la parte divulgativa e strettamente legata alla pubblicità, al marketing. Ormai il cammino non è più solo una questione prettamente religiosa, ma ciò non ne sminuisce affatto il valore e l'importanza. Basta vedere i dati, l'affluenza, le persone che attira ogni anno. Una di queste è Giulia Meta, Content Creator & Solo Traveller, che ha fatto più volte il cammino di Santiago. A Fanpage.it ha raccontato la sua esperienza, soffermandosi su un dettaglio in particolare: l'importanza di considerare il cammino di Santiago come un viaggio fisico, ma anche dentro di sé. Bisogna goderselo chilometro dopo chilometro in ogni sua evoluzione e non di affrontarlo solo pensando alla meta finale, all'arrivo.
Perché si fa il cammino più e più volte?
Crea dipendenza! Diventi dipendente da quello che il cammino ti fa provare. Ci si sofferma a osservare il paesaggio, che oggi non abbiamo mai tempo per farlo. Ti fermi a sentire il rumore dei passi. Insomma, tutte quelle piccole cose a tratti banali, ma che oggi ci siamo tutti dimenticati. Tutto questo ti porta a rifarlo, ti porta di nuovo in cammino. Sei sicuro che ti porterai a casa nuovi amici, che avrai tempo per te, che ti guarderai attorno e ti emozionerai per quello che vedrai. Proverai anche una grande fatica, attenzione, perché poi è quello che scandisce le giornate! Tutte queste cose vanno proprio a creare un'esperienza intensa. Però una cosa ci tengo a dirla: non è Santiago la meta, ma è per il percorso, è l'esperienza a 360°. Quando mi dicono: "Ho solo 5 giorni, faccio gli ultimi 100 km" io dico no! Piuttosto se hai solo 5 giorni meglio fare un cammino breve come il cammino inglese, che lo finisci tutto. Oppure parti dall'inizio: fai i primi 5 giorni del cammino francese e in seguito farai le altre tappe. È importante: è lungo tutto il cammino che si distribuisce l'esperienza e paradossalmente più ti avvicini a Santiago e peggio è l'esperienza.
In che senso è peggio?
Tante persone in pochi giorni vogliono arrivare direttamente a Santiago, molti si concentrano sugli ultimi chilometri. Si usa la parola "turigrini", il pellegrino turista. Chi arriva lì con alle spalle 400-600 km, chi è partito dall'inizio, ha vissuto un'altra esperienza.

Cosa ha di speciale proprio Santiago?
Il cammino di Santiago nello specifico ha una magia a sé, che non vuole sminuire gli altri cammini, ma oggettivamente un po' perché esiste da tantissimo, un po' perché le persone locali hanno fatto in modo di mantenere quell'atmosfera, quella magia, quella spiritualità lungo quelle strade, quando ci vai è inevitabile sentire tutto questo. E così come lo percepisci tu in quanto pellegrino, lo percepiscono un po' tutte le persone attorno a te. Noi la chiamiamo "la bolla del cammino" in cui tutti sono più gentili, tutti sono più cortesi, è come un mondo ideale, un mondo molto più umano, molto più lento, dove si dà valore alle persone, ai rapporti, alla natura. Lungo il tragitto tutti i villaggi, i paesi, le città sentono viva la cultura del cammino. C'è chi si sta anche abbastanza stufando, perché c'è troppo viavai di persone. I flussi stanno diventando in alcuni periodi eccessivi. Però d'altra parte c'è un un turismo enorme, anche di componente proprio fortemente religiosa. Incontri preti, sacerdoti, suore. Poi una cosa che ho notato confrontandomi con tanti altri pellegrini che hanno fatto altri cammini, è anche una questione di costi. Sul cammino di Santiago riesci ancora a trovare strutture dove dormi con 10 euro. Qui in Italia la Francigena, ha dei prezzi più o meno simili, ma su tutti gli altri cammini si sale ampiamente di prezzo.
A livello di budget quindi, quanto serve per il cammino di Santiago?
Considera sempre che stai fuori tanti giorni, mangi fuori tutti i giorni: ti devi impegnare se vuoi risparmiare. Ma i modi ci sono: compri al supermercato, ti fai una pasta in bianco col parmigiano la sera. Devi contare quei minimi 25-30 euro al giorno.

Qual è l'arricchimento più grande che tu ti porti dietro da questa esperienza?
Prima di tutto i rapporti umani: i legami che ho creato sul cammino me li porto dietro tutt'ora e non è una casualità perché si è uniti nella sfida, nella fatica, nella spiritualità. Io ancora mi sento con persone di altri Paesi. E poi sicuramente un apprezzamento diverso della vita: quella lentezza, quella connessione con se stessi, con la natura, quella voglia di di respirare, di fermarti. Tutte cose che non abbiamo più nella vita di tutti i giorni e lì le riscopri e ti prometti di portartele nella quotidianità. Non è facile, però devo dire che confrontandomi anche con altri pellegrini questo desiderio, questo tentativo c'è sempre.
Meglio farlo da soli o in compagnia?
Io per esperienza non partirei mai con qualcuno se non avessi la certezza che fosse quella persona con cui condividerei una cosa così profonda. Per esempio, con la mia migliore amica lo farei, ma penso con nessun altro, perché un cammino è una cosa veramente intensa. Devi avere i tuoi tempi, i tuoi spazi, non ti devi adattare ai ritmi altrui. Il cammino amplifica tutto, sia le cose belle che le cose brutte. Io il primo cammino l'ho fatto da sola ed era la tipica cosa che dicevo che non avrei mai fatto nella mia vita, se non con qualcuno! Mia mamma era terrorizzata e io stessa ero piena di paure, di incertezze, ma lì ho imparato che qualunque cosa succeda posso affrontarla. Non saprai mai a fondo come reagire, come comportarti, però è parte del processo: oggi io non mi precluderei mai più un'esperienza come questa per paura. E comunque se vai solo, non sei mai solo: puoi sempre contare su sul supporto altrui. Si dice che il cammino ti dà quello di cui hai bisogno, magari non ti dà le risposte, ma ti dà le domande giuste o ti mette davanti la persona di cui avevi bisogno senza neanche saperlo.

Quali sono i rituali che si fanno durante il cammino? Leggevo della pietra che si deposita alla fine e delle conchiglie che si raccolgono nel percorso…
I rituali migliori sono quelli che ognuno crea per se stesso. C'è chi si porta qualcosa da casa e poi lo lascia andare o lo porta fino a Santiago, c'è chi brucia i vestiti.
Qual è il cammino per chi è alla sua prima esperienza, il più facile?
Ma in realtà i percorsi ormai sono tutti ben segnalati, quale più quale meno. Il francese è il più battuto, quindi il meglio organizzato, con più strutture. Anche il cammino portoghese. Io da marzo sarò sul cammino francese, negli ultimi chilometri, nella gestione di un ostello. Mi è capitata questa bella possibilità e mi piace l'idea di accogliere chi arriva dopo aver fatto tanti chilometri e ha tante storie da raccontare. Sarò lì in co-gestione al Albergue A Casa de Carmen. Il cammino inglese, invece, è più corto e quindi è un'ottima soluzione per chi ha pochi giorni. Diciamo che dipende da quello che si cerca, sia in termini paesaggistici, che in base al tempo che uno ha. Come ti dicevo prima: chi ha poco tempo piuttosto che fare solo gli ultimi chilometri del francese, meglio fare la prima parte e completarlo in un secondo momento. Quando fai solo gli ultimi chilometri in pochi giorni pensi che quel cammino l'hai fatto, ma non è così: il bello è proprio iniziare, fare un primo pezzo e sapere da dove partirai la prossima volta.
Cosa mettere assolutamente nello zaino?
Deve essere il più leggero possibile, è la regola numero uno. Io sono arrivata quest'anno al mio record partendo per 5 giorni con uno zaino da 5 kg: ma se fossi partita per 2 o 3 settimane sarebbe stato lo stesso zaino con le stesse cose. Per il mio primo cammino fui già un'ottima minimalista: partii con 8 kg. Però in cammino scopri veramente di cosa hai bisogno e cosa è superfluo. Questa cosa veramente ti cambia l'approccio alla vita. Io ho scoperto di poter vivere un mese con tre magliette, due pantaloncini, un paio di scarpe, una giacca e tre mutande. La parola chiave è essenzialità. Il minimalismo non è solo togliere dalla tua vita gli oggetti, ma tutto ciò che occupa energie, tempo, spazio non solo materiale, ma proprio spazio dentro di te. Impari a lasciare andare e il cammino su questo ti aiuta, perché hai tempo per riflettere sui tuoi pesi della vita.