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Il legame tra cibo e sesso, lo psicologo Catarinella: “Attivano le stesse aree cerebrali e rilasciano dopamina”

Cibo e sessualità condividono radici biologiche ed emotive, attivando gli stessi circuiti del piacere. Il sessuologo Catarinella spiega come il loro intreccio, sensoriale e ludico, possa anche aiutare a rafforzare il legame di coppia.
Intervista a Dott. Antonio Catarinella
Psicologo, psicoterapeuta e sessuologo specialista in psicologia clinica e consulente delle identità sessuali.
A cura di Elisa Capitani
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Cibo e sessualità sono da sempre intrecciati nell’immaginario collettivo, tra simbolismi di piacere, trasgressione e intimità. Ma questo legame non è solo culturale: affonda infatti le radici nella nostra biologia e nei meccanismi più profondi del cervello. Dall’uso del cibo nel gioco erotico fino al ruolo del consenso e della comunicazione nella coppia, abbiamo approfondito il tema con lo psicologo, psicoterapeuta e sessuologo specialista in psicologia clinica e consulente delle identità sessuali, Antonio Catarinella.

Cibo e sesso sono spesso associati: dal punto di vista psicologico, perché queste due dimensioni risultano così legate?

Sono due dimensioni che condividono radici profonde nella nostra esperienza, sia biologica sia emotiva. Si tratta di forme di piacere primario, legate ai bisogni fisiologici: il cibo è connesso alla sopravvivenza, mentre il sesso al piacere, al legame e alla riproduzione. Entrambe attivano sistemi di gratificazione che producono benessere e coinvolgono anche una dimensione sociale. Pensiamo al cibo come momento di convivialità e condivisione, così come il sesso può favorire connessione e vicinanza emotiva. Per questo possono intrecciarsi facilmente, diventando simboli di piacere, intimità e anche trasgressione.

A livello cerebrale condividono gli stessi meccanismi? E quanto conta il coinvolgimento dei sensi?

Le neuroscienze mostrano che cibo e sesso attivano reti cerebrali comuni, in particolare il sistema limbico, legato alle emozioni, e il nucleo accumbens, che è centrale nei circuiti della motivazione e del piacere. Entrambe le esperienze stimolano il rilascio di dopamina, che rafforza la ricerca del piacere, e di ossitocina, che favorisce il legame affettivo. Un aspetto centrale è il coinvolgimento multisensoriale: gusto, olfatto, tatto, vista e anche udito contribuiscono a rendere l’esperienza più intensa e immersiva. L’olfatto, per esempio, può evocare ricordi ed emozioni, mentre il tatto aumenta l’eccitazione e la sensibilità erotica. In questo senso il cibo può diventare uno strumento per amplificare la dimensione sensoriale della sessualità.

L’uso del cibo nei giochi sessuali è spesso visto come trasgressivo: è davvero così o può essere considerato qualcosa di naturale?

Entrambe le letture sono valide e dipendono dal contesto e dal significato che attribuiamo all’esperienza. Può essere percepito come trasgressivo perché mette in discussione norme culturali legate al corpo e alla “pulizia”, oppure come qualcosa di non convenzionale. Allo stesso tempo può rappresentare una naturale estensione della sensualità: amplifica il piacere sensoriale, introduce un elemento ludico e favorisce l’intimità. La differenza la fa sempre il consenso e il grado di sicurezza tra i partner: ciò che per qualcuno è trasgressione, per altri può essere semplicemente un modo spontaneo di esplorare il piacere e la vicinanza.

Cosa distingue un’esperienza vissuta in modo positivo da dinamiche più complesse, legate a controllo o potere?

La differenza sta nel significato simbolico e nella consapevolezza. Per alcune persone l’uso del cibo nella sessualità è un gioco, un modo creativo per sperimentare e introdurre novità senza implicazioni emotive profonde. Per altre, invece, può attivare dinamiche più intense. Il gesto di nutrire o essere nutriti, per esempio, può richiamare vissuti legati alla fiducia, all’abbandono o al controllo, collegati anche a esperienze passate. Nessuna di queste modalità è giusta o sbagliata in assoluto: ciò che conta è la consapevolezza, il consenso e la capacità di comunicare. Le diverse dimensioni possono anche coesistere senza essere in contraddizione.

Queste pratiche possono aiutare a riaccendere il desiderio in una coppia segnata dalla routine?

Sì, ma è importante non considerarle come soluzioni immediate; sono piuttosto opportunità per le coppie di reinventarsi. L’introduzione di elementi nuovi, come il gioco o la sperimentazione sensoriale, rompe la routine e stimola il desiderio, perché la novità è un fattore chiave nell’eccitazione. Non è il gesto in sé a fare la differenza, ma l’interazione tra gioco, coinvolgimento emotivo e sensoriale. Questo permette di riscoprire la complicità e rafforzare il legame, sia sul piano affettivo che sessuale.

Ci sono limiti psicologici o relazionali da tenere presenti?

Più che limiti, parlerei di elementi da considerare con attenzione. La comunicazione è fondamentale, così come la capacità di negoziare desideri, ruoli e confini. È importante prestare attenzione a eventuali disagi o conflitti che possono emergere. Se gestite con cura, queste esperienze possono essere arricchenti; se trascurate, rischiano di creare incomprensioni. Le parole chiave restano sempre consapevolezza e comunicazione: sono la base per vivere la sessualità, anche quando si integra con il cibo, in modo sano e soddisfacente.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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