Maschere viso con escrementi animali, la dermatologa Ines Mordente: “Attenzione a pratiche dannose virali sui social”

Negli ultimi anni la medicina estetica ha visto un boom di richieste, spesso influenzata dai social media e dalla star. Questi trend, nella maggior parte dei casi non approvati dai principali organi medici, portano alla diffusione di pratiche estreme e anche dannose, oltre che del tutto inusuali. Se lo sperma di salmone non fa miracoli, trend come le maschere per il viso agli escrementi di uccelli, note in Giappone come Uguisu no fun (feci di usignolo), rischiano invece di essere proprio nocive per la pelle. Per questo motivo, la dermatologa Ines Mordente ha sottolineato l'importanza di affidarsi solo a pratiche fidate e sicure, preferibilmente consultando un medico specializzato e restando lontano dai social media.
L’uso di escrementi di uccelli, noto in alcune tradizioni cosmetiche, continua a suscitare curiosità. È una pratica sicura o comporta rischi per la pelle?
Per i trattamenti con gli escrementi di uccelli, come le maschere per il viso, non esiste una base clinica solida comparabile, non siamo di fronte a un trattamento supportato da linee guida dermatologiche moderne, quindi lo ritengo impensabile nonché un rischio per via di potenziale contaminazione batterica. Come dermatologa, non la considero una pratica da raccomandare. Il problema non è solo l’assenza di prove forti di efficacia, ma soprattutto il tema della sicurezza microbiologica. I materiali organici non standardizzati possono essere veicolo di contaminazione; inoltre il contatto con escrementi di uccelli è associato in letteratura e nei documenti di sanità pubblica a esposizione a microrganismi ambientali potenzialmente patogeni. Anche quando il prodotto venga dichiarato "purificato", resta una pratica molto meno controllabile rispetto a cosmetici o medical device formulati secondo standard di sicurezza.
Esiste il rischio che l’utilizzo di ingredienti non formulati in laboratorio possa causare irritazioni, infezioni o danni alla barriera cutanea?
Assolutamente sì. È uno dei punti centrali. Un ingrediente non standardizzato può avere pH non controllato, concentrazioni imprevedibili, impurità, carica microbica o sostanze irritanti. Tutto questo aumenta il rischio di dermatite irritativa, dermatite allergica da contatto, peggioramento di acne o rosacea, microlesioni e compromissione della barriera cutanea. La letteratura sulla sicurezza microbiologica dei cosmetici e i documenti regolatori europei insistono proprio sulla necessità di valutazione sistematica della sicurezza, qualità microbiologica e controllo della formulazione: aspetti che i rimedi "fai da te" o gli ingredienti grezzi non garantiscono.
Accanto a questi rituali più controversi, esistono anche tecniche o ingredienti “insoliti” che invece la dermatologia considera validi?
Sì, ma la differenza è che qui parliamo di opzioni con razionale biologico, standardizzazione e dati clinici, non di idea cosmetica folcloristica. Un esempio è proprio l’uso medico-estetico di polinucleotidi/PDRN, che può avere senso in mani esperte e in setting appropriati, pur con i limiti dell’evidenza attuale. Altri esempi di ingredienti percepiti come “strani” ma dermatologicamente sensati sono l’urea, molto utile come idratante e cheratolitico, o il red light in alcuni contesti, che l’AAD considera promettente ma da usare con aspettative realistiche e preferibilmente su consiglio specialistico. La regola è semplice: non conta quanto un ingrediente sia curioso, conta come è formulato, studiato e per quale indicazione viene usato.
In un panorama sempre più influenzato dai social e dalle tendenze, quali strumenti ci sono oggi per distinguere tra un trattamento efficace e uno potenzialmente dannoso?
Il paziente dovrebbe farsi quattro domande molto concrete. Primo: esistono studi clinici credibili o è solo marketing? Secondo: il prodotto è standardizzato e valutato per sicurezza microbiologica e tollerabilità? Terzo: è adatto al mio tipo di pelle o alla mia patologia, per esempio acne, rosacea, melasma, dermatite atopica? Quarto: la promessa è realistica o parla di risultati “miracolosi” e immediati? In caso di dubbio, il riferimento resta il dermatologo: oggi è importante educare i pazienti a non confondere viralità con evidenza. È esattamente il messaggio che anche l’AAD ribadisce rispetto ai trend skincare: meglio una consulenza personalizzata che sperimentare pratiche potenzialmente dannose solo perché popolari online.