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Ho trascorso cinque giorni da sola su un’isola remota: alla scoperta di Achill Island tra foche, scogliere e silenzio

Un viaggio in solitaria ad Achill Island diventa un’esperienza di riscoperta tra natura selvaggia, silenzio e incontri autentici, lontano dal turismo di massa e dalla frenesia quotidiana.
A cura di Elisa Capitani
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Keem Bay, Achill Island
Keem Bay, Achill Island

Tra lavoro, impegni sociali e attività sta diventando sempre più difficile trovare del tempo per noi stessi e allontanarci dallo stress. In questa quotidianità così frenetica, dopo settimane di titubanza, indecisione e attenta valutazione, ho deciso che era arrivato il momento, a quasi 30 anni, di fare il primo viaggio completamente da sola. Nonostante i commenti e alcune facce stranite, la mia intenzione era chiara: andare in un luogo che mi facesse sentire più connessa alla natura, più vicina alla me stessa bambina (decisamente più spensierata) e, infine, che mi scuotesse un po' dall'apatia e dalla noia degli ultimi tempi. Così, dopo varie ricerche basate su tempistiche viaggio, prezzi e sicurezza, ho scelto un posto che si è rivelato essere perfetto non solo perché forniva un equilibrio ideale tra queste caratteristiche, ma perché si è rivelato essere uno dei luoghi più autentici che abbia mai visitato, lontano anni luce dal solito turismo di massa. Così tra percorsi straordinari immersi nella natura più incontaminata, animali che vagavano liberi e persone accoglienti ho passato cinque giorni a Achill Island, l'isola più grande e selvaggia al largo della costa occidentale dell'Irlanda, situata nella contea di Mayo e collegata alla terraferma da un suggestivo ponte in metallo, il Michael Davitt Bridge.

Tra na Ron Cottage, Achill Island
Tra na Ron Cottage, Achill Island

Il viaggio d'andata è stato decisamente impegnativo, è durato circa sette ore. Non ci sono infatti voli diretti da Milano a Achill Island o anche a Galway, che si trova nella stessa contea. Da Malpensa ho volato così fino a Dublino e dalla capitale ho cambiato due bus, fermandomi nella tappa intermedia di Castlebar, la città dov'è nata e dove vive la scrittrice di Persone Normali, Sally Rooney. Per godermi al meglio questa esperienza ho deciso di prenotare su Airbnb una sistemazione isolata e tradizionale, optando per il piccolo cottage Trà na Ron di una coppia del posto, Ciaran e Mary Ellen. Affacciato sul mare e circondato dal verde delle colline, il cottage è completamente bianco, con porta gialla, finestre rosse, un pavimento di pietra e un piccolo caminetto al suo interno. Proprio quello che cercavo. La mattina seguente ho fatto colazione sugli scogli della spiaggia privata del cottage e la prima cosa che ho notato è stato il silenzio totale che mi circondava: oltre al rumore del mare che si infrangeva ai miei piedi e dei gabbiani che volavano sull'acqua, non si sentiva assolutamente nulla. Avevo trovato la mia oasi di pace che tanto cercavo.

La casa a Keem Bay usata per The Banshee of Inishirin
La casa a Keem Bay usata per The Banshee of Inishirin

Non ho fatto piani precisi, itinerari prestabiliti nei minimi dettagli, perché Achill Island, così selvaggia e sfuggente, è più uno stile di vita. Come prima cosa ho deciso allora di noleggiare una bici e recarmi a Keel Beach, una delle cinque spiagge dell'isola, tutte premiate con la bandiera blu per l'elevata qualità dell'acqua e la pulizia. Dopo 30 minuti di bicicletta, devo dire abbastanza impegnativi per via delle numerose salite, sono arrivata alla spiaggia e la fatica è stata immediatamente ricompensata. Keel Beach è immensa, è lunga oltre due chilometri e mare e sabbia sembrano incontrarsi in un punto infinito.

Keel Beach
Keel Beach

Qui ci sono poche persone, alcune passeggiano, altre fanno surf, altre ancora lanciano la pallina al cane. Ho immerso i piedi nell'oceano, ovviamente ghiacciato, e ho ammirato la spiaggia da ogni angolazione. Achill Island ospita diversi piccoli villaggi e insediamenti caratteristici, tra i principali e più noti ci sono Dooagh, Dooega, Keel e Achill Sound. Mentre tornavo quindi dalla spiaggia verso Achill Sound, ho visto dei punti davvero surreali, come il Bunacurry Viewpoint, dove è si trova una panchina che mostra un panorama a 360 gradi sul villaggio di Keel e la spiaggia, e il Keel Lough, un incantevole lago dove cigni e pesci creano un paesaggio bucolico.

La vista da una delle finestre del castello di Grace O’Malley
La vista da una delle finestre del castello di Grace O’Malley

Una volta restituita la bici, ho continuato a esplorare l'isola percorrendo il Great Western Greenway, un sentiero trekking che collega Achill Island alla vicina cittadina di Westport. Nel cuore del percorso ero da sola, tra piccole case bianche e tantissime pecore che mi osservavano. Le pecore ad Achill Island sono considerate un po' come delle mascotte: ce ne sono tantissime in giro, che vagano libere e incuranti delle poche macchine o delle persone. Vivono in perfetta armonia con gli abitanti, che sono alla fine poco più di 2500.

La foca a Keem Bay
La foca a Keem Bay

Il secondo giorno ho camminato fino a Caislean Ghrainne, il castello della famosa regina dei pirati irlandese, Grace O'Malley. Si tratta di una piccola roccaforte di quattro piani costruita nel XV secolo, situata vicino al suggestivo cimitero di Kildavet. Secondo la leggenda, Grace O'Malley è stata la prima donna pirata irlandese e la regina Elisabetta I d'Inghilterra la stimava in quanto donna di potere e carisma, a tal punto da darle una flotta tutta sua. La seconda tappa della giornata è stata la spiaggia più famosa dell'isola, Keem Bay.

Le White Cliffs
Le White Cliffs

Per recarmici ho usato il servizio bus dell'isola, devo dire una delle cose più geniali mai inventate: si tratta di un applicazione che permette di prenotare il proprio viaggio sull'isola proprio come con un taxi, ma pagando solamente 2 o 3 euro, come un bus. Mentre mi trovavo quindi sull'autobus in direzione Keem Bay, ho chiacchierato con l'autista, John, un uomo del posto davvero molto gentile. John mi ha raccontato che un tempo l'isola aveva una popolazione tre volte più grande, c'erano più scuole, più discoteche e punti di ritrovo per i giovani, ma che c'erano comunque molti progetti in ballo per promuovere la vita sull'isola. Mi ha anche detto che sono stata decisamente fortunata con il tempo: non aveva smesso di piovere fino al giorno prima che arrivassi io. In effetti, i turisti vengono generalmente in estate sull'isola, per godersi mare e un po' di sole.

Una delle tante pecore di Achill Island
Una delle tante pecore di Achill Island

Keem Bay è davvero mozzafiato, dopo averla vista capisco perché sia la più famosa. Considerata una delle spiagge più belle al mondo, è una baia a ferro di cavallo con sabbia finissima, acque cristalline e turchesi e imponenti scogliere a picco. C'è una piccola casa abbandonata tra la sabbia e le colline verdi dietro ed è proprio in questo scenario idilliaco che hanno girato alcune scene del celebre film del 2022 The Banshees of Inisherin con Colin Farrell e Brendan Gleeson. Qui ho assistito a uno degli spettacoli più belli di sempre: una piccola foca che dalla spiaggia si dirigeva verso il mare con movimenti un po' incerti e assolutamente dolci.

Dugort Beach
Dugort Beach

Dopo Keem ho camminato per 15 chilometri seguendo una parte del percorso della Wild Atlantic Way, il rinomato itinerario turistico di circa 2.500 km lungo la costa occidentale d'Irlanda. Sono passata per il villaggio di Dooagh, di cui oltre la spiaggia mi hanno colpito anche tutte le casette bianche sul mare, arrivando poi al Silvemore Deserted Village, un posto che emana una strana e nostalgica energia. Si tratta di un villaggio deserto, le cui prime case risalgono al periodo anglo-normanno, quindi al XII secolo a.C. All'inizio del ‘900 questi cottage venivano usati dai local per il booleying, ovvero il soggiorno durante i mesi estivi, dopo di che furono definitivamente abbandonati e diventarono parte del paesaggio montano. È un luogo calmo, pacifico, dove si possono sentire solo il vento e le pecore, ma riesce a trasmettere una parte importante della sofferenza del popolo irlandese, quella della Grande Fame.

Il Lynott’s Pub
Il Lynott’s Pub

Infine, l'ultimo giorno ho camminato fino alle White Cliffs, forse il punto più bello dell'isola di Achill. Per raggiungere le suggestive scogliere bianche ho percorso l'Achill Maritime History Trail, un percorso culturale e storico composto da 14 pannelli informativi situati in vari punti panoramici. Le White Cliffs offrono un panorama davvero unico, con formazioni rocciose chiare che contrastano con il blu dell'oceano e la brughiera circostante, dalle quali si può ammirare la spiaggia di Asham costuita interamente da ciottoli.

Una delle case abbandonate del Slivermore Deserted Village
Una delle case abbandonate del Slivermore Deserted Village

Ma oltre alla natura, quello che più mi è rimasto nel cuore sono le persone di Achill Island. Qui la vita scorre lenta e la gente del posto sembra aver capito qualcosa che noi abitanti delle grandi metropoli probabilmente ignoriamo. Forse il segreto per godersi davvero la vita? Durante i miei cinque giorni sull'isola sono andata qualche sera al pub più vecchio e piccolo di Achill, il Lynott's, dove ho chiacchierato con la gente del posto: tra una Guinness e la musica tradizionale dal vivo, mi è sembrato di trovarmi davvero in un'altra dimensione temporale. La persona che più mi ha colpito è stata sicuramente Shane, l'autista di uno degli autobus che ho preso sull'isola. Shane è nato e cresciuto sull'isola e quando parla del suo posto e della sua gente lo fa con un orgoglio incredibile, lui conosce ogni angolo, ogni sfumatura e dettaglio di Achill e non se ne stanca mai. Dopo che avevo visitato le White Cliffs e mi ero commossa davanti a tanta bellezza, è stato proprio lui a dirmi: "Potrei stare tutto il giorno, tutti i giorni, seduto alla finestra di casa mia a osservare l'oceano senza stancarmi mai. Quanto siamo fortunati".

Una panchina al Slivemore Deserted Village
Una panchina al Slivemore Deserted Village

Forse non esiste una risposta unica, ma ad Achill Island ho imparato che rallentare non è una perdita di tempo, è un modo per ritrovarsi. Tornare a casa, dopo un viaggio così, significa portarsi dentro un silenzio nuovo, più pieno, più consapevole. E, soprattutto, la certezza che partire da soli, ogni tanto, è il modo migliore per non perdersi.

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