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Allergie primaverili, il medico Schroeder: “Le sigarette elettroniche facilitano ingresso allergeni e infiammano”

Non tutti forse sanno che esiste una correlazione tra alcune allergie primaverili, come quella ai pollini, e altre alimentari: l’allergologo Schroeder spiega a Fanpage.it il legame che unisce queste patologie e il ruolo importante della prevenzione.
Intervista a Dott. Jan Walter Schroeder
Responsabile Allergologia all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.
A cura di Elisa Capitani
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Con l’arrivo della primavera tornano anche le allergie stagionali, un disturbo sempre più diffuso che incide sulla qualità della vita di milioni di persone. Tra pollini, cambiamento climatico e aumento dei casi negli ultimi anni, il fenomeno appare oggi più complesso e prolungato rispetto al passato. Ma si possono davvero prevenire le allergie primaverili? E quali sono i rimedi più efficaci per gestirle? Ne abbiamo parlato con Jan Walter Schroeder, responsabile Allergologia all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, per fare chiarezza su cause, sintomi e strategie di trattamento.

Quali sono oggi le forme più diffuse di allergie primaverili e da cosa sono causate principalmente?

Le forme più diffuse sono le allergie ai pollini, in particolare alle graminacee. In Italia rappresentano ancora l’allergene più comune e proprio in questo periodo inizia l’impollinazione delle erbe dei prati. Anche se esistono molte specie diverse, la maggior parte contengono allergeni simili che provocano le stesse reazioni. I sintomi principali sono rinite, starnuti, prurito al naso, secrezioni e ostruzione nasale, a volte con riduzione dell’olfatto. Possono comparire anche congiuntivite e, nei casi più importanti, asma allergico.

Ci sono differenze territoriali nella diffusione delle allergie?

Sì, assolutamente. Ad esempio, la parietaria è molto diffusa in Liguria e nel Sud Italia: si tratta di una pianta che cresce sui muri e nelle crepe e ha un elevato potere allergizzante. In Lombardia è meno presente, mentre al Sud provoca sintomi più prolungati, anche per via delle temperature più alte che allungano il periodo di impollinazione.

Negli ultimi anni si parla molto del legame tra cambiamento climatico e allergie. Esiste davvero?

Sì, è assolutamente così. Il cambiamento climatico è un fattore molto importante. Inverni più miti fanno sì che le piante fioriscano prima e più a lungo: oggi vediamo pollini già prima di Natale. Le stagioni allergiche iniziano prima e finiscono dopo, quindi il periodo di esposizione si allunga anche oltre i tre mesi. Inoltre aumenta anche la quantità di pollini e la loro potenza, anche a causa dell’anidride carbonica, che rende gli allergeni più aggressivi. Anche l’inquinamento atmosferico ha un ruolo importante. Smog, fumo attivo e passivo, e persino le sigarette elettroniche alterano le mucose respiratorie, facilitando l’ingresso degli allergeni e favorendo l’infiammazione.

È possibile prevenire le allergie primaverili o almeno ridurne l’intensità?

La strategia più efficace è sicuramente l’immunoterapia specifica, spesso chiamata impropriamente vaccino. Consiste nella somministrazione dell’allergene a piccole dosi, ma va iniziata prima della stagione, ad esempio a gennaio per le graminacee ed è inoltre necessario fare prima una visita allergologica con test specifici. Questa terapia è quella che offre i risultati migliori e con pochi effetti collaterali.

Ci sono anche accorgimenti pratici nella vita quotidiana?

Sì, anche se non sempre sono facili da seguire. Ridurre l’esposizione ai pollini è utile, ma significa limitare il tempo all’aperto proprio in primavera. Si possono usare mascherine o evitare le ore di maggiore concentrazione di pollini, ma chiaramente questo incide sulla qualità della vita.

Quali sono i rimedi più efficaci per gestire i sintomi?

Quando i sintomi sono già presenti si utilizzano farmaci sintomatici come antistaminici, spray nasali a base di cortisone e colliri. Questi farmaci possono essere assunti al bisogno oppure per periodi continuativi di alcune settimane e servono a controllare i sintomi, ma non risolvono la causa dell’allergia.

Le allergie stanno aumentando anche nei bambini. A cosa devono prestare attenzione i genitori?

Molti bambini allergici hanno anche una storia di dermatite atopica e quindi spesso presentano prurito cutaneo già nei primi anni di vita. I segnali da osservare sono irritabilità, stanchezza, prurito agli occhi e naso che cola. Questi sintomi possono indicare l’inizio di una rinite allergica e, in alcuni casi, evolvere in asma. C'è inoltre anche l'esofagite eosinofila nei bambini, ma anche nei giovani adulti. Quindi la difficoltà a deglutire, la disfagia: quando masticano tanto non è sempre perché il bambino è capriccioso, ma può essere effettivamente un segno di una di un'infiammazione a livello dell'esofago. La prevenzione è sempre la cosa più importante anche per i bambini, perché facendo l’immunoterapia specifica si riesce anche a ridimensionare la situazione già precocemente, noi lo iniziamo infatti anche nei bambini dai 6 anni in avanti.

Esiste una predisposizione alle allergie?

Sì, la familiarità è molto importante: se entrambi i genitori sono allergici, è molto probabile che lo sia anche il bambino, con una probabilità di circa il 60%. Inoltre, oggi circa il 30% della popolazione è allergico ed è una delle patologie croniche con il maggiore aumento negli ultimi 15 anni.

Ci sono correlazioni tra allergie ai pollini e alimentazione?

Sì assolutamente, esiste la cosiddetta sindrome orale allergica, che interessa circa il 15% dei soggetti allergici. Alcune persone allergiche ai pollini, ad esempio alla betulla, possono sviluppare reazioni a frutti come mela, pesca, ciliegia o prugna. Condividono infatti lo stesso allergene, che è praticamente una piccola proteina presente nel polline: quindi se si è allergici a questa, esiste una possibilità di esserlo anche alla frutta elencata. Si manifesta con prurito alle labbra e alla bocca dopo aver mangiato questi alimenti. In genere sono forme lievi, ma esistono anche allergie alimentari più gravi che possono portare a reazioni importanti.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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