Dermatite atopica e psoriasi peggiorano in primavera, il medico Mercuri: “Lavarsi troppo aumenta l’irritazione”

Siamo entrati ormai nella primavera: le giornate si allungano, le temperature si alzano e le persone vogliono viaggiare e stare all'aperto. Tuttavia, la primavera non porta solo il sole. È il momento delle allergie, dei cambi stagionali che impattano il nostro corpo e, in questo contesto, alcune patologie possono peggiorare o addirittura acutizzarsi. In particolare, è stato appurato che alcune malattie della pelle, come la dermatite atopica o la psoriasi, hanno una particolare suscettibilità. Ne abbiamo parlato con Santo Raffaele Mercuri, primario in Dermatologia all'IRCCS Ospedale San Raffaele, che ci ha spiegato come lo stress, il clima e il cambio della routine quotidiana causino il peggioramento dei problemi cutanei e anche come prevenire i danni.
Con il cambio di stagione molte persone riferiscono un peggioramento dei sintomi di patologie della pelle: esiste davvero un legame tra stagioni e riacutizzazione di alcune patologie dermatologiche?
Sì, il legame esiste, anche se non è identico per tutti e non riguarda allo stesso modo tutte le malattie cutanee. Le evidenze più solide riguardano soprattutto dermatite atopica e psoriasi: la dermatite atopica tende ad avere un carico maggiore nei mesi freddi e a inizio primavera ed è sensibile alla secchezza ambientale, mentre per la psoriasi una parte importante dei pazienti peggiora in inverno e migliora in estate, pur con una quota non trascurabile di persone che non mostra una vera stagionalità. L’acne è invece più variabile: alcuni pazienti riferiscono un peggioramento in inverno, altri in estate, quindi più che di una regola assoluta conviene parlare di suscettibilità individuale su base climatica, comportamentale e biologica. Su di essa, infatti, incidono insieme sebo, sudorazione, occlusione, detergenza e aderenza alle terapie. La dermatite seborroica invece mostra spesso un andamento stagionale, con peggioramento in inverno in molti studi, mentre la rosacea è notoriamente reattiva agli sbalzi termici e ai cambi rapidi di temperatura.
In che modo fattori ambientali come sbalzi di temperatura, umidità e vento influenzano la barriera cutanea?
La barriera cutanea funziona come un sistema di protezione che limita la perdita d’acqua e difende da irritanti, allergeni e microrganismi. Quando l’aria è fredda e secca, aumenta la perdita d’acqua transepidermica, cioè la TEWL, un parametro usato proprio per valutare la funzione barriera: la cute si disidrata più facilmente, diventa più fragile, tira, brucia, si screpola e tollera peggio detergenti, sfregamento e farmaci topici. Anche le docce troppo calde e prolungate possono peggiorare questo quadro, perché aumentano ulteriormente l’alterazione della barriera. Il vento, in questo contesto, agisce spesso come fattore aggravante fisico su una pelle già resa più vulnerabile da freddo e bassa umidità.
Il passaggio da una stagione all’altra può alterare l’equilibrio del microbiota della pelle?
Sì, è plausibile, e oggi abbiamo dati che lo supportano, anche se siamo ancora in una fase di conoscenza in evoluzione. In uno studio di un anno sul microbiota del viso è stata osservata una variazione stagionale significativa della composizione microbica, pur mantenendosi una "firma" individuale abbastanza stabile. Nello stesso lavoro, alcuni generi batterici, in particolare Cutibacterium, hanno mostrato oscillazioni stagionali associate a parametri della barriera come la TEWL, suggerendo che clima, barriera cutanea e microbiota si influenzino reciprocamente. Detto questo, il microbiota non è ancora un parametro che usiamo routinariamente per guidare la gestione clinica del comune “cambio di stagione”, ma è sempre più chiaro che faccia parte del problema, e potenzialmente anche della soluzione.
C’è una differenza tra gli effetti del cambio stagione in inverno-primavera rispetto a estate-autunno?
In generale sì, ma più che due blocchi rigidi esistono pattern diversi. Nel passaggio inverno-primavera pesano molto il danno cumulativo del freddo, la bassa umidità, il riscaldamento indoor e i rapidi sbalzi termici: per questo in molti pazienti dermatite atopica e secchezza cutanea restano attive o peggiorano proprio tra fine inverno e inizio primavera. Nel passaggio estate-autunno, invece, possono emergere problemi diversi: dopo mesi di caldo, sudore, sole, salsedine, cloro e maggiore uso di cosmetici o filtri solari, alcune pelli sensibili arrivano all’autunno già irritate; poi, con il ritorno di aria più secca e vento, possono riaccendersi eczema, dermatite seborroica e rossore reattivo. Anche per la psoriasi il classico miglioramento estivo non è universale, ma resta frequente in una quota rilevante di pazienti.
Quanto incidono fattori indiretti come stress, alimentazione e variazioni della routine quotidiana in questo periodo?
Questi fattori incidono molto, spesso più di quanto il paziente immagini. Lo stress può sia essere conseguenza della malattia cutanea sia favorirne il peggioramento, attraverso meccanismi neuro-immuno-endocrini che interessano dermatite atopica, psoriasi e acne; inoltre, il prurito e le riacutizzazioni disturbano il sonno, e il sonno scarso a sua volta peggiora la percezione dei sintomi e l’infiammazione. Anche la routine conta: docce più calde, detergenza più frequente o più aggressiva, cambi di cosmetici, minore aderenza alle terapie, attività all’aperto o in ambienti molto riscaldati possono fare la differenza. Sull’alimentazione bisogna evitare semplificazioni: per l’acne le linee guida non supportano ancora una dieta “curativa” standard, anche se la letteratura collega pattern occidentali ad alto indice glicemico e latticini a un possibile peggioramento in alcuni soggetti, mentre una maggiore aderenza alla dieta mediterranea è stata associata a forme meno severe; nella psoriasi la dieta mediterranea e il controllo del peso sono ragionevoli come supporto; nella dermatite atopica, invece, le diete di esclusione hanno senso solo quando esiste una vera allergia o un trigger alimentare documentato, non in modo empirico.
È possibile prevenire le riacutizzazioni con una skincare mirata? Quali accorgimenti consiglia ai pazienti?
Sì, in molti casi una skincare mirata riduce davvero il rischio di riacutizzazione, ma deve essere semplice, costante e adattata alla patologia. Nella dermatite atopica la terapia di base con emollienti è considerata un cardine del trattamento, quando indicato, si associa una strategia “proattiva”, cioè un anti-infiammatorio topico sulle sedi abitualmente colpite anche dopo il controllo del flare, insieme all’uso quotidiano e generoso di emollienti. In pratica consiglio detergenza non aggressiva, docce brevi e tiepide, applicazione dell’emolliente subito dopo la doccia su pelle ancora leggermente umida, evitamento di prodotti profumati o molto schiumogeni. Nei pazienti con acne la routine deve includere un detergente delicato a pH fisiologico o leggermente acido, creme e filtri solari non comedogeni ed evitare prodotti oleosi; nella psoriasi è utile mantenere una detersione delicata e un’idratazione regolare per ridurre secchezza e desquamazione.
Quando un peggioramento dei sintomi deve spingere a consultare un dermatologo e non essere considerato un semplice disturbo passeggero?
Bisogna rivolgersi al dermatologo quando il peggioramento non rientra in pochi giorni con le normali misure di barriera, quando il prurito o il dolore disturbano sonno e vita quotidiana, quando compaiono fissurazioni, essudazione, croste, bruciore importante o un’estensione rapida delle lesioni, oppure quando sono coinvolti volto, palpebre, mani, genitali o grandi superfici corporee. Nell’acne è opportuno non aspettare se compaiono noduli, cisti, cicatrici, importante disagio psicologico o mancata risposta ai trattamenti standard; esistono inoltre forme come acne fulminans che richiedono una valutazione urgente. Nella psoriasi meritano attenzione tempestiva il sospetto di artrite psoriasica, cioè dolore o rigidità articolare, dita gonfie, dolore ai talloni, e soprattutto forme molto estese, eritrodermiche o pustolose, che possono essere gravi. Nella dermatite atopica, infine, un eczema rapidamente peggiorato, doloroso, con febbre, erosioni “a stampo” o vescicole deve far pensare anche a complicanze infettive come ad esempio eczema herpeticum, che richiede una valutazione immediata.