Il significato della Mela Reintegrata, l’opera d’arte di Milano finita sull’Instagram di Britney Spears

Ha fatto sorridere negli ultimi giorni il post pubblicato da Britney Spears sul suo profilo Instagram, in cui compare la foto di un uomo dall’identità sconosciuta davanti alla mela di stazione Centrale, accompagnata dalla già iconica scritta "Where the f..k did that apple come from???", ovvero "Da dove c…o viene quella mela???". Britney Spears forse non lo sa, ma quella non è una mela qualunque o l’ultima creazione dell’intelligenza artificiale (sempre più presente), bensì la Mela reintegrata, un’importante opera dell’artista biellese Michelangelo Pistoletto: ecco quali sono la sua origine e il suo significato.

L'origine e il significato della Mela Reintegrata di Michelangelo Pistoletto
Michelangelo Pistoletto, artista, scultore e pittore italiano conosciuto a livello internaziole, concepì la Mela Reintegrata nel 2015 come parte della sua lunga ricerca sul Terzo Paradiso, un progetto che era stato pensato per indagare la riconciliazione tra natura e tecnologia. Creata per Expo Milano 2015, l’opera venne collocata al centro di Piazza del Duomo con una superficie verde e un morso apparentemente ricucito, invitando cittadini e visitatori a riflettere sul rapporto tra ambiente, tecnologia e società attraverso un simbolo semplice, ma allo stesso tempo carico di storia. In questo senso, la Mela rappresenta la natura, la conoscenza e anche in un certo modo il "peccato originale", mentre il morso (che evoca la marca di una nota società informatica) è simbolo da una parte dell'allontanamento dalla vera essenza naturale, dall'altra dell'ingresso nel mondo tecnologico.

Dopo l’evento internazionale, la scultura è stata spostata temporaneamente a Parco Sempione tra estate e autunno del 2015 e infine trovò una collocazione permanente in Piazza Duca d’Aosta, davanti alla Stazione Centrale di Milano, dove è oggi visibile con un rivestimento in calce chiara su una struttura metallica alta circa otto metri e larga sette. In questa posizione la Mela funziona come simbolo urbano del rapporto tra natura e tecnologia, mentre la sua presenza in uno snodo internazionale come stazione Centrale sottolinea l’idea dell’apertura di Milano al mondo e descrive il carattere della grande metropoli.
Chi è Michelangelo Pistoletto e quali sono le sue opere più famose
Considerato uno dei principali esponenti del panorama artistico contemporaneo, Michelangelo Pistoletto, classe 1933, è uno dei protagonisti più importanti della corrente dell’Arte Povera. Non solo è stato capace di reinventarsi a più riprese nel corso degli anni, ma ha anche influenzato diverse generazioni di giovani artisti, grazie al suo impegno sociale molto attivo, e superando i confini tradizionali con opere che uniscono estetica e vita quotidiana, come dimostrano Cittadellarte a Biella, laboratorio dove l'arte si sperimenta attivamente nella vita e il suo progetto più famoso, Il Terzo Paradiso.

Il Terzo Paradiso è un simbolo, individuabile nell’aggiunta di un terzo cerchio a disegno conosciuto, che rappresenta la fusione ideale tra il primo paradiso, ovvero la natura e il secondo paradiso, il mondo artificiale creato dall'uomo, per creare una nuova fase evolutiva dell'umanità: il cosiddetto terzo paradiso in cui natura e tecnologia coesistono in armonia. Una delle rappresentazioni più famose in questo senso è quella dell’infinito situato vicino alle piramidi di Giza, un’installazione costituita da una serie di massi al cui interno si trova una obelisco tronco e specchiante, a significare un collegamento tra passato e presente.

Il passare del tempo e la memoria sono altre due tematiche fondamentali nell’opera di Pistoletto, come si evince dalla famosa opera del 1967 la Venere degli Stracci (distrutta da un incendio a Napoli nel 2023), il cui il contrasto tra il marmo scultoreo della Venere e i colori degli stracci (riferimento al fast fashion) che tiene tra le braccia simboleggiano proprio il passare del tempo, antichità e modernità che si tengono per mano in un certo senso.

Infine, la sua ricerca si è sviluppata fin dagli anni ’60 intorno anche alla relazione tra opera e spettatore, come dimostrano i celebri Quadri specchianti, lastre d’acciaio lucidato su cui immagini e riflessi si sovrappongono e trasformano chi guarda in parte integrante dell’opera; questo tema dello specchio ritorna anche ne L’etrusco, un’opera del 1976 che è la versione in bronzo dorato della statua etrusca dell’Arringatore, in cui Aulo Metello fa oratoria davanti a uno specchio.